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Thales: «Partner leali di Finmeccanica»

Roma - L’Italia ha «punti di forza incredibili», ad esempio nello spazio, ma per restare al livello in cui si trova, deve continuare ad investire.

Enrica Piovan (ansa)
2 minuti di lettura

Roma - L’Italia ha «punti di forza incredibili», ad esempio nello spazio, ma per restare al livello in cui si trova, deve continuare ad investire. La raccomandazione arriva dal presidente del gruppo francese Thales, Patrice Caine, che nel nostro Paese ha 4 mila dipendenti, un dialogo «eccellente» con le istituzioni e si sente come «a casa». Un rapporto rafforzato dalla partnership con Finmeccanica-Leonardo, che Thales intende portare avanti, assicurando il proprio aiuto da «partner leale e fedele». «Finmeccanica è il nostro primo partner, abbiamo 3 miliardi di business insieme da circa 10 anni, e questo crea legami molto forti», ha spiegato Caine in un’intervista all’Ansa facendo riferimento alla “Space Alliance” che comprende le joint venture Thales Alenia Space e Telespazio. Ovvero satelliti e servizi: due prodotti che ormai i clienti distinguono sempre meno e su cui, secondo Caine, Thales e Finmeccanica dovranno «lavorare meglio insieme» per arrivare ad essere «integrati».

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Ma Thales è anche pronta a dare una mano al partner italiano sulla strategia dei lanciatori: «C’è una volontà del Governo italiano in materia di sovranità sul lanciatore Vega (realizzato da Avio Space e dall’Agenzia Spaziale Italiana, ndr.), dossier su cui Finmeccanica è in prima fila e io auspico di poter aiutare e accompagnare» la loro strategia, ha detto Caine, precisando che sarà «al fianco» dell’a.d. di Finmeccanica Mauro Moretti come partner «leale», come è sempre stato fino ad oggi, anche se decidesse crescere in Avio (ora al 14%). Un sostegno al partner italiano arriva anche sulla recente scelta del nuovo nome, Leonardo. «Eccellente», lo definisce Caine, ricordando che lo ha fatto anche Thales, 15 anni fa: «Ci chiamavamo Thomson e abbiamo scelto un nuovo nome (Thales, dall’astronomo greco Talete, ndr.), dopo l’acquisizione della britannica Racal per scrivere una nuova pagina della nostra storia industriale», proprio come intende fare Moretti.
Nessun apparente rammarico, invece, per la mancata acquisizione di Ansaldo Sts comprata insieme ad Ansaldo Breda da Hitachi: «Quando Finmeccanica ha deciso di cedere le sue due attività nei trasporti avevamo proposto di creare il primo gruppo mondiale nel segnalamento mettendo insieme Ansaldo Sts con quello che fa Thales, ma non eravamo in grado di occuparci di Breda. Loro hanno fatto un’altra scelta». E all’Italia, dove Thales con i suoi 4 mila dipendenti si sente come «a casa» e vanta un ottimo dialogo con le istituzioni, Caine suggerisce di sfruttare i propri punti di forza, ad esempio nello spazio: ma per «restare una grande nazione per lo spazio bisogna continuare» a mantenere questo livello di investimenti pubblici. In Europa, invece, secondo Caine, bisogna «fare di più»: nel Vecchio continente siamo «troppo frammentati», «non c’è una strategia industriale sufficientemente europea, ma «se l’Europa vuole restare in serie A i politici dovranno cominciare ad occuparsene».

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Intanto il gruppo francese, attivo nelle difesa, sicurezza, aeronautica, spazio e trasporti (tutti considerati «core business»), guarda con attenzione ai Paesi emergenti, dove Thales negli ultimi anni ha avuto «uno spettacolare sviluppo» (il giro d’affari è raddoppiato da 3 a 6 miliardi tra 2012 e 2015) e che «rappresenteranno presto il 30% degli ordini del Gruppo». Proprio sul fronte degli ordini, quest’anno sarà «difficile» per Thales replicare il record di 19 miliardi di euro del 2015, «ma dovremmo attestarci sul livello del 2014 (14 miliardi, ndr.), che è già un livello molto alto».

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