La crisi di Mondomarine travolge l’indotto
Savona - La crisi del big savonese della nautica Mondomarine rischia di trascinareverso il baratro altre aziende dell’indotto. È il caso della società pisana Arredamenti c&d, che ha presentato un’ingiunzione di pagamento all’azienda ligure ottenendo un primo parere favorevole dal giudice
Savona - La crisi del big savonese della nautica Mondomarine rischia di trascinare verso il baratro altre aziende dell’indotto. È il caso della società pisana Arredamenti c&d, che ha presentato un’ingiunzione di pagamento all’azienda ligure ottenendo un primo parere favorevole dal giudice. E non è l’unico fornitore a trovarsi in difficoltà e a rischiare di chiudere i battenti.
Due settimane fa Mondomarine ha chiesto di avviare la procedura di cassa integrazione straordinaria per un centinaio di dipendenti, divisi tra gli storici cantieri Campanella di Savona e la sede di Pisa. I lavoratori hanno scioperato, il 17 marzo, ottenendo la riduzione dalle iniziali 13 a quattro delle settimane di Cig. Una fase delicata nella storia ultracentenaria di Mondomarine, anche se fonti vicine all’azienda assicurano che, «una volta ottenuto il via libera dalla banche per la ricapitalizzazione, la situazione potrebbe migliorare».
Ma il tempo rischia di essere tiranno, soprattutto per quelle realtà imprenditoriali che gravitano nell’indotto. È il caso della pisana Arredamenti c&d: nell’estate del 2015 sottoscrive con Mondomarine un contratto di fornitura da 270mila euro per la produzione e il montaggio dei soffitti e della mobilia esterna dello yacht Ipanema, fuoriserie del mare da 50 metri. Arrivano altri contratti ma, a inizio 2017, iniziano a esserci i primi problemi sui tempi di pagamento.
«Ci siamo resi conto delle difficoltà economiche e anche noi, come altri, abbiamo deciso di fermare i lavori. - spiega il titolare, Roberto Ciampi - A quel punto abbiamo ottenuto una lettera di patronage firmata dall’allora presidente di Mondomarine, Alessandro Falciai, come garanzia fino a 200mila euro». La lettera di patronage (una sorta di fidejussione) è datata maggio 2016 e reca in calce la firma dell’attuale presidente di Mps, a quel tempo alla guida di Mondomarine. Restano però ancora 120 mila euro di pendenze: Arredamenti c&d presenta un’ingiunzione di pagamento e, il 3 gennaio, il giudice le dà ragione. Mondomarine presenta ricorso e il 28 giugno si terrà la prima udienza del processo. Intanto, la ditta di Ciampi rischia di fallire.
«Non abbiamo più tempo, dobbiamo pagare banche e fornitori. Siamo una piccola azienda e rischiamo il fallimento. Nell’area del Pisano non siamo gli unici». Contattati dal Secolo XIX, i vertici di Mondomarine hanno preferito non commentare.