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L’intervista

Sommariva: “Io presidente del Gruppo Spinelli? L’ho fatto per i lavoratori. Non è di sinistra far chiudere le aziende”

L’ex sindacalista: “Il mio spazio nelle Authority era finito, alla Spezia non mi avrebbero riconfermato”

Simone Gallotti
2 minuti di lettura
Mario Sommariva 

Genova – L’ha tenuto nascosto anche agli amici più intimi. Non a tutti, certo, ma a molti. Ecco perché l’annuncio della sua nomina al vertice del gruppo Spinelli è diventato l’argomento principale delle conversazioni su whatsapp sia dei presidenti dei porti italiani che della politica. Mario Sommariva, genovese, orgogliosamente di sinistra, tra una settimana prenderà il posto che è stato da sempre occupato da Aldo Spinelli.

Inevitabile che il campo largo non l’abbia presa bene: «E perché? Augurarsi che chiuda un’impresa con migliaia di lavoratori tra diretti e indotto, è di sinistra?»

Partiamo dall’inizio: quando è nata l’idea di lavorare per il gruppo Spinelli?

«Sono loro ad avermi chiamato. E sono stato scelto dopo una lunga selezione. I soci comunque sono due: una è la famiglia del fondatore, l’altro è un colosso dello shipping (Hapag-Lloyd, quinto armatore al mondo, ndr)»

Tutto qui?

«Avevo capito da un po’ che non ci sarebbe stata possibilità di riconferma alla Spezia, che il mio spazio all’interno delle Authority portuali taliane non c’era più. È stata una selezione molto dura, ci sono stati diversi colloqui. Poi mi hanno scelto anche per le caratteristiche professionali che posso mettere in campo e hanno ritenuto che in questo particolare momento per il gruppo, fossi il candidato migliore».

Avrebbe voluto fare un secondo mandato alla Spezia?

«Certo. E sono amareggiato perché ritengo di aver lavorato bene».

Ma cosa le fa dire che alla Spezia non ci sarebbe stato più spazio?

«Una serie di elementi che mi sembravano inequivocabili».

Si dice che fosse infastidito dall’obbligo di dover mandare un curriculum a Roma per la riconferma…

«Ma no. Quello è un metodo di selezione che il ministero ha scelto e che secondo me va bene per il primo giro. Ma se devi confermare qualcuno per il secondo mandato, e ritieni che abbia agito bene, lo confermi. Altrimenti è come se non ritenessi soddisfacente il lavoro che è stato compiuto. Su questa base ho tratto le mie conclusioni».

A proposito della Spezia: sente di aver tradito la comunità portuale con le dimissioni?

«No. Le ho presentate due mesi prima della scadenza del mandato. E comunque non sarei stato riconfermato».

La Lega dice che alla presidenza del porto della Spezia lei sia stato spinto da Orlando, attuale candidato alle regionali del campo largo.

«Veramente la mia nomina è stata firmata dalla ministra Paola De Micheli (Pd, ndr) con l’intesa dell’allora presidente della Liguria, Giovanni Toti».

Altra questione: il pantouflage. Le porte girevoli dei dirigenti pubblici che approdano nel privato.

«Nel mio caso non c’è. Spinelli non ha concessioni alla Spezia. Non c’è stato nessun tipo di rapporto».

Ha già in mente cosa intende fare quando prenderà in mano le redini del gruppo?

«Il mio sarà un incarico di presidente operativo. Devo ancora entrare in azienda, sarò più preciso quando inizierò l’incarico. È evidente che dovrò occuparmi anche dei piani di sviluppo del gruppo. In campo ci sono forti investimenti».

Per il gruppo però questo non è un momento come gli altri. Dopo l’inchiesta, adesso il faro è sulle concessioni. Immagino che sia stato scelto anche per l’esperienza maturata anche su questo fronte quando era al vertice delle Authority?

«Penso proprio di sì. Questo è un aspetto fondamentale per il gruppo».

Nelle chat degli esponenti di sinistra molti erano stupiti. E dicevano: “Non poteva aspettare dopo le elezioni? Così ci mette in difficoltà”

«E perché mai? Vado a lavorare in un’azienda privata. L’inchiesta è sostanzialmente chiusa con i patteggiamenti. E ora il vero tema è: l’azienda deve proseguire o no? Vogliamo che un’azienda con socio il quinto armatore al mondo e migliaia di dipendenti, chiuda i battenti? Si tratta di un gruppo importante per Genova e per la logistica italiana. Chiudere le aziende è di sinistra? Io non credo. Credo invece che sia di sinistra occuparsi dei lavoratori, garantire il loro posto e sviluppare le aziende, creando nuova e buona occupazione».

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