«Nautica popolare, segnali di ripresa»

Venezia - Come ogni anno il nostro Salone è anche occasione per fare il punto sullo stato della nautica italiana e provare a capire se la rotta è finalmente quella giusta. Dal 2009 tutti noi operatori della nautica cerchiamo di cogliere quei segnali tanto attesi che possano indicare una svolta

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Venezia - Come ogni anno il nostro Salone è anche occasione per fare il punto sullo stato della nautica italiana e provare a capire se la rotta è finalmente quella giusta. Dal 2009 tutti noi operatori della nautica cerchiamo di cogliere quei segnali tanto attesi che possano indicare una svolta, se non una crescita, almeno la fine di un calo abissale che ha toccato questo nostro mercato della nautica.

In questi anni abbiamo continuato a ripeterci che il mondo cambiava e che dovevamo interpretare anche nel nostro settore questo cambiamento per essere pronti nel momento in cui fosse apparso un primo segnale di ripresa.

Dal governo e dalla politica stanno forse finalmente arrivando i segnali giusti: la scorsa settimana la X Commissione del Senato ha espresso parere favorevole a due disegni di legge, uno di iniziativa del governo, l’altro di iniziativa parlamentare per conferire delega al governo su una sostanziale modifica al Codice della nautica, semplificando e adeguando la normativa amministrativa e demaniale della nautica, i controlli in mare e tant’altro.

Per dare uno sguardo allo stato del mercato ci viene in aiuto la Cna che nello studio recentissimo, “Dinamiche e prospettive di mercato della filiera nautica del diporto”, che sarà presentato durante il Salone, illustra lo scenario italiano mettendo al centro dell’analisi l’intera filiera della nautica italiana comprensiva dei servizi e del turismo nautico.

È significativo osservare che lo studio ha dedicato un intero capitolo di focus all’Osservatorio nautico veneto, riconoscendo alla Regione un forte orientamento ai servizi nautici, tecnici e turistici e ad un mercato fatto di piccole e medie imbarcazioni.

Il quadro complessivo del fatturato della nautica italiana evidenzia in proiezione quinquennale una caduta verticale di oltre il 60%, passando dai 6.200 milioni di euro del 2008 ai 2300 dei dati preconsuntivi 2013.

Incide pesantemente il crollo della domanda interna che nel Paese ha colpito anche la piccola nautica e tutta la rete del service post-vendita. È anche l’effetto di un clima generale negativo favorito da atteggiamenti e provvedimenti legislativi che certamente non si sono mossi in funzione “anticiclica”.

Se la grande cantieristica ci vede stabilmente leader mondiali nel produzione con uno share globale di oltre il 40% di ordini per il 90% dedicati all’export, di tutt’altro aspetto è il mercato interno letteralmente crollato dell’80% in pochi anni.

Un mercato, lo vorrei ricordare, fatto per la stragrande maggioranza di piccole barche: del parco nautico italiano di circa 610 mila unità, il 92% è di dimensioni inferiori ai 10 metri di lunghezza, percentuale che sale al 96% se si osserva la fascia di lunghezza inferiore ai 12 metri.

Ma nonostante questa forte percentuale di piccole imbarcazioni, riflesso peraltro della nautica globale, e nonostante i nostri 8,000 e più chilometri di coste, restiamo ancora un popolo troppo poco sensibile al diportismo; basti pensare che con otto unità da diporto ogni 1.000 abitanti siamo ancora una cenerentola nello scenario europeo.

Addirittura tra il 2009 e il 2012 i giorni di navigazione per le piccole barche sono scesi da 55 a 38; segno di una desolante disaffezione verso la nautica anche da parte di chi è già diportista.

Significativo il parere formulato dal Comitato economico e sociale dell’Unione europea che aiuta a comprendere il valore economico e sociale della nautica popolare. Spero che questo messaggio sia colto anche in Italia: “La nautica da diporto, cioè l’andare sull’acqua per il proprio piacere, usando un’imbarcazione (barca a vela o motore, canoa, kayak o altro) oppure svolgendo una delle molte altre attività acquatiche disponibili (wind- e kitesurfing, immersioni subacquee, pesca ricreativa, ecc.), viene praticata in Europa da tutte le classi sociali da moltissimi anni. Essa non è considerata solo come passatempo estivo, ma sviluppa e comunica valori sportivi, culturali, ambientali e sociali”; “attraverso la nautica, in particolare le giovani generazioni possono apprendere il rispetto della natura, la valorizzazione del lavoro in comune, la responsabilità; possono socializzare, fare una attività sportiva divertente e a costi contenuti, conoscere nuovi territori con il turismo nautico, accedere ad aree marine di particolare pregio. La nautica ha di recente assunto anche funzione terapeutica, rivolta ai disabili e a persone che hanno perso fiducia in sé stesse, contribuendo al loro reinserimento, alla riacquisizione di sicurezze perdute”; “oggi in Europa 48 milioni di persone praticano l’attività nautica, e 36 milioni vanno in barca”.

