La difesa di Snam: “Il rigassificatore è sicuro, non c’è impatto per il paesaggio o l’ambiente” | Intervista
Dall’ambiente alla sicurezza, passando per gli impatti sul territorio. Elio Ruggeri, amministratore delegato della società Snam Fsru Italia risponde ai dubbi emersi sul progetto del rigassificatore di Vado
di Alberto Quarati
Elio Ruggeri, amministratore delegato di Snam Fsru Italia
Genova – Dall’ambiente alla sicurezza, passando per gli impatti sul territorio. Elio Ruggeri, amministratore delegato Snam Fsru Italia risponde ai dubbi emersi sul progetto del rigassificatore di Vado.
Perché i rigassificatori?
“Snam per rispondere a una crisi energetica ancora in corso e su richiesta del governo, lo scorso anno ha acquistato due unità galleggianti di stoccaggio e rigassificazione, acronimo Fsru, la “Golar Tundra” e la “Bw Singapore”. La “Golar Tundra” oggi è a Piombino, opera da luglio, e ha ottenuto l’autorizzazione a stare lì per tre anni. Per questo motivo abbiamo dovuto individuare un nuovo sito e presentare in anticipo un progetto di ricollocazione. Ad oggi c’è tutto il tempo per un dibattito tecnico approfondito”.
Perché proprio Vado?
“I rigassificatori vanno collocati nel Centro-Nord Italia, perché qui sono concentrati i maggiori consumi. La capacità della rete che porta il gas da Sud a Nord è satura, e per questo motivo è stato avviato un progetto di ampliamento, la Linea Adriatica. Tra i siti esaminati l’ultimo anno, solo Vado ha tutte le condizioni necessarie: ormeggio con condizioni meteomarine che garantiscono un esercizio continuativo e la vicinanza alla rete nazionale del gas”.
E l’ipotesi Multedo?
“A Genova non ci sono né spazi per l’ormeggio, né possibilità di realizzare un gasdotto che metta in rete fino a 5 miliardi di metri cubi l’anno di gas”.
Quali i rischi ambientali? C’è l’area marina protetta.
“Un rigassificatore non fa altro che riscaldare il gas naturale, scaricato da un’altra nave in forma liquida a -163 gradi, per trasformarlo da stato liquido a gassoso. Non ci sono lavorazioni chimiche o modifiche della materia, solo scambio di calore. Il mezzo di riscaldamento è l’acqua di mare, che prelevata dall’impianto cede il calore e poi viene restituita all’ambiente marino a una temperatura che è al massimo di 7 gradi sotto quella di prelievo, e con una concentrazione di cloro libero molto sotto le 0,2 parti su un milione, limite di legge. Abbiamo già condotto simulazioni su come si disperde: come dimostrato anche a Piombino e Ravenna, l’acqua torna alle condizioni originarie nell’arco di poche decine di metri dall’emissione, quindi con effetti nulli. La “Tundra” è già stata sottoposta a scrutinio ambientale a Piombino, ma il progetto di Vado prevede un’ulteriore procedura di Via nazionale per dare le più ampie garanzie degli impatti sul territorio. In tutto, il progetto va approvato da 60 enti”.
Quali impatti su flora e fauna marina?
“Nulli, non congeliamo o avveleniamo né pesci né alghe”.
E la sicurezza?
“L’industria del Gnl esiste dal 1950, gli impianti attivi sono circa 180, 45 sono galleggianti, di cui molti in porti o lungo linee di costa, e ci sono 700 navi nel mondo che portano gas. Mai registrati incidenti a persone o cose”.
Questo non basta.
“Certo. Per legge l’impianto è considerato a rischio incidente rilevante e quindi è sottoposto a normativa Seveso: viene condotta un’analisi sulla sicurezza, poi sottoposta nel corso dell’iter autorizzativo al Comitato tecnico regionale. L’area di incidenza degli ipotetici rischi rilevanti è contenuta entro l’area cosiddetta Charlie, zona già interdetta perché destinata a soste di merci pericolose”.
