Milano, l’Expo scopre “I Provenzali” / LA STORIA
Genova - Festa per i 50 anni di attività dello stabilimento genovese. «Il prossimo obiettivo? I mercati stranieri».
Matteo Dell’Antico
Genova - Il periodo era quello del boom economico e delle grandi scommesse industriali. Di un’Italia, insomma, che dal punto di vista produttivo andava a mille. Nasceva allora, nel 1965, il Saponificio Gianasso, piccolo laboratorio artigianale di Savona. Oggi, a distanza di mezzo secolo, quella che era una semplice bottega è diventata una vera e propria azienda. Lo stabilimento è stato nel frattempo trasferito a Campomorone, alle porte di Genova, mentre il fatturato è passato dai 75 mila euro del 1998 ai 17 milioni di euro dello scorso anno. «Ma le proiezioni per il 2015 dicono che chiuderemo a 20 milioni», spiega Paolo Bassetti, proprietario, insieme al cugino Luca Barbato, della società. «Abbiamo 33 dipendenti diretti e commerciali sparsi in tutto il Paese», aggiunge. Attraverso il proprio marchio “I Provenzali”, lo stabilimento è specializzato nella produzione di saponi, shampi, oli e cosmetici naturali commercializzati sul territorio italiano.
Oggi, per festeggiare il traguardo dei primi cinquant’anni di attività, il Saponificio Gianasso si trasferirà per un’intera giornata all’Expo di Milano, al padiglione della Società Civile Cascina Triulza. «Siamo tra gli sponsor tecnici dell’evento - spiegano i vertici dell’azienda - ma soprattutto ci appartengono i temi che ruotano attorno a questa manifestazione: uno su tutti il rispetto per l’ambiente. E, non a caso, proprio per questo motivo, quelli che produciamo sono tutti prodotti biologici al 100%». L’evento dal titolo “Da rifiuto a risorsa. Ecco cosa abbiamo pensato”, sarà al centro della giornata organizzata per festeggiare l’azienda genovese, momento nel quale, tra gli altri, verrà affrontato il delicato tema dell’equilibrio tra uomo e ambiente. Fra le linee guida della società, c’è la volontà di proporre unicamente cosmetici composti da materie naturali e vegetali, senza che queste tolgano cibo all’umanità. Oggi un terzo delle risorse che potrebbero essere utilizzate per l’alimentazione, è invece impiegato per altri scopi e 1,3 miliardi di tonnellate di cibo all’anno vengono gettate al vento. «Per il momento - chiude Bassetti - ci siamo concentrati sul mercato nazionale. Ma la nostra speranza è quella di poter presto vendere i nostri prodotti anche fuori dai confini italiani».
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