L’Algeria chiede l'aumento del prezzo del gas. L’Italia per ora non pagherà di più

Sabato da Mazara del Vallo (Trapani) sono entrati 54 milioni di metri cubi di gas (i dati domenicali sono ovviamente molto più bassi), contro i circa 30 in arrivo dalla Russia attraverso il valico di Tarvisio.

L'impianto British Petroleum di Amenas

Roma - L'Algeria batte cassa e chiede un aumento del prezzo del gas esportato in Europa. L’ad di Sonatrach, Toufik Hekkar ha annunciato di aver avviato contatti con i partner europei per rivedere le clausole contrattuali delle forniture, dopo la fiammata dei prezzi sui mercati internazionali. Ma l'Italia non rientra nel nuovo 'round' di confronti: si è mossa in tempo per garantirsi i nuovi approvvigionamenti e i contratti che legano la società algerina con l'italiana Eni arrivano fino al 2027. La decisione della Sonatrach suona comunque come un allarme sul delicato mercato del gas, nel quale ogni piccola fiamma di sollecitazione può accendere un incendio speculativo.

L'ultimo alert era arrivato dall'annuncio russo di voler chiudere il gasdotto Nord Stream, che serve soprattutto la Germania ma anche l'Italia, per una manutenzione che durerà 15 giorni. "Questo comporterà che ci sarà ancora meno gas e i prezzi aumenteranno perché il mercato del gas è speculativo - ha detto meno di 24 ore fa con crudo realismo il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani - e ci sarà una ulteriore corsa all'accaparramento". Il numero uno della compagnia algerina non ha fatto nomi ma ha spiegato di aver raggiunto già con tre partner l'aumento dei prezzi del gas naturale esportato.

"Siamo fiduciosi - ha detto - che presto raggiungeremo un accordo di revisione dei prezzi anche con altri partners. Ma l'Italia, con l'Eni, non rientra in questo nuovo round negoziale. L'Algeria, dopo la Russia e la Norvegia, è ora il più grande fornitore di gas europeo, inviato attraverso gasdotti verso la Spagna e l'Italia, ma anche attraverso gas liquefatto caricato sulle navi. In Europa ha contratti, oltre che con l'Eni in Italia, con Cepsa ed Endesa in Spagna, con Engie in Francia, con Galp in Portogallo. Gli occhi sono puntati sul paese nord africano per sostituire nel prossimo futuro il gas ma anche il petrolio russo.

E i primi risultati già si vedono. Nella stessa conferenza stampa, Sonatrach ha annunciato che nei primi cinque mesi dell'anno le esportazioni di idrocarburi sono aumentate del 70% rispetto all'anno precedente, per un totale di 21,5 miliardi di controvalore in dollari.

La produzione a fine maggio era pari a 79,2 milioni di tonnellate equivalenti, con un incremento del 2%. Pochi giorni fa, aveva annunciato di aspettarsi ricavi fino a 50 miliardi di dollari, grazie all'aumento dei prezzi degli idrocarburi dai quali dipende il 90% della propria economia. Il rapporto con l'Italia è strettissimo ed è stato rinsaldato dalla missione dello scorso aprile del presidente del Consiglio italiano Mario Draghi, dal ministro degli esteri, Luigi Di Maio e dall'amministratore delegato dell'Eni, Claudio Descalzi. Obiettivo: fornire 9 miliardi di metri cubi di gas l'anno e sviluppare energie rinnovabili ed idrogeno verde.

Per questo è stato il primo Paese visitato dalla delegazione del governo italiano prima di avviare il tour energetico-diplomatico in Qatar, Congo, Angola, Mozambico, Azerbijan. In Italia il flusso è già aumentato e oramai da qualche settimana l'arrivo del gas algerino ha superato quello della Russia.

Sabato da Mazara del Vallo (Trapani) sono entrati 54 milioni di metri cubi di gas (i dati domenicali sono ovviamente molto più bassi), contro i circa 30 in arrivo dalla Russia attraverso il valico di Tarvisio. Un apporto, quello russo, superato anche dai 41 milioni di metri cubi in arrivo dal nord Europa attraverso Passo Gries (Verbania) e quasi raggiunto dai 29 milioni del gasdotto Tap che approda in Puglia.

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