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Operaio morì a causa dell’amianto: «Fincantieri paghi maxi-risarcimento»

Il Tribunale di Genova ha condannato Fincantieri a risarcire con 695 mila euro la vedova e il figlio di un operaio morto nel luglio 2018 di mesotelioma peritoneale, per esposizione ad amianto nello stabilimento di Riva Trigoso

A. Col.
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Genova - Il Tribunale di Genova ha condannato Fincantieri a risarcire con 695 mila euro la vedova e il figlio di un operaio morto nel luglio 2018 di mesotelioma peritoneale, per esposizione ad amianto nello stabilimento di Riva Trigoso. Lo comunica l’Osservatorio nazionale amianto (Ona), che ha seguito direttamente la causa giudiziaria con l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio e legale della famiglia dell’operaio genovese. Il dispositivo della sentenza di primo grado, emessa dalla sezione Lavoro del tribunale di Genova, è stato pubblicato il 21 gennaio, ma le motivazioni della decisione non sono ancora state pubblicate. L’Osservatorio ricorda, però, che l’uomo, deceduto a 71 anni, aveva lavorato tutta la vita, fino alla pensione, con la stessa società, come tubista e poi gruista, «occupandosi di smerigliatura, taglio, smusso dei tubi coibentati con materiali in amianto, o contenenti la fibra killer, senza tute di protezione monouso o mascherine con il grado di protezione P3, e senza essere stato informato della pericolosità del materiale che ogni giorno utilizzava nei cantieri navali Fincantieri».

Nel gennaio 2018 l’operaio era stato sottoposto a esami all’ospedale di Sestri Levante e gli era stato diagnosticato il mesotelioma per il quale l’uomo era morto sei mesi dopo, il 7 luglio 2018, e l’Inail aveva già riconosciuto la natura professionale della patologia prima che l’uomo morisse. «La Fincantieri spa e prima la Cantieri Navali del Tirreno e Riuniti, informati dal loro corpo medico della lesività dell’amianto, ne hanno continuato l’uso fino all’entrata in vigore della legge 257 del 1992 - sottolinea l’avvocato Bonanni - Le esposizioni nel cantiere di Riva Trigoso sono proseguite anche nei periodi successivi. Se il datore di lavoro - conclude il legale - avesse rimosso l’amianto per tutto il periodo lavorativo e dotato la vittima di maschere protettive e rispettato le altre regole cautelari, la patologia non sarebbe insorta, o sarebbe insorta più tardi». Un altro elemento sottolineato dall’Ona nella causa è che «l’amianto utilizzato nel cantiere navale ha messo a rischio anche i familiari dell’operaio perché le tute erano lavate in casa, e l’uomo rientrava con indosso gli abiti da lavoro ricoperti di polveri di amianto. Gli stessi capelli del lavoratore erano intrisi di polveri di colore azzurro, violaceo e verde, quelli dei materiali di amianto anfibolico». È la seconda sentenza - fra i casi seguiti dall’Osservatorio - che, in Liguria, condanna Fincantieri a risarcire i familiari di un lavoratore ucciso dal mesotelioma. L’altra era stata pronunciata alla fine del 2019 dal tribunale della Spezia, e riguardava il caso di un tubista che aveva lavorato per 22 anni nel cantiere navale del Muggiano, mentre altre due cause seguite dall’Ona sono ancora in corso. Contattata, da Fincantieri non arriva alcun commento.

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