Imprese logistiche, nel 2020 fatturato -9,3%

Milano - Nel 2020 si attende un calo del 9,3% del mercato della Contract Logistics, a causa della riduzione delle esportazioni e del traffico merci dovute alle restrizioni imposte dall’emergenza coronavirus, con un fatturato previsto di 77,8 miliardi di euro. Gentile (Assologistica): "Abbiamo chiesto al governo di far rientrare il nostro settore tra i servizi pubblici essenziali"

Milano - Nel 2020 si attende un calo del 9,3% del mercato della Contract Logistics, a causa della riduzione delle esportazioni e del traffico merci dovute alle restrizioni imposte dall’emergenza coronavirus, con un fatturato previsto di 77,8 miliardi di euro. La pandemia ha avuto un impatto anche sulle operazioni di fusione e acquisizione nel settore: delle 92 operazioni concluse fra il 2015 e il 2020, che hanno coinvolto fornitori di logistica internazionale (nel 34% dei casi) e nazionale (66%), solo nove hanno avuto luogo quest’anno, contro le 16 del 2019, ed è calato notevolmente il fatturato delle aziende acquisite, pari a 100 milioni di euro contro i 500 milioni dell’anno precedente. Una forte contrazione che però non è stata omogenea durante l’anno, registrando un crollo dei volumi durante la quarantena per la maggior parte dei settori e dei canali di vendita, eccetto il commercio digitale, i settori dell'alimentazione e della cura del corpo, e una robusta ripresa a partire da giugno, quando i volumi sono aumentati del 6% rispetto allo stesso periodo del 2019.

Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Contract Logistics Gino Marchet della School of Management del Politecnico di Milano presentata oggi durante il convegno in Rete "Contract Logistics: dall’emergenza le basi per un nuovo futuro" e che ha visto la partecipazione di quasi 2.000 dirigenti della logistica. Le imprese del settore hanno reagito positivamente all’emergenza, grazie alla capacità dei manager logistici di riconfigurare velocemente le reti di distribuzione e alla condivisione di asset lungo la filiera. Le criticità emerse, come la sicurezza dei lavoratori, la necessità di rafforzare la distribuzione locale per far fronte all'esplosione dell’e-commerce e di potenziare il trasporto intermodale, sono state trasformate nelle priorità su cui intervenire nel 2021, che vedono ai primi posti la maggior flessibilità e resilienza del sistema logistico (per il 62% dei manager), la digitalizzazione dei processi (50%), la sicurezza di tutti gli operatori lungo la filiera (38%) e la semplificazione della gestione dei flussi logistici (27%).

Nonostante la pandemia, la spinta all’innovazione nel settore non si è fermata, ma è persino aumentata: sono 501 le startup a livello internazionale che forniscono soluzioni hardware o software per la logistica, nuovi servizi innovativi per quanto riguarda l’area geografica servita, le attività o le tecnologie impiegate, o piattaforme che incrociano domanda e offerta di servizi logistici (+57% rispetto al 2018), per un finanziamento complessivo pari a 9,5 miliardi di dollari (+92%). L’emergenza sanitaria ha interrotto un tendenza di crescita pluriennale del settore, che nel 2019 aveva raggiunto un fatturato previsto pari a 86 miliardi di euro, +0,8% in termini reali sul 2018, e a 84,8 miliardi nei dodici mesi precedenti, +1,6% rispetto al 2017. La crescita del 2018 è trainata dai grandi operatori, che mostrano un incremento del 3,6%, mentre la redditività cala dal 3,9% al 3,6%.

A incidere è anche la spinta della logistica conto terzi, che raggiunge un valore di 49,3 miliardi di euro (+2,8%) e rappresenta il 42,4% delle attività logistiche in Italia, complessivamente pari a 116,4 miliardi. La Strategic Contract Logistics, cioè l’esternalizzazione di una parte rilevante del processo logistico a un unico fornitore, cresce più del mercato complessivo (+26,2% dal 2009 contro il +16,6% del mercato della Contract Logistics), toccando quota 10,3 miliardi di euro. Nel 2018 sono 89 mila le aziende che operano nella logistica conto terzi, in calo dell’8,2%; la maggior parte sono autotrasportatori (68mila, -8,8%), poi gestori di magazzino (4.400), spedizionieri (2.200, -2,5%) e operatori logistici (900, -9,2%); crescono solo i corrieri (+4,4%).

