Molestie sulla “Grecale”: incubo per 4 marinaie

La Spezia - «Mi toccava il sedere mentre lavoravo in cucina,si appoggiava anche con le sue parti intime. In alcune occasioni mi sculacciava utilizzando un cucchiaio di legno. Un giorno sono scappata, non ce la facevo più».

di Tiziano Ivani

La Spezia - «Mi toccava il sedere mentre lavoravo in cucina, si appoggiava anche con le sue parti intime. In alcune occasioni mi sculacciava utilizzando un cucchiaio di legno. Un giorno sono scappata, non ce la facevo più. Mi sono diretta verso la poppetta della nave, ma facendo le scale l’ho visto, ho visto Andrea Moras, sottocapo di prima classe, che mi aspettava. Mi sono accucciata in un angolo per evitarlo, ma lui mi s’è presentato davanti e mi ha detto che non avrei potuto sfuggirgli perché conosceva la nave meglio di me». La ragazza ha poco più di 20 anni e gli occhi gonfi per le lacrime, parla con un filo di voce.

È una delle quattro donne, tutte giovanissime, rimaste vittime di abusi a bordo della “Grecale”, la fregata varata nel 1981 nel levante ligure, ai cantieri del Muggiano. Ieri, nel tribunale della Spezia, è entrato nel vivo il processo che vede due militari accusati di violenza sessuale, si tratta per l’appunto di Andrea Moras, 36 anni, nato a Velletri, e Giovanni Lapi, di 37, originario di Aversa. Secondo il pubblico ministero Claudia Merlino sarebbero stati loro a prendere di mira un gruppetto di marinaie. La vita sulla nave militare sarebbe stata un inferno. «Io venivo sottoposta a molestie quasi ogni giorno – ha affermato una delle ragazze sentite ieri in aula – ero di servizio in cambusa, però, spesso dovevo salire in cucina dove si trovavano Lapi e Moras, che erano i cuochi della Grecale. Ho subito anche ingiurie e rutti in faccia, non vedevo l’ora di andarmene. È accaduto perfino che ci mettessero le mani addosso davanti ad altri militari». L’inchiesta era nata da una segnalazione fatta dal comandante della fregata alla Procura di Verona.

Le giovani non avevano mai presentato denunce, «avremmo subito ritorsioni, non potevamo prevedere le conseguenze», però quando erano state ascoltate dai carabinieri spezzini si erano sfogate, raccontando mesi di abusi, ingiurie e atti di nonnismo.

Ieri non solo hanno confermato quelle dichiarazioni ma hanno aggiunto particolari, facendo rivivere alle persone presenti in aula il clima di terrore che si era creato sulla nave. Alcune di loro oggi si sono congedate, non potevano mai stare tranquille perché poteva accadere che all’improvviso si spegnessero le luci e dovessero subire abusi. E non serviva a nulla urlare o chiedere aiuto. «Durante l’orario di mensa, Lapi era solito posizionarsi davanti alla macchina affettatrice della carne in quanto, essendovi poco spazio, – ha dichiarato una delle ragazze – ero costretta a sfiorarlo con il sedere all’altezza delle sue parti intime».

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