L’Unione petrolifera fa rotta sull’ambiente

Genova - Da Up a Unem. L’Unione petrolifera cambia nome diventando Unione energie per la mobilità quest’anno, fase storica per le enormi difficoltà patite dal settore e non ancora terminate. Lo fa ratificando un percorso di trasformazione avviato da qualche tempo, che richiede un impegno straordinario sulla decarbonizzazione

di Gilda Ferrari

Genova - Da Up a Unem. L’Unione petrolifera cambia nome diventando Unione energie per la mobilità quest’anno, fase storica per le enormi difficoltà patite dal settore e non ancora terminate. Lo fa ratificando un percorso di trasformazione avviato da qualche tempo, che richiede un impegno straordinario sulla decarbonizzazione: «Dipenderà in larga parte dalla nostra capacità di offrire soluzioni accessibili a tutti attraverso la ricerca e lo sviluppo di nuovi processi e prodotti. - spiega Claudio Spinaci, presidente dell’Up e ora della nuova Unem - Possiamo dare un contributo concreto con quote crescenti di componenti di origine non petrolifera, dai biocarburanti derivanti da rifiuti e biomasse, ai nuovi carburanti low carbon ottenuti da processi di sintesi tra CO2 e idrogeno». Tutta l’industria europea della raffinazione è impegnata su questo fronte, con investimenti stimati tra i 400 e i 650 miliardi di euro entro il 2050: «Nei prossimi anni assisteremo e accompagneremo la trasformazione delle nostre raffinerie - dice Spinaci - perciò stiamo progressivamente allargando il nostro perimetro associativo ad altre realtà attive nei nuovi ambiti, come ad esempio Neste e NextChem, che entreranno a gennaio».

Ma sulla strada della trasformazione la pandemia ha posto problemi impreviste al settore, colpito oggi da una crisi che non si vedeva da 70 anni. Il tasso di utilizzo della raffinazione è sceso al 72% dall’85% del 2019. Il crollo dei prezzi ha prodotto a livello internazionale una riduzione degli investimenti delle aziende di un terzo: 155 miliardi di dollari. La crisi della domanda unita al crollo dei prezzi ha prodotto un ammanco di quattro miliardi: «Dopo qualche segnale di lieve recupero sui consumi autotrazione - riflette Spinaci - stiamo di nuovo assistendo a una flessione, che rischia di peggiorare con i nuovi contagi e i mini lockdown che condizionano la mobilità dei cittadini. Senza dimenticare le forti difficoltà del trasporto aereo e della crocieristica navale. A ottobre stimiamo un calo superiore all’8% rispetto all’anno scorso e per il 2020 ci aspettiamo una perdita del 15%, oltre nove milioni di tonnellate».

Secondo Spinaci «i trasporti sono i più colpiti dalla pandemia e sarà difficile tornare alla situazione pre-Covid». Pesante lo stop subito dal trasporto aereo, che risente delle restrizioni nazionali e internazionali. Meno colpito il trasporto marittimo, considerando che circa l’85% dipende dal trasporto merci (che ha continuato a viaggiare) e solo il 9% dal comparto crocieristico e il 6% dai traghetti: «Per quest’anno prevediamo un calo del 9% che sarà per metà recuperato il prossimo anno». Unem sta lavorando alle proposte da presentare al governo per il Recovery Fund: «È fondamentale il riconoscimento del valore strategico dei carburanti low carbon, che diventeranno essenziali per la decarbonizzazione dei trasporti. Serve una visione di medio-lungo termine per reperire sul mercato del credito le risorse necessarie alle trasformazioni dei processi produttivi», chiude Spinaci.

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