Anche Kawasaki Heavy Industries scommette sull’idrogeno

Secondo Nikkei, il portafoglio ordini di Kawasaki ha registrato quest’anno una crescita del 22%, con un valore corrente di quasi un miliardo di dollari

di Elisa Gosti

Genova – L’idrogeno si conferma una delle soluzioni più acclamate per la transizione “green” dello shipping. Sono molte le aziende a livello internazionale che hanno deciso di focalizzarsi sullo sviluppo di questa nuova tipologia di carburante. Tra queste troviamo anche la giapponese Kawasaki Heavy Industries. Kawasaki sta pianificando di specializzarsi, dedicando risorse della ricerca scientifica, proprio sull’applicazione dell’idrogeno nello shipping, spostando tutte le lavorazioni relative allo sviluppo di unità Lpg (liquified petroleum gas) in Cina. L’obiettivo primario è quello di diminuire i costi relativi alla realizzazione delle cosiddette “parti basiche” del processo di costruzione navale e focalizzarsi su un mercato emergente, quindi con forti potenzialità di sviluppo nel breve e medio periodo, come quello dell’idrogeno: in questo contesto il colosso giapponese sta progettando di spostare i lavori in un cantiere “joint-venture” in Cina. Gli sforzi sono finalizzati a migliorare la posizione del costruttore navale e i livelli produttivi del cantiere, con particolare riferimento all’attività standard dedicata alla produzione di petroliere. Nello stesso tempo, si vuole consentire al cantiere in Giappone di rilocalizzare i nuovi segmenti produttivi in aree dove esiste un vantaggio competitivo.

Secondo i report messi a punto da Nikkei Asia, Kawasaki starebbe appunto pianificando di ricollocare strategicamente la realizzazione dei componenti di costruzione strutturale per lo scafo delle petroliere destinate all’Lpg (Liquefied petroleum gas) dal cantiere di Sakaide, nel Giappone occidentale, verso il cantiere nato in joint-venture tra Nantong Cosco Khi Ship Emgineering (Nacks) in partnership con Cosco Group, facente capo allo stato cinese. Gli scafi e gli elementi strutturali dei gas carrier verranno, quindi, prodotti in Cina consentendo alla Kawasaki di abbattere i costi di produzione e di migliorare i profitti relativi alle nuove costruzioni. Gli scafi saranno poi trasferiti alla Sakaide Works, dove i motori costruiti dalla Kawasaki verranno installati prima di completare l’intera operazione di outfitting. Allo stato attuale, Kawasaki detiene ordini per ben sette petroliere Lpg, la cui consegna è prevista entro i prossimi due anni. Nikkei riporta che il piano strategico consiste nel realizzare entro la fine di questo decennio la transizione dei lavori futuri verso il cantiere Nacks.

I cantieri navali giapponesi stanno lottando duramente per restare sulla cresta dell’onda, anche in considerazione della rapida crescita della concorrenza, sia in Cina sia in Corea del Sud. I costruttori navali di questi ultimi due paesi, nell’ultimo periodo, hanno ricevuto circa l’80% dei nuovi ordini mondiali mentre il Giappone rappresenta solamente il 10% dei volumi di ordini navali globali. Secondo Nikkei, il portafoglio ordini di Kawasaki ha registrato quest’anno una crescita del 22%, con un valore corrente di quasi un miliardo di dollari. Kawasaki costruisce navi presso il suo cantiere Kobe da oltre 135 anni: si tratta di diverse tipologie di unità che spaziano dalle petroliere alle navi container e bulk carrier. Il cantiere Sakaide è stato lanciato nel 1967 per specializzarsi nella realizzazione di grandi unità. Recentemente lo stesso cantiere si è occupato della costruzione e della realizzazione di navi Lng e Lpg e di altre grandi navi. “Nacks” nasce come una joint-venture tra Kawasaki Heavy Industries e China Ocean Shipping (Group) Company, anche conosciuta come Cosco, nel dicembre 1995: una realtà destinata a diventare leader in Cina. Negli ultimi anni Kawasaki ha deciso di concentrare le proprie risorse di ricerca e sviluppo sull’approfondimento dell’utilizzo dell’idrogeno come carburante, un mercato emergente nel settore. Lo scorso maggio il governo giapponese ha annunciato che avrebbe messo a disposizione un fondo del valore di 3 miliardi di dollari per sostenere lo sviluppo di una filiera produttiva e distributiva dedicata all’idrogeno.

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