UK, accademici in campo per azzerare le emissioni

Secondo Gareth Wynn, direttore comunicazione della Oguk, una delle soluzioni consiste nel migliorare l’efficienza della produzione

Il settore petrolifero è uno dei più toccati dalla svolta green

di Elisa Gosti

Londra - La Oguk (UK Offshore Industry Body Oil and Gas) ha redatto un report sul raggiungimento del target “emissioni-zero” entro il 2050. Alcuni rappresentanti dell’organismo, insieme all’Ucs (Union of Concerned Scientists) – un gruppo no-profit che riunisce quasi 250 accademici – si sono riuniti per mettere a punto una roadmap che delinei il percorso che il settore petrolifero dovrebbe seguire per contribuire alla transizione verso l’energia pulita. Secondo Gareth Wynn, direttore comunicazione della Oguk, una delle soluzioni consiste nel migliorare l’efficienza della produzione: “Il cambiamento climatico significa che tutti noi abbiamo bisogno di una maggiore sostenibilità: una sfida che dobbiamo cogliere sia personalmente sia come settore. Possiamo essere un partner chiave per effettuare una transizione energetica di successo che assicuri un’adeguata offerta di energia diversificata, sostenendo l’avanzamento di tecnologie low carbon”.

Negli ultimi cinque anni le emissioni di CO2 si sono stabilizzate con una piccola variazione annuale, mentre la produzione, nello stesso periodo, è aumentata del 20%. L’efficienza produttiva è, quindi, al livello più alto dell’ultimo decennio, avendo raggiunto quota 74%, con un aumento del 4% comparato ai dati del 2017. Tuttavia le emissioni di CO2 sono diminuite del 3% dal 2017. Questo significa che, ad oggi, stiamo emettendo meno CO2 per ogni barile prodotto rispetto al 2014. Gli operatori stanno effettuando cambiamenti ai processi e alle attrezzature utilizzate offshore con l’obiettivo di continuare a migliorare l’efficienza e la performance, richiedendo sempre meno energia per unità di produzione. L’alta proporzione di emissioni derivata dalla generazione di energia è stata identificata come un’area chiave per la riduzione delle emissioni di CO2 offshore. Miglioramenti incrementali sono stati osservati nei cambiamenti riguardanti le operazioni delle turbine e nello sviluppo di nuove tecnologie. L’Oguk sta lavorando con i membri dell’associazione proprio per condividere questi accorgimenti in tutto il settore.

“Le nostre stime mostrano che entro il 2050 la domanda di prodotti petroliferi sarà circa un terzo rispetto a quella attuale – spiega Gareth Wynn – Mentre la generazione di elettricità è più facile da convertire verso le rinnovabili, esistono settori “energy-intensive” e processi che avranno bisogno di più tempo per trovare alternative al carbone. Questo settore può e deve essere un partner chiave per trovare le soluzioni più adeguate e consentire una transizione efficace, supportando altri settori, quali i trasporti e la manifattura, nello sviluppo e nell’utilizzo delle tecnologie “low-carbon”. Per questo motivo – conclude Wynn - la Oguk sta lavorando per sviluppare nuovi percorsi con l’obiettivo di mettere in pratica il suo impegno volto a rispettare i target del Regno Unito in termini di azzeramento delle emissioni di gas serra entro il 2050, mantenendo nel contempo la ledearship del Regno Unito in ambito energetico”.

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