La logistica è stata uno dei settori più sollecitati dall’emergenza e ha risposto positivamente. Uno dei suoi punti di forza è stata la capacità gestionale dei manager logistici, che hanno saputo prendere decisioni rapide e hanno creato delle squadre di tecnici per gestire efficacemente i flussi. Fondamentale è stato l’apporto dell’outsourcing, che ha consentito un rapido adeguamento della capacità operativa, spostando personale da comparti fermi ad altri con picchi di domanda, e ha aiutato a riconfigurare velocemente la rete logistica, aprendo nuovi depositi e spostando grandi quantità di merce.

Si sono diffusi anche il trasporto intermodale strada-ferrovia e la condivisione di attivi provenienti da altri settori bloccati durante le chiusure forzate. L’emergenza ha mostrato alcune fragilità del settore su cui sono necessari investimenti e miglioramenti per rendere il settore più resiliente. Il boom dell’e-commerce e i cambiamenti delle tradizionali tratte di consegna delle merci hanno confermato la necessità di rafforzare la distribuzione locale. La crescita della domanda ha evidenziato anche i limiti riguardo al trasporto intermodale che dovrà essere potenziato.

È cresciuta infine la consapevolezza dell’importanza della digitalizzazione dei processi e della visibilità della supply chain. L’emergenza sta influenzando anche la trasformazione degli immobili logistici, con modalità diverse a seconda della tipologia di magazzino (magazzino di stoccaggio, di fabbrica e di distribuzione, di prossimità con stock o senza stock, fulfilment center in aree urbane). Aumenta la complessità dei network logistici, con il 47% del campione coinvolto nella ricerca che utilizza tutte e quattro le tipologie di magazzino, e la capillarità, con il 40% che dichiara una crescita dei magazzini di prossimità e dei centri di smistamento. Il coronavirus spinge lo sviluppo dell’ultimo miglio, si trasformano i magazzini di prossimità e di smistamento e nascono i micro-fulfilment center, dove le operazioni di prelievo sono automatizzate e integrate con il trasporto nell’ultimo miglio, mentre crescono l’esigenza di una strategia omnicanale e l’attenzione alla sostenibilità dei magazzini anche attraverso il ricorso all’automazione.

Sono 501 le startup logistiche censite a livello internazionale dall’Osservatorio, in crescita del 57% rispetto al 2018, per un finanziamento complessivo pari 9,56 miliardi di dollari, quasi il doppio dell’anno precedente (+92%). Le startup più finanziate sono i fornitori di soluzioni hardware per le attività logistiche (85, +174%), con 3,2 miliardi di dollari raccolti (+913%), e i nuovi operatori della logistica che offrono servizi logistici innovativi in termini di area geografica, attività o tecnologie (160 startup, +45%), con quasi tre miliardi di investimenti raccolti (+12%). Le più numerose sono le nuove imprese che sviluppano programmi informatici per la gestione dei flussi logistici, con 168 startup nel 2020 (+115%), che hanno ricevuto 1,86 miliardi di dollari (+400%). Calano del 10%, invece, sia come numero sia come finanziamenti le piattaforme che incrociano domanda e offerta di servizi logistici (85 startup, 1,42 miliardi di dollari raccolti).

Le nuove frontiere delle startup specializzate in soluzioni hardware riguardano soprattutto i veicoli smart (31 startup) e la robotica di magazzino (21), che insieme rappresentano il 61% delle startup di categoria e hanno ricevuto il 97% dei finanziamenti hardware (3,1 miliardi di dollari).

