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La burocrazia negli scali

Assiterminal contro il blitz dell’Art: “Così scoraggia gli investimenti”

Alla loro assemblea annuale gli operatori di banchina criticano la delibera dell’Autorità trasporti con cui si sovrappone al ministero sui temi portuali

di Francesco Ferrari, inviato
3 minuti di lettura

Il Terminal Crociere di Napoli

 

Roma - Un “intervento a gamba tesa”, lo definisce il presidente di Assiterminal di fronte all’affollatissima sala di Unioncamere che ospita l’assemblea dell’associazione. E le teste che annuiscono sono decisamente la maggioranza. Nel mirino degli imprenditori portuali finisce ancora una volta l’Art, l’Authority di regolazione dei trasporti: “Con l’ultima delibera è tornata ad avere un approccio più legislativo che regolatorio. E lo ha fatto con un intervento che non tutela gli investimenti, anzi li disincentiva, fino a svilire il senso stesso di fare impresa, senza tenere conto delle caratteristiche intrinseche dei mercati portuali, cercando di sterilizzare le sue dinamiche con algoritmi e invadendo gli ambiti di competenza dell’amministrazione vigilante”.

La vicenda è brutalmente nota agli addetti ai lavori. Con una riforma portuale ancora lontana dal vedere la luce e le nomine dei presidenti trasformate in nomine di commissari in attesa della ‘benedizione’ ufficiale, il tentativo dell’Art di farsi largo nel vuoto lasciato dalla politica è vissuto con insofferenza e preoccupazione. “Dal governo – dirà a fine assemblea Tomaso Cognolato, presidente di Assiterminal – abbiamo avuto garanzie, stiamo aspettando un decreto, staremo a vedere. Certo è che la politica ha grandi responsabilità, ed è la politica che deve trovare una soluzione”.

Certo: i destinatari dell’intemerata di Cognolato, fra gli oltre duecento presenti a Roma, non ci sono. Manca il ministro del Mare Nello Musumeci, ma è soprattutto l’assenza (giustificata: “impegni istituzionali”) del viceministro Edoardo Rixi a pesare.


Tomaso Cognolato

 

Per fortuna gli ambasciatori non mancano: in platea c’è mezza Commissione trasporti, compreso il presidente Salvatore Deidda (“non esistono baruffe nel governo in materia di nomine nei porti, c’è piena sintonia” aveva detto in apertura dei lavori, suscitando più di una battuta fra il pubblico), ed è difficile immaginare che il messaggio di terminalisti non sia stato recapitato quasi in tempo reale. Presente anche la ministra del Turismo Daniela Santanché, protagonista di un accorato (anche troppo, si sussurrava alla fine dell’intensa mattinata) appello contro il “turismo predatorio”: “Aiutateci a fare squadra, a fare prevalere il turismo di qualità su quello di quantità. Diciamo sì ai visitatori alto-spendenti, no a chi invade le nostre migliori destinazioni senza portare nulla. A Capri arrivano battelli che scaricano 700 passeggeri alla volta, in Liguria chi ha una barca non può entrare in un porticciolo dopo le 7 di sera. L’Italia non merita questo”. “Facciamo volentieri parte di questa squadra – la reazione di Cognolato – Anzi, le propongo di partire insieme dal settore crociere, che chiede giustamente servizi di qualità”.

Punti di vista a parte, la giornata di Assiterminal ruota attorno ai mali cronici del settore, che non sono troppo distanti dai mali cronici del Paese. “Chiediamo da anni – scandisce Cognolato – uno sforzo di semplificazione e di uniformità di disposizioni. Non ci interessa la forma, che sia il completamento della riforma del 2016 o una Spa pubblica, non è materia che ci appassiona. Chiediamo solo che il governo porti a compimento questo percorso. Uno strumento che vorremmo nuovamente proporre è quello di poter individuare tra gli investimenti oggetto di credito di imposta nelle Zls e nelle Zes gli investimenti infrastrutturali che i privati intendono realizzare: un’opzione che aiuterebbe molto, laddove il pubblico non ha risorse sufficienti. Una proposta che non si discosta molto da un tema centrale: rendere chiaro alle strutture delle Autorità portuali l’importanza di valorizzare il riequilibrio economico finanziario delle concessioni a fronte di investimenti che il terminalista voglia fare”.

Nella ‘lista della spesa’ di Assiterminal non poteva mancare un riferimento alla transizione energetica. “Finalmente siamo arrivati alla pubblicazione del bando ‘login business’ funzionale allo sviluppo della Pnl digitale della filiera logistica. Ottimo, anche se i tempi rischiano di non essere in linea con quelli delle imprese. Stesso discorso vale per la transizione. Il modello del cold ironing, le linee guida per il Gnl e gli altri strumenti utili a sviluppare la competitività dei porti devono essere messi a terra. A questo proposito – dice Cognolato – abbiamo individuato in NatPower il partner industriale per realizzare un modello funzionale di shore power”. Non ultimo, un appello sul fronte occupazionale: “E’ inspiegabilmente inattuata la costituzione del Fondo per il prepensionamento dei lavoratori portuali. Con le altre associazioni abbiamo presentato l’ennesima proposta di emendamento nel corso dell’iter di conversione del Decreto infrastrutture. Se non avremo notizie positive, sarà necessaria una rivalutazione complessiva del tema insieme agli altri colleghi datoriali e ai sindacati”.

Quanto sia pesante il settore dei terminal portuali per l’economia del Paese lo dimostra il report presentato dall’Osservatorio nazionale sull’economia del mare su dati Fedespedi. I traffici del solo porto i Genova valgono 495 milioni di euro in termini assoluti e 130 milioni in quanto a occupazione generata. Notevoli anche i calcoli che riguardano gli altri scali: La Spezia vale rispettivamente 153 e 40 milioni, Livorno 260 e 47, Napoli 101 e 23, Trieste 395 e 59.

“In questi anni – è la conclusione del presidente di Assiterminal – la percezione di un nuovo rapporto tra territori e porti sta maturando. La politica e l’attenzione alla blue economy contribuiscono certamente a dare maggiore impulso alla stratetigicità del nostro settore. Anche l’Europa pare avere cambiato direzione dal punto di vista del green deal, ma manca sempre una chiara indicazione di strategia, un percorso da affrontare”. Un tema anche dell’assemblea a Napoli dell’associazione europea Feport.

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