Fincantieri, finisce l’era di Giuseppe Bono. Il timone passa a Folgiero / AGGIORNATO

Storica svolta per il gruppo triestino

di Simone Gallotti

Genova - È finita un’epoca dell’industria di Stato. Il governo ha deciso di rinnovare totalmente i vertici di Fincantieri e Giuseppe Bono, al comando per 20 anni, è stato costretto a lasciare il timone del più grande costruttore europeo di navi civili e militari, tra i primi al mondo. Cassa Depositi e Prestiti ha scelto la piena discontinuità, facendo piazza pulita dell’ormai vecchia guardia: in plancia arrivano Pierroberto Folgiero e il generale Claudio Graziano. Folgiero lascia l’incarico di amministratore delegato di Maire Tecnimont per approdare al gruppo navalmeccanico con lo stesso ruolo, mentre Graziano ha ricoperto, tra l’altro, l’incarico di capo di Stato Maggiore dell’esercito e poi della Difesa e siederà sulla poltrona di presidente. scelta di rottura Le scelte del governo sono di chiara rottura con il passato.

Bono ha provato sino all’ultimo a rimanere in sella, grazie anche al rapporto con il Quirinale e a diverse sponde politiche, ma Cassa Depositi e Prestiti ha preferito aprire un nuovo capitolo nella storia di Fincantieri. L’ad in uscita ha reclamato sino a poche ore dall’annuncio del nuovo consiglio di amministrazione, la poltrona di presidente con deleghe pesanti. Pensava che i risultati positivi ottenuti con l’ultimo bilancio potessero garantirgli un altro giro sulla plancia di comando della sua creatura. Ma dopo 20 anni, è stato il ragionamento di Cdp e Palazzo Chigi, "diventa naturale pensare a un ricambio". Anche anagrafico: Fogliero va per i 50 anni, Bono ne conta 78. Il governo Draghi voleva un cambio di passo e così è arrivata la nomina del manager di Maire Tecnimont, dopo che in mattinata non è riuscita a decollare quella di Lorenzo Mariani, uomo di Leonardo che sarebbe stato forse uno sgarbo ulteriore all’ultimo boiardo di Stato.

Folgiero è l’uomo dei conti: nato a Roma, laureato in Economia e Commercio alla Luiss, di cui ora è membro dell'Advisory Board e professore a contratto. Inizia la carriera in Agip Petroli, poi Ernst Young e diventa Corporate Finance Manager in PricewaterhouseCoopers. In Wind ha lavorato nel 2000 facendo rapidamente carriera. C’è anche una parentesi marittima in Tirrenia sempre con il ruolo di direttore finanziario e general manager: in quell’occasione guida la ristrutturazione e la privatizzazione della società. Dodici anni fa Folgiero entra nel gruppo Maire Tecnimont e diventa poi amministratore delegato e direttore generale del gruppo. È evidente la differenza: Bono ha un profilo più industriale, Folgiero più finanziario: "Ma non sarà una guida debole - spiegavano ieri fonti di Cdp -. Non è stato scelto un manager di secondo piano, ma un amministratore delegato di una grande industria italiana, in grado di guidare strutture complesse e portare a casa contratti importanti anche a livello nazionale".

La spiegazione a poche ore dalla nomina è la mossa del governo per blindare e sostenere da subito il nuovo timoniere del gruppo statale. La sfida per Folgiero non sarà semplice: Fincantieri è un colosso molto complesso, in grado di costruire navi da crociera e fregate da guerra, ma che negli ultimi anni si è lanciato anche nella costruzione di infrastrutture come il ponte di Genova dopo il crollo del Morandi e la stazione marittima di Miami per Msc. Non solo: Fincantieri ha un ruolo fondamentale nel settore della difesa anche per le alleanze industriali siglate con alcuni Paesi, come quella con i francesi di Naval Group. E poi internamente i 20 anni di regno di Bono hanno dato vita a una strutta plasmata sulla personalità del manager, con promozioni, siluramenti clamorosi e rapide ascese della classe dirigente che lo ha aiutato a governare i 18 siti industriali sparsi per il mondo: dai bacini della Liguria a quelli Palermo, per arrivare a Nord Est dove, oltre la sede di Trieste, c’è il polo di costruzione navale più importante del gruppo.

Il generale Graziano prende invece il posto di Massolo designato alla presidenza di Atlantia. È lo spirito militare del gruppo che oltre alle navi da crociera, costruisce le unità per la flotta militare italiana e per diverse altre Marine, tra cui quella degli Stati Uniti. Anche il cda è cambiato: non c’è più Fabrizio Palermo, ex numero uno di Cdp che per un certo periodo è stato indicato come candidato per il ruolo di ad del gruppo. Entrano invece Cristina Scocchia (da gennaio al vertice di Illycaffè), Alberto Dell'Acqua, Valter Trevisani, Massimo Di Carlo, Alessandra Battaglia, Esedra Chiacchella, Rosanna Rossi. Il 16 maggio l'assemblea di Fincantieri dovrà sancire i nomi indicati da Cdp. Da quel giorno inizierà un nuovo capitolo per Fincantieri.

LA DELUSIONE DI BONO
"Ho sempre obbedito allo Stato, non ai partiti. E una volta, sul Ponte di Genova, ho salvato entrambi". Giuseppe Bono si è sfogato in un’intervista a L’Espresso: ha parlato della cessione delle fregate al regime egiziano "in pieno accordo con il governo Conte", ha ricordato l’impegno per il nuovo ponte di Genova e parlato di Fincantieri: "Quando sono arrivato era un disastro, era in vendita. Oggi ha un ottimo bilancio e ordini per 36 miliardi di euro. Io lascio questa dote e i miei migliori auguri". E infine la stoccata: "Ho lavorato con 10 governi diversi. Non mi sono mai consegnato a uno di loro. Questa è una scelta anagrafica, non di politica industriale. La rispetto". —

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