E-commerce, Letsell verso l’aumento

Roma - Letsell.com,startup fondata da Carlo Tafuri, Luca Ferrero e Michele Contrini, vuole espandere il suo commercio digitale «democratico». Ha aperto un round da tre milioni di euro, che dovrebbe chiudere entro il primo trimestre 2020

Roma - Letsell.com, startup fondata da Carlo Tafuri, Luca Ferrero e Michele Contrini, vuole espandere il suo commercio digitale «democratico». Ha aperto un round da tre milioni di euro, che dovrebbe chiudere entro il primo trimestre 2020. Cioè a circa un anno dal lancio della piattaforma che permette a chiunque di aprire una proprio mini negozio in rete. A bordo potrebbe salire anche Intesa Sanpaolo, che nel primo round da 750 mila euro, ottenuto da Letsell a maggio, ha erogato un prestito convertibile da 350 mila euro. Se dovesse esercitare l’opzione, per la banca sarebbe il primo investimento in una startup non dedicata alla finanza. Letsell permette di avere una sorta di «e-commerce on demand». Chiude accordi con le aziende, gestisce un catalogo con i loro prodotti, la tecnologia di vendita, il magazzino e le spedizioni. Gli utenti si iscrivono, danno il nome al proprio sito e vendono gli articoli disponibili che scelgono di vendere, anche senza una partita Iva. Sono quindi un po’ commercianti in proprio e un po’ ambasciatori dei marchi offerti da Letsell. Non è certo una professione su cui costruirci una carriera, ma diventa - come spiega l’amministratore delegato Ferrero - un passatempo o un «lavoretto» che permette di incassare qualche centinaio di euro.I fondatori di Letsell non sono dei novizi. Tafuri e Contrini arrivano da Idt, società che si occupa di distribuzione per le aziende di abbigliamento e accessori firmati. Ferrero è stato co-fondatore di SaldiPrivati, venduta (via Banzai) a Showroomprive per 27 milioni di euro. Dal passato nell’e-commerce, racconta Ferrero, sono arrivati «due spunti». Il primo: «Era il momento di rendere accessibile a tutti fare e-commerce. Oggi per vendere scarpe online si deve mettere in piedi un’azienda, una partita Iva, il magazzino, attrezzarsi per i sistemi di pagamento. Ci sono quindi forti barriere all’ingresso». Il secondo spunto si chiama dropshipping. È quello che fanno già molte piattaforme: i siti fanno da vetrine digitali, delegando però la gestione di magazzino e prodotti alle aziende produttrici. È, spiega Ferrero, un sistema «già accessibile ma solo a chi a un’azienda». Letsell lo apre a chiunque. L’utente si iscrive, sceglie come chiamare il proprio e-commerce, quali prodotti vendere tra quelli disponibili nel catalogo. Il modello è quello del freemium: può farlo gratuitamente oppure pagando un abbonamento che offre servizi aggiuntivi. A questo punto, nato l’e-commerce personalizzato, il compito dell’utente è fare marketing: contattare gli amici su Facebook o Whatsapp, ad esempio. Non gestisce il pagamento direttamente ma incassa una quota del venduto, che varia a seconda dell’articolo ma è spesso del 30% (è più bassa se non si ha un abbonamento). Il resto viene girato al produttore, con Letsell che trattiene una commissione: «Piccola - spiega Ferrero - perchè vogliamo motivare l’utente». Il grosso del fatturato arriva da altri due canali: da una parte, gli abbonamenti che pagano gli iscritti; dall’altra, le tariffe che sborsano le aziende per avere accesso a questa rete di mini-rivenditori. In pochi mesi, Letsell ha attirato - al lordo di quelli inattivi - 60 mila utenti. «L’obiettivo - afferma Ferrero - non è fornire uno stipendio ma un guadagno di 200-300 euro al mese». I «letseller» - come li chiama l’amministratore delegato - si concentrano tra i 25 e i 45 anni, ma sono spalmati in modo eterogeneo tra nord, centro e sud Italia. «C’è il ragazzino nerd che agisce chirurgico e usa Facebook in modo più sofisticato», racconta Ferrero. «C’è una coppia di infermieri, con tre figli. Lui si occupa più del marketing, contattando gli amici. Lei spulcia il catalogo e si concentra sui prodotti». Gli iscritti vengono seguiti anche con video-tutorial, un «filone a cui lavoreremo molto e che verrà ampliato». Al momento ha aderito un centinaio di imprese, tra le quali Lavazza, Lego, Trussardi, Carrera Jeans, Nike, Diadora, Emporio Armani. Si procede al ritmo di cinque-sei nuovi accordi al mese: «È emerso chiaramente - afferma Ferrero - che c’è poca cultura digitale da parte delle aziende. Molti si approcciano all’e-commerce senza conoscerlo, anche se c’è grande voglia di farlo». Il co-fondatore della startup nota una certa distanza tra piccole e grandi imprese. Le prime «navigano a vista». Le seconde «hanno più fiducia nel nostro modello. Capiscono che c’è un futuro in cui gli utenti diventano ambasciatori del prodotto e guadagnano comunicandolo. L’aumento di capitale - afferma Ferrero - servirà per consolidare le nostre radici e investire sulla piattaforma tecnologica, per poi espanderci su altri tre Paesi europei e raggiungere un milione di utenti. Francia e Spagna dovrebbero essere i primi della fila. Il terzo sarebbe dovuto essere, con tutta probabilità, la Gran Bretagna. Ma la Brexit ha consigliato di virare. Ecco perchè Letsell potrebbe optare per la Germania, mercato molto aperto all’e-commerce ma altrettanto competitivo. La piattaforma italiana, però, può giocare due carte. Il nostro vantaggio è che non c’è un modello simile in Europa e negli Stati Uniti. Non ci scontriamo con i colossi. Anzi, è più probabile che con loro si firmino accordi, affiancando i canali tradizionali». L’altro elemento è un contratto vantaggioso con Dhl, che permette di spedire ovunque in Europa allo stesso prezzo. Il che rende la distribuzione replicabile oltre i confini italiani.

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