 

ASSOLOGISTICA
Di seguito l'interento di Andrea Gentile, presidente di Assologistica , all'incontro di questa mattina

“E’ doveroso sottolineare come - in un momento così difficile come è stata la prima fase della pandemia - a fianco di strutture e operatori sanitari impegnati con abnegazione in uno sforzo straordinario, un ruolo altrettanto importante sia stato svolto dagli operatori della logistica. A inizio 2020 si è corso il rischio oggettivo di aggiungere alla crisi sanitaria anche quella degli approvvigionamenti. Tutto questo però non è successo. La logistica in conto terzi, pur con enormi difficoltà e in un clima spesso caotico, ha invece dato una risposta di efficienza, evitando di fatto il tracollo del sistema socio-economico del nostro Paese”.

“Ci sembra di cogliere da parte delle imprese adeguata consapevolezza dei problemi, adottando le misure previste nel Protocollo ed effettuando i conseguenti cambiamenti organizzativi. I ripetuti e autorevoli appelli delle più alte cariche istituzionali italiane hanno senz’altro contribuito ad accrescere il senso di responsabilità di imprenditori, manager e lavoratori, anche se si sono presentati casi di assenteismo, sospetto indice di scarsa consapevolezza dell’importanza del proprio personale contributo all’interesse generale. Per questa ragione Assologistica chiederà al governo l’immediato riconoscimento di 'servizio pubblico essenziale' per tutte le attività di logistica con relativa applicazione delle norme di cui alla Legge n. 146/90 e successive modificazioni per tutta la durata di permanenza dello stato di emergenza. Ciò favorirebbe un’accresciuta consapevolezza di tutte le componenti sociali coinvolte. Una norma di questo tipo potrebbe generare un effetto mediatico molto positivo: sarebbe chiaro a tutti che chi lavora in logistica sta contribuendo al sostegno del Paese. Naturalmente tale status viene richiesto limitatamente al periodo di permanenza dello stato di emergenza e avrebbe zero oneri per lo Stato. Il costo delle misure di sicurezza non può essere a carico solo di operatori logistici e committenti Il nostro settore ha saputo mostrare doti di resilienza, adottando soluzioni che hanno coinvolto in primis l’attività degli addetti della logistica. A livello di attività, quali ad esempio la pianificazione, l’adozione dello smart working si è mostrata scelta nel complesso vincente. Garantire l’esecuzione di operazioni attraverso lo schermo di un computer non è però stato possibile per quelle attività che in logistica necessitano della presenza sul campo (penso all’allestimento degli ordini, al trasporto, alla distribuzione fisica delle merci). In questo caso l’emergenza sanitaria ha costretto gli operatori logistici a fronteggiare la necessità di garantire sicurezza e salute sul luogo di lavoro, con azioni quali la distribuzione di Dpi (dispositivi per la protezione individuale) o la costante sanificazione delle aree magazzino e così via. E questo ha comportato oneri e costi aggiuntivi che – specie se protratti nel tempo (come pare inevitabile che sia) - non possono essere totalmente a carico degli operatori del settore né possono essere ribaltati completamente sui committenti. Ricordo che Assologistica aveva chiesto già dallo scorso mese di aprile il riconoscimento di un credito di imposta del 50% su tutte le spese sostenute in applicazione delle misure previste dal già citato Protocollo per il contenimento della diffusione del virus covid-19 negli ambienti di lavoro. I costi ammessi al credito di imposta sono quelli sostenuti con decorrenza 1/3/2020 e fino al 31/12/2021”.

“Se vogliamo prepararci a fronteggiare le contingenze del presente e quello che sarà il post-pandemia ci vuole un cambio di passo, con uno Stato che scelga con decisione l’efficienza e non le pratiche burocratiche. In questi giorni – col riprendere vigore dell’emergenza sanitaria - siamo di nuovo nell’occhio del ciclone, tuttavia Assologistica è sempre più convinta che dall’emergenza sanitaria si debba e possa uscire dando vita a un piano nazionale di sviluppo industriale nel quale il sistema logistico sia parte integrante, basato principalmente su un forte ridimensionamento del costo del lavoro e su una reale semplificazione burocratica”.

