L’eterno risiko sulle banchine del porto di Genova | Le mappe
Dal 2008 a oggi i big dello scalo si sono fatti strada a colpi di partecipazioni, alleanze, milioni e ricorsi. Ma a controllare le pedine più importanti sul tavolo ormai sono rimasti solo in tre
Alberto Quarati
Genova e il suo porto (archivio)
Genova – L’inchiesta ligure di queste settimane rimette in luce la lotta che si consuma all’interno del porto di Genova per la conquista di concessioni e quindi spazi vitali in banchina.
Per capire come si è evoluto il risiko giocato sulle banchine a colpi di milioni di euro, istanze concorrenti e ricorsi al Tar vale la pena prendere come anno di riferimento il 2008: oggi come allora era deflagrata un’inchiesta sulle concessioni (legata all’area detta del “Multipurpose”), a livello macro-economico si chiudeva un ciclo di forte crescita che avrebbe lasciato il passo al decennio tormentato dalla crisi dei mutui con effetti a cascata anche sui trasporti. Nel 2008 soprattutto si saldò il patto azionario tra Psa e Sech, la prima grande alleanza tra big internazionali e imprese locali che sarebbe diventata un modello nel business portuale genovese. Risale infatti a quell’anno lo scambio azionario (40-60% reciproco) tra Psa Italia (controllata dall’Autorità portuale di Singapore, il più importante gruppo terminalistico mondiale), che dagli anni Novanta gestisce il terminal di Pra’ e la società Gip delle famiglie genovesi Negri, Schenone, Cerruti e Magillo.
Il porto di Genova nel 2008
Per Genova, era il matrimonio tra i due maggiori terminal container del porto: l’allora Vte e il Sech, ai piedi della Lanterna. Insieme fanno 1,2 milioni di metri quadrati, che saliranno a 1,3 milioni con l’assegnazione definitiva del Sesto modulo a Pra’, l’ultima fetta della maxi-penisola artificiale dove sorge il terminal Psa, cui aveva puntato anche la Contship (gruppo fondato dall’armatore genovese Ravano e inglobato nel gruppo tedesco Eurogate) e inizialmente anche le Ferrovie dello Stato e i cinesi della Cosco (storicamente alleati a Genova con i Cosulich) proprio in cordata con Psa.
Un vero puzzle la conquista di spazi a Genova da parte del gruppo Msc, il più grande armatore al mondo. Nel 2007 la compagnia di Gianluigi Aponte è sostanzialmente azionista di riferimento delle Stazioni Marittime, il terminal passeggeri, con la prospettiva di avere in concessione il terminal container che dovrà sorgere sopra il grande specchio acqueo della Calata Bettolo, sempre sotto la Lanterna. Rapportando i metri quadrati alle partecipazioni azionarie, nel 2007 Msc pesava 145 mila metri quadrati (290 mila delle Stazioni Marittime diviso due).
Il porto di Genova: la situazione al primo giugno 2024
Oggi Msc ha aumentato la presa su Stazioni Marittime (perché nel frattempo ha acquisito il 49% del gruppo Onorato, a sua volta azionista al 10% della società: tradotto in metri quadrati fa 162.400). Ha il 100% del Terminal Bettolo, che nel frattempo è stato costruito ma solo nella prima metà (sono operativi 90.200 metri quadrati dei progettati 200 mila), è socio al 45% del vicino Terminal Rinfuse (in proporzione 44.100 metri quadrati) e al 49% dell’Intermodal Marine Terminal in quanto azionista del gruppo Messina (in proporzione 123.900 metri quadrati) alla foce del Polcevera, più 10 mila metri quadrati in licenza per la compagnia controllata Gnv a Ponte Rubattino. Fanno 268 mila metri quadrati. Se il Comitato di gestione del porto autorizzasse l’acquisizione del vicino Terminal San Giorgio del gruppo Gavio (che rispetto al 2007 ha acquisito a sua volta l’adiacente Terminal Frutta dei Clerici), sempre rispettando le proporzioni azionarie, Msc salirebbe a 381.100 metri quadrati.
Se non si dovesse tenere conto degli equilibri azionari dati dalle varie alleanze del gruppo, quindi contando la totalità delle superfici dei terminal, Msc disporrebbe di 742.200 metri quadrati, che diventerebbero 952 mila a operazione San Giorgio conclusa - e salvo nuovi sviluppi nella vicenda dei Depositi chimici, il cui progetto di ricollocazione su Ponte Somalia, e quindi nel compendio del San Giorgio andrà quasi sicuramente al Consiglio di Stato. Con San Giorgio e attraverso i Messina, Aponte si riprende l’area a cui puntava sin dai primi anni Duemila, cioè proprio la zona del porto storicamente definita Multipurpose in cambio della quale gli venne promessa l’area di Bettolo.
Il terzo grande protagonista è il gruppo Spinelli, che nel 2008 stava stretto stretto nel compendio delle ex Industrie Rebora a Ponte Etiopia, sotto i grattacieli di San Benigno. A Levante l’area stata appena liberata dal gruppo Grendi, che si affacciava su Calata Ignazio Inglese e con cui avrebbe partecipato, perdendola, alla gara per l’assegnazione del Multipurpose (a favore proprio dell’associazione temporanea Messina-Gavio). A oggi, Spinelli (dal 2021 partecipato al 49% dal colosso tedesco Hapag Lloyd) si è esteso su Calata Inglese (Grendi nel frattempo è migrata prima a Ponte Libia, poi a Vado Ligure, infine a Marina di Carrara), nel 2014 è sbarcato sul vicino Ponte Rubattino in base a un accordo col Terminal Rinfuse di cui in seguito è diventato azionista (prima all’80%, poi al 55% facendo spazio a Msc) e ha strappato negli ultimi anni cinque diverse licenze sull’ex Carbonile Enel, nell’ottica di realizzazione del mega-polo container di Sampierdarena la cui genesi è finita negli accertamenti della Procura.
Il gruppo è passato da poco più di 100 mila metri quadrati ai 148.600 di Ponte Etiopia-Ponte ex Idroscalo, cui si aggiungono i 41 mila di licenze su aree ex Enel. Fanno 189.600 metri quadrati (97 mila con il criterio della proporzionalità delle quote: 51% è infatti di Hapag Lloyd) cui vanno aggiunti i 53.900 del 55% in Terminal Rinfuse. Il gruppo beneficia di alcune aree accessorie all’interno del porto: una piccola concessione vicino all’ex Calata Derna e una licenza in radice di Calata Bettolo, per un totale di 22.300 metri quadrati (11.900 con il criterio della proporzionalità): 162.800 metri quadrati, che diventano 309.900 in totale. Considerate le aree confinanti al porto, ma non in porto (Erzelli 2 a Cornigliano, Centro Servizi Derna a Sampierdarena, Derna Distripark a Pra’) fanno altri 145 mila metri quadrati, per un totale di 454.900 metri quadrati, 231.900 col criterio del rispetto delle quote. —
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