Spinelli: “Seconda pista e un volo per New York. Così rilanceremo l’aeroporto di Genova”
L’imprenditore portuale pronto a partecipare alla privatizzazione dello scalo: “Investiremo per portare nuove destinazioni”
Simone Gallotti
Aldo e Roberto Spinelli
Genova – La zampata è arrivata nel finale, con l’invio della lettera in cui il gruppo Spinelli, di cui è socio il big tedesco Hapag-Lloyd, ha annunciato di voler correre per la privatizzazione dell’aeroporto di Genova. «C’avevamo già provato 14 anni fa, quando l’Autorità portuale voleva vendere le sue quote. Poi però quell’operazione non era andata a buon fine. Ora abbiamo un piano di rilancio importante e lo vogliamo fare insieme ad alleato forte». Aldo Spinelli ha le idee molto chiare, sia che si parli di container che di voli: significa che sul piano ha lavorato a lungo prima di inviare la lettera.
Presidente, ma perché avete presentato la manifestazione di interesse?
«Perché il Colombo adesso va rilanciato seriamente. Non è possibile che questo territorio così importante non riesca ad avere un aeroporto all’altezza. Sono pronto a investire, a portare nuovi voli».
In che modo?
«Penso ad un’alleanza con un grande operatore. Ci sono diverse compagnie molto attive nel mondo: da British Airways a Lufthansa, ad esempio. I tedeschi sono uno dei più grandi player mondiali. Abbiamo potenzialità enormi e dobbiamo sfruttarle».
In particolare su cosa puntereste?
«Dobbiamo far nascere nuovi servizi, puntando intanto agli scali più importanti in Europa come Londra, Parigi, Zurigo…Ma non solo. E poi bisogna lavorare meglio sulle aree a disposizione: abbiamo un milione di metri quadri che possono essere integrati bene con il porto».
Pensate anche all’aviazione privata?
«Certo! A Genova abbiamo pochissimi voli privati nonostante la posizione privilegiata. Dobbiamo ricorrere al privato, porta valore aggiunto, ne sono convinto».
Parla dell’aeroporto come di un nuovo hub di sviluppo della città.
«Il Colombo deve diventare un polo anche del lavoro come era l’Ilva. Pensi che una volta l’Italsider era il cliente numero uno del porto di Genova. Porto, aeroporto e Ilva…Questi tre elementi devono diventare di nuovo poli fondamentali della città e dell’occupazione, proprio come era una volta».
Perché la vostra offerta dovrebbe essere migliore di quella delle crociere? In pista ci sono due big come Msc e Costa...
«Semplice: perché pensiamo ad un patto con una grande compagnia in grado di portare traffico. Vogliamo creare un aeroporto che sia in grado di fare concorrenza a Nizza, a Malpensa. E poi serve tanto marketing, per rendere conosciuto il territorio e i suoi collegamenti».
È questa la strategia di sviluppo?
«Non solo. Come ho già spiegato servono anche i servizi per le capitali europee e non solo. L’aeroporto dobbiamo trasformalo radicalmente e deve diventare un polo di attrazione certamente per tutta la Liguria, ma anche per il Piemonte. Insomma il “Colombo” deve essere un punto di riferimento per tutto il Nord Ovest».
Ma ha già in mente qualche rotta che potrebbe partire dall’aeroporto?
«Servono voli diretti per i liguri, al servizio sia di chi viaggia per lavoro - ecco perché insisto per i collegamenti con le capitali europee - sia per i luoghi di turismo. Ma lei pensa che un servizio diretto su New York non sarebbe riempito? Io penso che invece avrebbe un grande successo. Il bacino di utenza del Colombo è ampio: possiamo intercettare passeggeri in Liguria, Piemonte e Toscana».
Servono altre infrastrutture per la stazione aeroportuale?
«Certo. Lei pensi al fatto che l’aeroporto al momento ha una sola pista. Ne servono due: bisogna espandersi verso il canale di calma. Lì ci sono almeno 2 chilometri che possono essere riempiti per creare questa nuova infrastruttura. Guardi, tutto questo va fatto anche per smuovere le acque. Mi ricordo 14 anni fa il bando per la privatizzazione delle quote dell’Authority. Noi c’eravamo anche allora, ma la Camera di Commercio era contraria. Adesso sarà una battaglia dura. Per la città del futuro, serve un aeroporto moderno e funzionale». —
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