“Restando in ambito burocratico segnalo che la nostra associazione ha deciso di chiedere un intervento governativo e parlamentare per l’inserimento nel codice civile del contratto di servizi logistici l’operatore logistico si trova infatti tuttora sfornito di tutele normative previste invece per altri soggetti che svolgono specifiche fasi dell’attività di logistica. Tra i differenti vantaggi della revisione da noi richiesta occorre annoverare un calo del contenzioso civile, le cui cause oggi sono determinate non solo da ragioni di inadempimento, ma proprio da difetti sull’interpretazione delle norme che la nuova normativa andrebbe a risolvere. Giova ricordare che l’ingresso tra i contratti tipici consacrati nel codice civile rappresenta inoltre il riconoscimento di un modello contrattuale che disciplina quotidianamente la movimentazione delle merci nel nostro Paese, contribuisce in modo rilevantissimo alla crescita del Pil e garantisce il sostentamento di milioni di persone. Rinnovo del contratto dei lavoratori della logistica: iter laborioso, ma in evoluzione Gentile ha poi affrontato il tema del rinnovo del contratto dei lavoratori della logistica. Il tavolo di rinnovo di tale contratto, scaduto a dicembre 2019, aveva appena iniziato i lavori, resi difficili dalla numerosa e composita compagine datoriale (sono presenti al tavolo più di 20 organizzazioni datoriali) quando la crisi sanitaria ha di fatto interrotto il negoziato. Nonostante l’interruzione del confronto le controparti non si sono mai perse di vista in questi mesi: il tema degli ammortizzatori sociali così come quello della tutela della salute con la firma dei protocolli ha tenuto vivo e incessante il confronto con uno spirito che si può definire collaborativo. Ora il sindacato, a partire dal livello confederale, chiede di tornare al tavolo delle trattative e nei mesi di settembre e ottobre le parti si sono nuovamente incontrate. Ovviamente gli incontri sono avvenuti in gruppi ristretti o da remoto ma non è solo la modalità degli incontri che è cambiata, anche i temi del confronto in questa fase non saranno i soliti: come chiede il sindacato si affronterà il tema dello smart working, ma andrà valutato se questa modalità, dove tecnicamente possibile, sia una scelta organizzativa efficace perché è chiaro che l’emergenza ha imposto scelte emergenziali che costringono ad adattarsi, ma con il ritorno alla normalità la scelta andrà valutata dal punto di vista economico e organizzativo. Inoltre partendo dall’importanza strategica del mondo della logistica, e consapevoli delle difficoltà che il settore deve affrontare, le parti intendono proporre alle istituzioni misure a sostegno delle imprese e dei lavoratori ma anche azioni e interventi per la prevenzione delle irregolarità e lo sviluppo della legalità".

“Assologistica non intende sottrarsi al confronto sui temi classici di un rinnovo contrattuale, ma di fronte a una situazione di estrema incertezza come quella che stiamo vivendo la prima preoccupazione deve essere il mantenimento sul mercato delle aziende e la salvaguardia dei posti di lavoro. Il tutto con una chiave di lettura improntata a una contrattazione nella quale la componente “flessibilità” sia messa in primo piano, riuscendo ad adeguare le regole del lavoro alle esigenze del business e alle contingenze che la pandemia siamo certi non ci risparmierà”.

“Dovendo pensare alla situazione contingente e all’innegabile ruolo strategico del nostro settore, quello che come Assologistica chiediamo con forza è che le istituzioni (e in primis il ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, nostro principale referente) coinvolgano gli operatori del settore e le Associazioni che li rappresentano in un dialogo costante, confrontandosi con noi sulle azioni concrete che occorre e occorrerà intraprendere in maniera tempestiva. Spetterà poi fungere da indispensabile trait d’union tra mondo politico e mondo operativo, con vantaggi per tutti”.

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