Giappone, prima supply chain dell’idrogeno

La “Suiso Frontier” è stata battezzata l’11 dicembre 2019. E’ stata progettata per trasportare in maniera sicura e su lunghe distanze idrogeno liquefatto stivato a 1/800esimo di quello che è il suo volume originale allo stato gassoso

di Alberto Ghiara

Tokyo - Nel 2021 il Giappone intende aumentare del 20 per cento il suo budget per l’economia all’idrogeno, come la definì Jeremy Rifkin nel suo libro omonimo del 2002, portandolo a 800 milioni di dollari all’anno. Intanto il paese asiatico sta preparandosi per creare una rete di rifornimento in collaborazione con Australia e Brunei. A dicembre del 2019 è stata battezzata la “Suiso Frontier”, la prima nave porta-idrogeno liquefatto del mondo, nei cantieri Kawasaki heavy industries, e fra febbraio e marzo del prossimo anno verrà effettuato il primo trasporto via mare di idrogeno dall’Australia al Giappone.

Un’occasione per lo sviluppo dell’economia all’idrogeno nipponica saranno i prossimi giochi olimpici di Tokyo, slittati di un anno a causa della pandemia di Covid-19 e che si terranno proprio nel 2021. Il villaggio olimpico diventerà un grande laboratorio per testare tecniche innovative che utilizzano questo combustibile. L’accordo con Australia e Brunei nasce dal fatto che in questi paesi è possibile produrre idrogeno combustibile a prezzi più convenienti. L’obiettivo del Giappone è arrivare a importare 300.000 tonnellate di idrogeno all’anno entro il 2030. Nel frattempo l’accordo mira a ridurre i costi dell’idrogeno di circa un terzo.

Il governo vorrebbe arrivare a un costo di 30 centesimi di dollaro per metro cubo entro il 2030 per poi scendere ancora a 20 centesimi, equivalenti rispettivamente a 3,66 e 2,33 dollari al chilogrammo. A marzo scorso la società tedesca Enapter indicava in 7 euro al chilogrammo il prezzo attuale dell’idrogeno e poneva come obiettivo di scendere a 1,5 euro entro il 2030. Il ministro giapponese di Economia, Commercio e Industria, Hiroshi Kajiyami, ha presentato la visione del suo governo per una società basata sull’idrogeno nel corso di un incontro ministeriale la scorsa settimana. Il ministro ha spiegato che Giappone, Australia e Brunei lavoreranno insieme per rendere il prezzo dell’idrogeno competitivo con quello dei combustibili fossili, creando un percorso realistico per la riduzione delle emissioni di carbonio. Un elemento chiave per la riduzione dei costi sarà l’estrazione dalla lignite, materiale abbondante in Australia e di poco valore, tanto che finora non viene esportato in maniera significativa. L’accordo prevede che venga condotto un test per separare l’idrogeno dalla lignite, catturando il carbonio emesso durante il procedimento per evitare che entri in atmosfera. In Brunei invece un impianto per la produzione dell’idrogeno è già entrato in attività nel 2019 e il Giappone ha già cominciato le importazioni.

La “Suiso Frontier” è stata battezzata l’11 dicembre 2019. E’ stata progettata per trasportare in maniera sicura e su lunghe distanze idrogeno liquefatto stivato a 1/800esimo di quello che è il suo volume originale allo stato gassoso, raffreddato a -253 gradi centigradi. La cisterna per contenere l’idrogeno, costruita dall’azienda Harima Works, ha una capacità di 1.250 metri cubi isolata sotto vuoto, con una struttura a doppio strato. La nave completa di ogni attrezzatura sarà pronta alla fine del 2020 e verrà immessa sulla rotta fra Australia e Giappone al principio del 2021. Il Giappone ha subito la tragedia della centrale di Fukushima, con la perdita di radioattività dovuta allo tsunami del 2011, e ha rivisto il suo piano energetico, puntando sul gnl. L’idrogeno rappresenta per Tokyo un’alternativa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA