Allarme dell’associazione dell’automotive Anfia: “Per l'84% delle aziende pesa la crisi del Mar Rosso”
Tempi delle consegne più lunghi, difficoltà a reperire materie prime
Automobili nuove in un terminal portuale (foto d'archivio)
Genova - La crisi del Mar Rosso comincia ad avere contraccolpi sulle aziende della componentistica auto. I principali impatti riguardano i tempi delle consegne che sono più lunghi del previsto. Lo mette in evidenza un focus dell'Anfia su 70 aziende, delle quali solo il 16% ritiene che la crisi nel Mar Rosso non impatti il proprio business. Il 36,4% ha incontrato difficoltà nell'approvvigionamento di materie prime e componenti e, tra queste aziende, il 10,4% ha avuto problemi con le materie plastiche e altrettanti con i semiconduttori, mentre il 14,3% ha riscontrato difficoltà con i componenti elettronici.
Il segmento di prodotti in cui gli intervistati riscontrano maggiori difficoltà nel reperimento sono le materie prime. L'Anfia ricorda che circa il 30% del trasporto mondiale di container passa attraverso il Mar Rosso, una rotta cruciale per il trasporto di petrolio, gas e merci sfuse. Gli attacchi dei ribelli Houthi alle navi portacontainer hanno costretto le compagnie di navigazione a cercare nuove rotte, dirottando oltre 200 miliardi di dollari di flussi commerciali verso il Capo di Buona Speranza dalle ultime settimane del 2023.
Queste nuove rotte stanno causando ritardi nelle consegne e aumenti dei costi di spedizione, esponendo pesantemente il commercio globale a ulteriori interruzioni. Lo stabilimento tedesco di Tesla e le linee di produzione europee di Volvo e Suzuki hanno subito interruzioni a causa di carenze di componenti. A oggi - secondo i dati raccolti dall'Anfia - due terzi degli intervistati non hanno registrato interruzioni della produzione dei costruttori clienti a causa dei ritardi o della mancanza di componenti. Secondo la maggioranza degli intervistati non sussistono i presupposti per una nuova ondata di shortage nella supply-chain dell'automotive in Italia.
Circa il 30% del trasporto mondiale di container passa attraverso il Mar Rosso, una rotta chiave per petroliere e gas, così come per il trasporto di rinfuse. Gli attacchi dei ribelli Houthi alle navi portacontainer hanno spinto le compagnie di navigazione a trovare nuove rotte, reindirizzando verso il Capo di Buona Speranza oltre 200 miliardi di dollari di flussi commerciali dalle ultime settimane del 2023. Il volume delle merci in transito nel Mar Rosso al 29 febbraio 2024 è diminuito del 63% rispetto alla media di settembre 2023 e il numero di navi in transito è calato del 61,9% rispetto alla media del settembre 2023. Le nuove rotte stanno ritardando le consegne e contestualmente aumentando i costi di spedizione, con una forte esposizione ad una nuova interruzione nel commercio globale.
Il costo del trasporto verso l'Europa è cresciuto nelle prime settimane del 2024: si assiste al +173% rispetto a dicembre per il trasporto di container Asia-Europa. L'aumento dei tempi di percorenza via Sud Africa è di 10 giorni. Il costo del trasporto di un container da 40 piedi da Shanghai a Rotterdam è passato in poche settimane dai 1.667 USD del 21 dicembre 2023 ai 4.984 USD del 25 gennaio; quello del trasporto da Shanghai a Genova è passato nel medesimo periodo da 1.956 USD a 6.385 USD. Ne consegue che l'aumento di questi costi avrà un impatto in Europa sui prezzi delle merci importate dalla Cina e dall'Asia in generale. Oltre un terzo degli intervistati sta utilizzando forme di trasporto alternative. Un terzo sta facendo stockpiling (stoccaggio di sicurezza). In generale il traffico di navi nel Mar Rosso è calato del 55% rispetto a dicembre.
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