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Nel labirinto di Terzo valico e nodo: le sfide vinte e il lavoro ancora da fare

I cantieri riaprono le porte: questa volta si sale fino a Cravasco, dove l’amianto ha dato filo da torcere agli ingegneri «Ne abbiamo tirato fuori quanto il peso di due navi da crociera»

di Alberto Quarati
3 minuti di lettura

Dentro un camerone della galleria del Terzo valico: in fondo, gli strumenti per lo scavo dell'infrastruttura

 

Genova – «L’altra sera ho chiesto a Chat Gpt di farmi due paragoni legati a Genova, per potervi rendere l’idea. Beh, è come se da Cravasco avessimo tirato fuori amianto per l’equivalente della stazza lorda di due navi da crociera Msc. Mentre col resto delle rocce estratte avremmo potuto riempirci quattro stadi grandi come Marassi». Michele Ferrari di Webuild è il responsabile del lotto Cravasco, uno dei più delicati del Terzo valico-Nodo di Genova, il maxi-cantiere da oltre 10 miliardi di euro che il general contractor sta costruendo con la Rete ferroviaria italiana, e che si estende sotto terra da Arquata Scrivia fino alla Valpocevera, e da Pra’ sino a Brignole. Ieri per la prima volta il lotto Cravasco è stato aperto al pubblico. Centocinquanta i posti disponibili per la gita, altrettanti per visitare la ferrovia del Nodo tra Brignole e Principe nel pomeriggio.

La finestra di Cravasco: a sinistra, il nastro trasportatore per conferire alla cava il sottoprodotto; sulla sinistra, il deposito dell'amianto

 

Le Fs avevano annunciato l’open day nell’ambito dell’iniziativa Cantieri Aperti lo scorso fine settimana: lunedì era già tutto sold out. Ci sono persone che vivono vicino al cantiere e vogliono sapere quando finiscono i lavori, pendolari tra il Ponente e il centro che guardano il rendering avveniristico della nuova stazione di Voltri. Molti giovani, diversi appassionati di treni o grandi opere. Di Genova, Novi, Tortona, Milano. L’amianto è uno dei tre grossi ostacoli con cui deve fare i conti il cantiere della più lunga galleria ferroviaria in Italia. Gli altri sono il gas grisù (poco più in alto di Cravasco, nel cantiere Vallemme) e poco più in là le talpe rimaste incastrate nella roccia per la pressione esercitata dalla montagna.

Il Nodo di Genova, con l'ingresso delle gallerie San Tommaso e Cristoforo Colombo, dietro la Stazione di Brignole. Sbucano dalla Stazione di Genova Principe sotterranea

 

Per l’intensità di amianto riscontrata nelle rocce nel lotto di Cravasco è stato sviluppato un protocollo che è diventato un riferimento nel settore. Ora che il più secondo i geologi è stato superato, si può tirare il fiato e raccontarne la storia.

L'arrivo delle persone nella Galleria del Terzo valico

 

In questi anni gli operai hanno lavorato vestiti come se dovessero entrare nel nocciolo di una centrale nucleare, con tecniche di scavo raffinate e un totale 17 mila campionamenti. La roccia con l’amianto, 350 mila tonnellate, è stata isolata sotterra, poi insacchettata, chiusa in un deposito e spedita via treno in Germania (perché in Italia non ci sono depositi per raccogliere questi volumi di materiale). Il resto senza amianto, 1,5 milioni di metri cubi, trasferito su un nastro trasportatore di 250 metri per depositarlo nella cava dall’altra parte della stretta valle tra Cravasco e Isoverde, poco sopra Campomorone. Un impianto da 1,5 megawatt purifica giorno e notte l’aria. Molte persone chiedono conto del passaggio dei camion, degli interventi su questa o quella galleria di adduzione, vogliono capire dove saranno le nuove stazioni di Voltri e Palmaro: «Per voi sono piccole cose - dice una signora durante il briefing pre-visita a Mariano Cocchetti, responsabile Rfi progetto unico Terzo valico-Nodo -. Per noi sono questioni enormi». Tante sono le curiosità: quando finiranno i lavori, se la roccia scavata finirà nella nuova Diga foranea, se il gas trovato a Vallemme può essere sfruttato (no purtroppo), quanto manca da scavare e come si fa ad andare dritti nello scavo e come fanno a congiungersi i fronti di scavo nelle viscere della montagna.

L'illustrazione dei lavori alla Finestra di Cravasco

 

«Per arrivare a 100 anni me ne mancano 13 - dice Giuseppe Lagomarsino -. Lavoravo alla società Condotte quando era dell’Iri. Interessante il cantiere del Valico, ma io preferisco il Nodo. È un’opera sotto la città - dice Lagomarsino - sfruttando in parte vecchi tracciati. Spesso al mattino mi affaccio qua sopra, per guardare i lavori». Eloisa Cilona e Andrea Robiglio lavorano in Università a Genova, e sono invece contenti della loro mattinata con 400 metri di Appennino sopra la testa: «Avevamo letto sui media, provato ad approfondire un po’. Ma niente come esserci aiuta a capire le cose». Gaia Grasso e Mario Prato sono arrivati nel pomeriggio per la visita al Nodo: «Le spiegazioni erano tecniche, ma chiare, penso abbiano aiutato a capire il lavoro che si sta facendo». Ripagato insomma lo sforzo della giovane ingegnera di Webuild: «Scusate il fiato corto, sono un po’ emozionata...»: applauso di incoraggiamento dei visitatori, anche di chi non è di quel “popolo del sì” sintetizzato dalla candidata vicesindaco del centrodestra, Ilaria Cavo, che fa una visita al campo base di Trasta per scambiare qualche opinione con le persone e misurare un po’ il termometro politico in vista delle amministrative. Laura Lodi e Gerry Damonte arrivano da Pegli: vogliono capire meglio dove passerà la linea del Nodo a Ponente: «Sarebbe bello avere finalmente dei treni che ti portano in città. Diciamo non ogni due minuti, per carità, ma almeno 15 o 20...». Nicola Fedeli lavora alla Fincantieri: «Sono un appassionato di cambiamenti urbani, mi piace capire come si evolve la città. E poi lo stabilimento dove lavoro è interessato a lavori importanti, come il Ribaltamento, bella sfida». Scettico invece Pierluigi Costa, ex dipendente di Rfi: «Nella galleria di Valico mancano gli scambi tra un binario e l’altro. Se si rompe un treno, significa che per 27 chilometri non c’è possibilità di spostarlo?». È tutto sottoterra e da fuori non si vede, ma il grande cantiere appassiona e accende gli animi. —

La posizione su Google Maps della visita: la partenza era da Trasta, a poca distanza dalla foce del Polcevera

 

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