Alleanza NextChem-Iren per la transizione

Genova - Sono NextChem e Iren le due aziende che stanno studiando il Distretto circolare verde che potrebbe essere realizzato in parte delle aree ex Ilva nel porto di Genova. Del progetto hanno parlato sabato  Toti e Bucci al ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti

di Alberto Quarati

Genova - Sono NextChem e Iren le due aziende che stanno studiando il Distretto circolare verde che potrebbe essere realizzato in parte delle aree ex Ilva nel porto di Genova. Del progetto hanno parlato sabato il presidente della Regione, Giovanni Toti, e il sindaco di Genova, Marco Bucci, al ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, in visita a Savona e nel capoluogo ligure. NextChem fa parte del gruppo dell’ingegneria Maire Tecnimont, quotato alla Borsa di Milano, oltre 6.300 dipendenti per 2,6 miliardi di fatturato, ed è la società che dal 2018 si occupa dei progetti legati a chimica e tecnologia verde: «Stiamo promuovendo questa tecnologia innovativa in più di 10 progetti in Italia - fanno sapoere da NextChem - con grande valenza territoriale. In Liguria, a Genova, stiamo svolgendo uno studio insieme ad Iren, con una proficua collaborazione tra Comune e Regione».

Il progetto dovrebbe applicare le tre tecnologie che NextChem ha raccolto sotto la definizione di Distretto circolare verde: il riciclo avanzato di materiali plastici in polimeri di qualità (upcycling), da reintrodurre nel processo produttivo; il riciclo chimico, che consente di ricavare prodotti chimici e carburanti (idrogeno, metanolo, etanolo, ammoniaca e altro) da scarti di rifiuti urbani non riciclabili; e infine l’idrogeno verde, considerato il carburante del futuro, attraverso la tecnologia dell’elettolisi da fonti rinnovabili. L’azienda ha già costruito un impianto per la prima di queste tecnologie, il riciclo avanzato della plastica, in grado di trasformare il 95% dei rifiuti ricevuti: è stato inaugurato nell’estate del 2019 a Bedizzole (Brescia) ed è gestito dalla controllata MyReplast Industries. Il distretto che NextChem andrebbe a realizzare a Genova sarebbe in collaborazione con Iren: la multiutilty del Nord Ovest, che conferma la partnership, sta in effetti a sua volta investendo e sviluppando tecnologie per l’economia circolare.

L’amministratore delegato Gianni Vittorio Armani ha annunciato che a novembre sarà presentato nel dettaglio un piano industriale a 10 anni, con oltre un miliardo l’anno investito proprio sulle tecnologie dedicate alla transizione verde. Un piano a tutto campo, che prevede una vera e propria trasformazione del gruppo, come anticipato da Bucci (il Comune di Genova è l’azionista più pesante della società) al Secolo XIX all’inizio dell’estate. La partita insomma si fa seria, ed è per questo che i ragionamenti degli enti locali, nei confronti dei quali sabato il ministro Giorgetti si è dimostrato aperturista, si spingono fino a toccare il tabù della revisione dei confini dello stabilimento Acciaierie d’Italia a Cornigliano. Bucci peraltro non ha mai fatto mistero di voler discutere una riduzione delle aree (un milione di metri quadrati) su cui si estende l’ex Ilva, a fronte di una crisi del gruppo che si trascina dal 2012, senza ancora una svolta concreta, e costringe gli impianti a lavorare sempre al di sotto delle loro potenzialità. La posizione del Distretto NextChem-Iren sarebbe ottimale, pure vicino a quella futura diga foranea che potrebbe diventare anche una piattaforma per generare energia verde, dalle onde o dal vento.

«PRIMA IL PIANO INDUSTRIALE»
Ma intanto, c’è il presente dell’ex Ilva: lo stabilimento di Cornigliano (unica grande fabbrica di latta in Italia, fondamentale per l’industria alimentare, che ne importa dall’estero l’80%) occupa 1.000 persone e proprio Giorgetti a luglio aveva promesso un piano industriale in autunno, al termine di 13 settimane di cassa integrazione (nel siderurgico di Taranto già prorogate fino a fine anno): non va dimenticato che il governo è anche azionista della holding che controlla l’azienda dell’acciaio, col 50% dei diritti di voto. Ogni discussione, per i sindacati, non può che partire da qui: «La questione non si pone - dice Stefano Bonazzi, segretario della Fiom genovese - il destino dello stabilimento è legato da un atto con valenza giuridica, cioè l’accordo di Cornigliano, che è stato sottoscritto enti locali, proprietà e sindacati». «Soltanto quando sarà ufficializzato il piano industriale eventualmente si potranno fare ragionamenti su altri insediamenti: oggi l’unica certezza è che quelle aree devono essere utilizzate solo per la siderurgia» dice Christian Venzano, segretario ligure Fim. «Giorgetti - conclude Antonio Apa, segretario Uilm Genova - anziché parlare di aree dovrebbe dirci qual è il piano industriale per l’ex Ilva, quanto produrrà il nuovo stabilimento, che organici impiegherà. Da luglio il governo su questo tema è completamente assente, nonostante oggi i grandi nodi industriali nel nostro Paese siano due: l’Alitalia, e appunto l'ex Ilva".

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