Il profilo del diportista riflette le differenti categorie sociali di ogni nazione: le attività nautiche, nonostante patiscano spesso ingiustamente di un’immagine associata dai media esclusivamente al lusso, non sono riservate ad una élite sociale.

Si può parlare a buon proposito soprattutto di “nautica popolare”. Ed è volgendo lo sguardo oltre i nostri confini che riusciamo forse a cogliere quei segni positivi che da tempo attendiamo per il settore.

L’industria nautica inglese già a gennaio riscontrava un sensibile incremento dell’export ma soprattutto un incoraggiante segno di ritorno alle condizioni pre-crisi anche per il proprio mercato interno. La Francia che aveva registrato un calo del 70% nel triennio 2007/2010 segna un 2014 finalmente di crescita, con due terzi della propria produzione orientata all’export, ma anche un piccolo significativo segno di ripresa sul mercato interno.

La Germania che ha celebrato un enorme successo del proprio Salone di Dusseldorf, registra un ritorno all’acquisto della piccola barca entry level dopo anni di stasi totale del proprio mercato interno.

Oltre Oceano è noto come gli Stati Uniti siano ripartiti con percentuali significative di crescita del proprio mercato interno; oltre il 6% di crescita di un mercato fatto per ben il 95% di barche al di sotto degli otto metri e con l’83% dei proprietari con un reddito annuo inferiore ai 100 mila dollari.

Dobbiamo in ogni caso prendere atto che i mercati tradizionali della nautica sono cambiati e con essi è nato un nuovo stile destinato a caratterizzare per molti anni anche il nostro mercato:

Barche piccole, a misura del proprio uso, semplici ed economiche ;
Ridotti impatti ambientali e consumi di carburante, costi di gestione più contenuti;
Lento ma progressivo ritorno alla passione di andar per mare;
Socialità, educazione e sensibilità verso l’ambiente come elementi di sviluppo del settore.

Questi concetti li ritroviamo saldamente nella XIII edizione del Salone di Venezia, i cui tratti essenziali sono così riassunti:


•Abbiamo saputo resistere alla crisi che ha letteralmente spazzato via moltissime le manifestazioni nautiche del Paese. I 20 Saloni Nautici italiani si sono ridotti a tre: Genova, Venezia e Roma, sinergici tra loro nell’interpretare diversi mercati e con formule espositive diverse.
•Grazie alla partnership con Padova Fiere siamo riusciti a fare aggregazione e sinergia per rispondere alle esigenze degli operatori del territorio: Venezia oggi raccoglie e unisce quello che fino a due anni fa interpretavano anche Jesolo e Padova.
•Negli anni siamo riusciti a consolidare un format innovativo dedicato alle imbarcazioni, fino ai 12 metri di lunghezza, che come detto costituiscono il 96% della nautica italiana, ricordando anche che il Veneto con le sue oltre 55.000 targhe LV è forse il territorio leader del Paese per la nautica popolare.
•Valorizzando questa fascia di mercato abbiamo sviluppato collaborazioni con le Associazioni Artigiane e delle Piccole Imprese della nautica; grazie anche al patrocinio della Cna, siamo in grado di interpretare tutta la filiera dei servizi al diportista per valorizzare l’offerta anche in termini qualitativi.
•Di “necessità virtù”: siamo andati in giro per l’Italia e l’Europa a far conoscere il nostro modello espositivo e oggi vantiamo una percentuale di marchi italiani ed esteri molto significativa qualitativamente e quantitativamente.
•Abbiamo valorizzato l’innovazione e la tecnologia ambientale oggi molto apprezzata da un diportista sempre più sensibile all’ecosistema.
•Con l’area dedicata all’usato carrellabile, messa gratuitamente a disposizione di tutti i diportisti, abbiamo inteso dare l’opportunità a tutti di un acquisto anche economico. •Abbiamo realizzato un Salone che faccia tornare la voglia di nautica, che educhi le nuove generazioni, che insegni la sicurezza e il rispetto del mare. I tanti convegni ed eventi con Federazioni e Circoli nautici e la giornata della Sicurezza in mare ne sono la prova.

Questi i numeri della XIII edizione: 250 marchi rappresentati, 200 imbarcazioni in mostra di cui 40 nell’area mare, 80 mila metri quadrati di superficie espositiva lorda, 6.000 metri quadri di superficie coperta tra gazebo e tensostrutture, 360 metri quadri di pontili. Il Salone di Venezia, in questa sua XIII edizione, vuole offrire il proprio contributo a far comprendere a il vero significato di una nautica fatta per la stragrande maggioranza di barche per tutti; una nautica che riesce a sviluppare economia e occupazione lungo le nostre coste; una nautica ben lontana da quegli stereotipi che ci hanno accompagnato per troppo tempo.

Al termine di questi due weekend di svago e di lavoro capiremo se quei segnali positivi registrati dai Paesi Europei a noi vicini saranno stati di auspicio anche per il nostro Paese e i nostri operatori. Noi ce lo auguriamo.

*Lorenzo Pollicardo è curatore del Salone nautico di Venezia e tra i massimi esperti di nautica a livello mondiale.