Ecospray, gli scrubber non bastano più

Genova - Il mondo è cambiato per tutti, ma per qualcuno si è capovolto. Prima del coronavirus, Maurizio Archetti passava il tempo a rispondere alle telefonate dei clienti e faticava a inseguire le loro richieste, dopo il coronavirus le richieste sono scomparse, il telefono ha smesso di squillare. «I nuovi ordini d’acquisto si contano sulle dita di una mano»

di Francesco Margiocco

Genova - Il mondo è cambiato per tutti, ma per qualcuno si è capovolto. Prima del coronavirus, Maurizio Archetti passava il tempo a rispondere alle telefonate dei clienti e faticava a inseguire le loro richieste, dopo il coronavirus le richieste sono scomparse, il telefono ha smesso di squillare. «I nuovi ordini d’acquisto si contano sulle dita di una mano». Archetti è co-fondatore e presidente di Ecospray, azienda dall’alessandrino che produce scrubber, i catalizzatori per navi richiestissimi fino a ieri e superflui oggi che le navi sono in buona parte ferme. In cinque anni, secondo la società di classificazione Dnv Gnl, le navi munite di scrubber sono passate da 243 a 2.326, una crescita del 200%.

Le portacontainer munite di scrubber sono 652, con la più alta percentuale, stando alla società di analisi francese Alphaliner, nelle flotte di Msc e Maersk, e di quei 652 impianti, più della metà, 395, sono stati installati quest’anno. Di questo mercato, Ecospray è uno dei maggiori protagonisti. Con fabbrica a Rivalta Scrivia e 110 dipendenti, ha i suoi due maggiori rivali nella finlandese Wartsila e nella svedese Alfa Laval. Carnival è il suo principale cliente, nonché azionista col 49% delle quote, non l’unico: «Lavoriamo per navi da crociera, portarinfuse, portacontainer, traghetti, di molte compagnie», dice Archetti.

Ma con lo stallo delle crociere e la frenata del traffico di merci, agli scrubber non pensa più nessuno: «Quest’anno abbiamo continuato a lavorare bene e chiuderemo il bilancio in utile, perché avevamo tanti ordini vecchi da evadere. Per l’anno prossimo siamo pronti ad affrontare gli scenari peggiori». Per evitarli, Ecospray sta ripensando il suo business, finora al 90% concentrato sugli scrubber: «Stiamo investendo nella digitalizzazione, con la produzione di tecnologie per la gestione dei dati delle navi, e nei carburanti alternativi, con sistemi per la liquefazione del gas. Possiamo farlo grazie agli utili accantonati l’anno scorso», racconta Archetti.

L’anno scorso, Ecospray aveva costruito 200 scrubber e raddoppiato il fatturato a quasi 200 milioni, e solo all’inizio di quest’anno aveva ricevuto un centinaio di ordinativi, prima della pandemia. Poi, poco o niente: «A settembre, quando le cose sembravano risollevarsi, abbiamo assunto quattro persone. Ora, proprio perché ho fatto queste assunzioni, mi dicono che non potrò nemmeno ricorrere alla cassa integrazione». La domanda di scrubber riprenderà, lo impongono le nuove regole dell’Organizzazione marittima internazionale, Imo, che abbattono dal 3,5% allo 0,5% la quantità massima di zolfo nel carburante delle navi. Nel frattempo però, l’azienda deve vivere: «Quest’anno ci è andata bene. La grande sfida sarà l’anno prossimo».

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