In Qatar la nave virtuale di Fincantieri / GALLERY

Genova - Nel cuore del Qatar sta nascendo, in un edificio di 2.100 metri quadrati, un centro per addestrare la marina militare dell’emirato. Un centro di simulazione navale in mezzo al deserto. Guarda la Gallery di Marco Balostro

di Francesco Margiocco

Genova - Nel cuore del Qatar sta nascendo, in un edificio di 2.100 metri quadrati, un centro per addestrare la marina militare dell’emirato. Un centro di simulazione navale in mezzo al deserto, con 115 postazioni per gli ufficiali e i marinai. Luca Isgrò spiega che «è uno dei centri di simulazione navale più grandi al mondo» e che è figlio di una maxi-commessa di Fincantieri, da quattro miliardi di euro, per la fornitura al ministero della Difesa di Doha di sette navi. Dalla propria postazione, davanti a un grande schermo, o indossando un casco munito di visore, il marinaio vive i momenti più delicati della navigazione, come l’entrata e uscita dal porto con mare molto mosso o la difesa da un attacco nemico. Lo fa grazie a una serie di software concepiti e sviluppati da una squadra italiana.

La suite informatica si chiama Manta, che si scrive come il pesce tropicale ma significa Multiplayer advanced networked training architecture, Architettura di formazione in rete avanzata multiplayer, e arriva da un laboratorio di via Ippolito d’Aste, nel centro di Genova. È la sede di Cetena, la divisione ricerca di Fincantieri che progetta e sviluppa le navi del futuro, militari e civili. Cetena ha un’unità interna dedita alle simulazioni, e formata da una quindicina di persone, con un laboratorio in una stanza di 50 metri quadri tappezzata di maxischermi e attrezzata di consolle. Sugli schermi, riprodotti nei dettagli, ci sono i porti di Genova e La Spezia, mentre le consolle ricalcano le plance di due navi, il timone di una scialuppa e i comandi di un elicottero: «Dietro queste immagini ci sono formule matematiche di estrema complessità. Non è un videogioco, non possiamo permetterci la minima sbavatura».

Luca Fengone è il responsabile della produzione della business unit del simulatore: 46enne ingegnere elettronico, fa parte della squadra dei 15: «Siamo persone di diversa estrazione. Ingegneri, matematici, fisici, ma anche un designer di prodotti e una persona laureata in progettazione artistica per le imprese». Sul monitor vediamo il porto dalla prospettiva di un mezzo in movimento, in un caso una nave in arrivo a Genova, nell’altro una fregata, un elicottero e un gommone nel golfo spezzino. Le condizioni atmosferiche possono variare, le operazioni da eseguire anche, a seconda delle necessità. Indossando un casco munito di visori, ci si immerge nella realtà virtuale e l’effetto è estraniante, quasi da mal di mare. «Qui ogni giorno miglioriamo i nostri prodotti e qui vengono ad esercitarsi equipaggi, piloti, ormeggiatori», spiega Fengone.

Il livello di dettaglio delle immagini è alto e a volte ci si dimentica di essere nella realtà sintetica prodotta da un computer. «L’importanza del dettaglio è fondamentale. La macchia verde su una collina, l’albero davanti a una villa, la bandiera sul tetto di un palazzo o il crocifisso in cima a un campanile sono tanti punti di riferimento che, nella realtà, aiutano chi manovra una nave in porto». Manovrare una nave virtuale deve essere in tutto e per tutto come manovrarne una vera: «Per lo sviluppo di queste tecnologie ci confrontiamo con gli equipaggi, che accertano l’aderenza alla realtà del nostro mondo virtuale», dice il presidente di Cetena, Sandro Scarrone. «Dietro a ciascuna di queste realtà virtuali ci sono molte ore di prove in mare».

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