«Il mio obiettivo? Modernizzare l’Idrografico» / INTERVISTA

Genova - Da Novi Ligure al Polo Nord. Dalle coste somale per combattere i pirati, alla marina degli Stati Uniti dove ha ricevuto anche una medaglia di merito dal presidente Usa Donald Trump: «Un’atmosfera indelebile», dice il contrammiraglio Massimiliano Nannini, 53 anni, che oggi prende il comando dell’Idrografico di Genova

di Francesca Forleo

Genova - Da Novi Ligure al Polo Nord. Dalle coste somale per combattere i pirati, alla marina degli Stati Uniti dove ha ricevuto anche una medaglia di merito dal presidente Usa Donald Trump: «Un’atmosfera indelebile», dice il contrammiraglio Massimiliano Nannini, 53 anni, che oggi prende il comando dell’Idrografico di Genova, l’istituto della Marina che ha l’incarico da parte dello Stato di produrre tutte le carte nautiche ufficiali dei mari italiani, ed è sovente impegnato con proprie navi in missioni esplorative e di misurazione al di fuori dei nostri confini.

In Italia c’è un unico Idrografico, quello di Forte San Giorgio a Genova, fondato nel lontano 1872. Al passaggio di consegne tra il contrammiraglio Luigi Sinapi e Nannini, oggi a Forte San Giorgio con tutte le autorità cittadine, partecipa anche il capo di Stato maggiore della Marina militare italiana, Giuseppe Cavo Dragone.

Contrammiraglio Nannini, quali obiettivi si dà per il suo mandato?

«Modernizzazione, assunzioni, internazionalizzazione: sono questi i progetti, in continuità con il mio predecessore che, negli ultimi cionque anni, ha lavorato per rendere sempre più moderna la struttura. L’anno scorso è cominciato un piano di assunzioni di cartografi specializzati, perché anche noi soffriamo di carenza di organico. L’internazionalizzazione ci vede già protagonisti, insieme ad altri 92 Paesi, nell’Organizzazione idrografica internazionale e con circa 30 accordi bilaterali con altri Stati. Ma il nostro ruolo deve diventare sempre più centrale nel Mediterraneo: parteciperemo con altre marine alla costruzione degli Idrografici di Libano e Qatar».

L’Idrografico, però, viaggia molto anche verso i mari freddi dei poli con le sue navi. E così lei, che ha partecipato a diverse spedizioni al Polo Nord: ha in programma missioni?
«Se finirà il coronavirus sicuramente continuerò a navigare molto. Dal Polo Nord sta invece rientrando la nave "Alliance" impegnata in una spedizione importantissima partita per misurare il famoso Molloy Hole (un abisso alla congiunzione tra il Mar Glaciale Artico e il Mare di Groenlandia) che raggiunge 5.500 metri di profondità. I dati saranno poi forniti alla Norvegia che li utilizzerà per la cartografia ufficiale. La "Alliance" dovrebbe rientrare in Italia a partire dal 18 agosto. Sulla stessa nave, avevo partecipato come capo spedizione a una missione esplorativa di quattro mesi, tutti al buio e in condizioni di mare sempre proibitive».

Dal 2013 si parla del trasferimento della vostra sede da forte San Giorgio alle ex lavanderie Selom a Calata Gadda. Sarà lei a guidare questo trasloco?
«In realtà abbiamo deciso di rimanere qui: da alcune indagini sull’edificio è emerso che occorrerebbero sei milioni di euro solo per gli interventi sulle banchine, 20 per ristrutturare la palazzina. Non è secondaria la questione dei ricorsi presentati dalle aziende che hanno sede all’ex Selom: le cause avrebbero rallentato enormemente l’insediamento».

L’accordo sul trasferimento prevedeva anche che voi lasciaste l’ex caserma Gavoglio dove avete ancora i magazzini e l’autoreparto. Resterete anche lì?
«No, ne ho già parlato con il sindaco Marco Bucci e stiamo cercando d’individuare un luogo alternativo dove poter collocare i mezzi, più ancora dei magazzini che in prospettiva serviranno sempre meno».

Dovete effettuare dei lavori per adeguare la vostra sede, Forte San Giorgio?
«Si, siamo qui da 148 anni e stiamo anche già pensando alle celebrazioni per i 150. Alcuni lavori sono già cominciati».

Da Novi Ligure, dove è nato, alla Us Navy, com’è iniziata la sua carriera in Marina?
«Da ragazzino ho visto cominciare la carriera del capo di Stato maggiore Giuseppe Cavo Dragone, che ha 10 anni più di me ed è anche lui originario di Novi. È stato il primo pilota di jet della Marina, sognavo di diventare pilota anche io. Ero stato ammesso all’accademia di volo, ma ho avuto un incidente stradale che ha cambiato i piani».

Ha davvero combattuto i pirati?
«Durante una missione operativa anti-pirateria è capitato di intercettare un gruppo di pirati somali che avevano preso in ostaggio un peschereccio yemenita. Erano 10, cinque sono riusciti a scappare, cinque li abbiamo presi».

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