Quali le interferenze con le altre attività portuali?
“Sul piano delle prescrizioni non dovrebbe cambiare nulla, già oggi la zona Charlie, raggio 700 metri, ha limitazioni alla circolazione, proprio perché punto di ormeggio per le petroliere, senza che questo abbia mai pregiudicato il traffico delle altre navi in rada”.
Allora perché intorno al rigassificatore di Livorno c’è una zona interdetta di oltre 2 chilometri?
“Costruito nel 2013, è stato il primo impianto galleggiante al mondo: poi ne sono arrivati altri 43. Di conseguenza le prescrizioni della Capitaneria furono estremamente prudenziali. Dopo che si è cominciato a realizzare questi impianti nei porti, le aree interdette si sono ridotte. A Piombino la “Golar Tundra” ha un’area interdetta di 300 metri, e un cantiere navale vicino che opera senza problemi”.
Quanto sarà distante dalla costa? Quali impatti visivi?
“La distanza dalla costa, da Vado o Savona, è circa 3,5 chilometri. Dalla linea di galleggiamento al punto più alto, la nave scarica è alta circa 40 metri, lunga 292 e larga 43. Una grande nave da crociera è alta oltre 70, lunga 300, larga circa 40: sarà come avere una delle tante navi abitualmente ormeggiate in rada a Vado”.
E in caso di incendio?
“Il gas è diviso in quattro serbatoi con doppia protezione e doppio contenimento. Il gas non può oltrepassare queste protezioni e in ogni caso una volta a contatto con l’atmosfera evapora disperdendosi. L’esplosione è un’ipotesi altamente remota che non si è mai verificata, gli allarmi sono dunque ingiustificati. Lo dicono i risultati dalle analisi del rischio già effettuate per i rigassificatori oggi operativi”.
Quali i possibili incidenti?
“A essere prese in considerazione sono casi come, ad esempio, ipotetiche rotture delle manichette, del braccio di carico, una collisione di una nave in manovra. L’area di sicurezza imposta riflette le conseguenze di queste ipotesi. Il piano di sicurezza è minuzioso, perché in pratica prende in considerazione fino all’incidente che potrebbe verificarsi una volta ogni milione di anni, un meteorite che colpisce la Terra, per capirci. A tutto questo si aggiungerà il pattugliamento dell’area se prescritto, e poi controllo radar e il monitoraggio costante”.
Quali i danni all’economia?
“Al contrario. Fsru se ne trovano in Croazia, Germania, a Barcellona. Poi c’e’ l’impianto di Panigaglia... nessuna di queste attività ha pregiudicato il turismo. Semmai può portare occupazione: sulla nave a rotazione operano 60-70 persone, più l’indotto in termini di forniture e assistenza che può comportare un impianto così”.
Se esplode una tubatura sott’acqua?
“Monitoriamo 30 mila chilometri di tubature in Italia. Un’eventuale fuoriuscita è immediatamente gestita”.
E se viene un uragano mai visto prima a Vado?
“La nave è ancorata con un sistema a torretta, nel caso più estremo può sganciarsi e muoversi in autonomia ed e’ comunque in grado di operare in condizioni estreme, come quelle dei mari del Nord”.
L’agricoltura? Scaverete ed esproprierete.
“Non è proprio così. Snam nella pratica conclude accordi bonari coi proprietari dei terreni, che vengono restituiti effettuato l’intervento, con l’unica prescrizione di non realizzare edifici chiusi a 20 metri di distanza sui lati della tubazione. I tracciati sono fatti in modo da non impattare costruzioni esistenti. Non esisterà mai il caso, per intenderci, in cui si demolisce un edificio perché lì deve passare il gasdotto”.
Quanto tempo starà il rigassificatore a Vado?
“Abbiamo fatto domanda per 17 anni, il tempo di vita previsto dal governo per un’iniziativa industriale di questo genere: 20 anni meno i tre trascorsi a Piombino”.
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