«Con Azimut e Baglietto risolleveremo Ucina»
Genova - Parla Alberto Galassi, ceo di Ferretti: «Si è dimesso il presidente della Confindustria nautica, non era mai successo prima. L’associazione deve ripartire. Il Salone di Genova? Lo abbiamo sempre sostenuto ma così non va bene. Sarà compito di chi verrà eletto rilanciare la manifestazione».
Genova - Uno squillo appena, poi l’avvocato risponde. «Sono al Salone di Miami, abbiamo già venduto una barca» svela Alberto Galassi, ceo del gruppo Ferretti, al telefono con il Secolo XIX/The MediThelegraph. «Sa chi c’è acconto a me? L’amico Beniamino Gavio ed il nostro Lamberto Tacoli di Crn, presidente Ucina pro-tempore. Poi glieli passo».
Va bene. Nel frattempo chiedo a lei. Che aria si respira negli Stati Uniti?
«C’è il sole, il clima è splendido. E poi, come le ho detto, abbiamo appena firmato per un “Pershing 70”. Non male».
Con Gavio avete parlato anche della cessione del marchio Bertram?
«Nei giorni scorsi abbiamo sottoscritto una lettera d’intenti. Sono felice che uno dei più importanti brand della nautica negli Stati Uniti finisca in ottime mani. Insieme stiamo studiando molti progetti, idee che non riguardano solo il mondo della nautica».
A proposito di programmi comuni. Ce n’è uno che state portando avanti sempre con Baglietto ma anche con Azimut/Benetti per il rilancio della nautica italiana e di Ucina.
«Le parlo chiaramente: la Confindustria nautica è un’associazione che di recente ha avuto molti problemi ma soprattutto non ha funzionato. E questa realtà, così com’è, al gruppo Ferretti non interessa».
Quindi?
«Ci siamo incontrati. Il sottoscritto, Beniamino Gavio e Paolo Vitelli. Abbiamo tracciato quelle che per tre big del settore possono essere le linee guida per una rinascita dell’associazione che tutti noi ci auguriamo possa avvenire nel più breve tempo possibile e con l’elezione del nuovo presidente. Insieme rappresentiamo oltre il 60% del fatturato della cantieristica italiana. Gavio e Vitelli sono persone che stimo e con le quali c’è la massima intesa».
Ai grandi gruppi italiani allora interessano le sorti della Confindustria nautica?
«Certo che sì. Una realtà nazionale forte può portare vantaggi a tutte le aziende del nostro Paese, nessuna esclusa. E ci tengo a sottolineare questo aspetto: la nuova Ucina deve essere una realtà solida che al suo interno raccolta sia le grandi che le piccole realtà che operano in questo comparto. Oggi in moltissimi non si sentono rappresentati».
Quali problemi ci sono stati, a suo avviso, negli ultimi mesi in Ucina?
«Si è dimesso un presidente, non era mai successo prima. Credo non sia necessario dire molto altro, siamo arrivati al capolinea. E noi abbiamo intenzione di ripartire».
Però, chi ha lasciato la poltrona dell’associazione, ha detto di non aver gradito il modo in cui questa larga intesa è stata annunciata. Mi riferisco a Massimo Perotti.
«Mi scusi, ma come avremmo dovuto fare? Ci siamo incontrati a cena per discutere della cosa. Poi abbiamo fatto poche ore dopo un comunicato stampa. Proprio per informare tutti gli organi di informazione di quelle che sono le nostre idee, del nostro progetto. E per sottolineare che non vogliamo fare le cose di nascosto ma alla luce del sole».
Tra i vari aspetti sui quali avete intenzione di puntare c’è anche il Salone Nautico di Genova. Giusto?
«Il gruppo Ferretti ha sempre sostenuto l’evento. Sottolineo sempre, anche quando per noi non c’è stata alcuna convenienza economica. Ma ci sono delle cose che non vanno bene, devono essere affrontate. L’ex presidente Perotti aveva deciso di anticiparlo a maggio. Poi ha cambiato idea un paio di mesi dopo. Sarà compito del nuovo numero uno di Ucina rilanciare la manifestazione».
Perotti ha dichiarato che «esiste l’associazione, con i suoi modi e luoghi». E che lui non va a «pranzi o cene».
«Sa che le dico? Che tutte le volte che Beniamino Gavio e Paolo Vitelli mi invitano a cena rispondo sempre sì con estremo piacere. E poi, mica parliamo solo di barche».