Ultima colata alla Ferriera di Servola

«Questo è uno dei giorni più tristi nella mia lunga vita di lavoro» commenta Giovanni Arvedi, che ha rilevato l'attività nel 2014. In cinque anni di presenza, ricordano dal gruppo lombardo dell'acciaio, Arvedi ha investito a Trieste oltre 250 milioni di euro, riattivando l’attività di produzione di ghisa nel rispetto delle prescrizioni previste dall’autorizzazione ambientale integrata

Trieste - Ultima colata per la Ferriera di Servola. Con il turno della scorsa notte si arresta definitivamente l’operatività dell’area a caldo della Ferriera triestina, rilevata dal gruppo Arvedi nel 2014.

In cinque anni di presenza, ricordano dal gruppo lombardo dell'acciaio, Arvedi ha investito a Trieste oltre 250 milioni di euro, riattivando l’attività di produzione di ghisa nel rispetto delle prescrizioni previste dall’autorizzazione ambientale integrata, adempiuto interamente alle prescrizioni dell’Accordo di Programma, insediato una nuova unità produttiva di laminazione a freddo e salvaguardato i livelli occupazionali dello stabilimento.

Su richiesta formale delle istituzioni locali, Acciaieria Arvedi ha proceduto in coordinamento con il ministero dello Sviluppo economico ad avviare un processo di decarbonizzazione e riconversione industriale del sito, di cui questo evento, marcato dall’ultima colata dell’altoforno, rappresenta il primo passo.

Le complesse operazioni di spegnimento, iniziate a fine marzo, si sono svolte regolarmente e nel pieno rispetto delle normative di sicurezza e delle restrizioni sanitarie imposte dalla pandemia di coronavirus, e con la supervisione dell’Arpa del Friuli Venezia Giulia. Durante il processo di fermata, non ci sono state emissioni anomale di nessun tipo: nè dalla cokeria, nè dall’impianto di agglomerazione o dall’ altoforno: «Questo è uno dei giorni più tristi nella mia lunga vita di lavoro» commenta il presidente Giovanni Arvedi.

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