Il magistrato Andrea Venegoni: “La Procura europea crescerà ancora. Focus su mafie e contrabbando”
La Procura europea è destinata ad avere un peso sempre crescente. Ne parla Andrea Venegoni, genovese, procuratore europeo per l’Italia, tornato ieri in città per il convegno su Eppo organizzato dall’Ordine dei commercialisti
di Alberto Quarati
Andrea Venegoni
Genova – L’European Public Prosecutor’s Office (Eppo), o Procura europea, è l’ufficio che fa indagini penali sul territorio dell’Unione europea per i reati che ne coinvolgono gli interessi finanziari.
Operativa dal 1 giugno 2021, è destinata ad avere un peso sempre crescente: «Già adesso - spiega Andrea Venegoni, genovese, procuratore europeo per l’Italia, tornato ieri in città per il convegno su Eppo organizzato dall’Ordine dei commercialisti - si sta riflettendo sul possibile ampliamento della competenza di Eppo. Sotto questo profilo si è parlato di varie categorie di reati, anche se fino ad ora in maniera solo teorica. In futuro ci sarà probabilmente una revisione normativa che potrà ampliare le nostre competenze, me è evidente che questo è un processo in mano ad altri».
Fino ad oggi Eppo è conosciuta soprattutto per essere la Procura che indaga sui reati connessi al Piano nazionale di ripresa e resilienza (e ovviamente i suoi corrispettivi negli altri Paesi europei), ma nella sua competenza rientrano, per esempio, anche i possibili reati di contrabbando commessi alle frontiere dell’Europa.
Quanti sono adesso i Paesi nei quali opera Eppo?
«Al momento sono 24 sul totale dei 27 dell’Unione europea, per quanto al momento l’operatività sia valida per 22 Paesi perché Svezia e Polonia hanno aderito recentemente, ma in essi Eppo non ha ancora iniziato a operare. La Procura opera su due livelli: un ufficio centrale in Lussemburgo, e un ufficio all’interno dei singoli Stati. In Italia siamo organizzati con otto macrodistretti territoriali. Genova ricade sotto Torino, insieme alla Valle d’Aosta».
Perché è nato questo ufficio?
«La Procura nasce anche dalla necessità di vedere i fenomeni criminali nel loro complesso, superando i confini nazionali: l’istituzione di Eppo è probabilmente la più grande novità nel diritto penale degli ultimi 50 anni a livello europeo, di cui gli ultimi 25 almeno sono stati proprio di studi per poter sviluppare una struttura simile, e una delle maggiori caratteristiche della novità e’ che l’ufficio eè unitario. I procuratori che conducono le indagini, anche se operanti sul territorio di Stati diversi, sono però tutti colleghi del medesimo ufficio europeo».
In quali ambiti opera, precisamente?
«Si occupa di tutti i reati che coinvolgono gli interessi finanziari dell’Unione europea, e quindi tutte le condotte che danneggiano o mettono in pericolo l’integrità del suo bilancio, consistente nelle entrate e nelle uscite. Le entrate dell’Ue, al netto dei finanziamenti dei singoli Stati, sono i dazi e una quota dell’Iva. Le uscite sono le varie categorie di fondi, le varie forme di finanziamento allo sviluppo per i singoli Paesi, e di conseguenza anche il Pnrr. Le fattispecie sono quindi frodi, false dichiarazioni nelle entrate e nelle uscite, appropriazione indebita, peculato, corruzione negli appalti su fondi europei e connesso riciclaggio per fare degli esempi».
Quanti sono i procuratori europei in Italia?
«Oltre al mio lavoro di coordinamento e supervisione a Lussemburgo, la pianta organica per l’Italia è di 20 procuratori europei delegati, ma allo stato attuale sono 17. Nelle prossime settimane però verranno colmate le vacanze di organico con due procuratori europei delegati presso l’ufficio di Bari e un procuratore europeo delegato presso l’ufficio di Roma. Certo, man mano che i compiti aumenteranno, l’auspicio è quello di poter avere sempre risorse adeguate».
Sono già stati conclusi dei procedimenti che riguardano Genova?
«Sì, ci sono già stati dei procedimenti, alcuni già conclusi».
Su quali fattispecie?
«Su varie tipologie di reati, ma è chiaro che la sede che si occupa dei procedimenti su Genova ha spesso a che fare con i temi doganali. Ma di più non posso dirle».
Presso i vostri uffici c’è anche un procedimento legato alla nuova Diga foranea.
«Si tratta di una notizia apparsa esclusivamente su alcuni organi di stampa, che non possiamo né confermare, né smentire».
A proposito di dogana, in Italia gli operatori del settore sono allarmati. Ogni errore di dichiarazione sopra i 10mila euro diventa reato, si teme una proliferazione dei procedimenti e un ingorgo giudiziario.
«Sul fatto che per qualunque condotta si debba trasmettere una notizia di reato a Eppo, va detto che si tratta di un’interpretazione delle norme del codice doganale. Ma è possibile anche dare una lettura che riporti la trasmissione della notizia di un reato ad un sistema basato su principi non diversi dagli attuali: in base al codice di procedura penale l’iscrizione nel registro degli indagati risponde a dei criteri, non viene fatta indiscriminatamente. Proprio su questi temi, è in corso adesso un confronto con la Dogana».
Qual è il ruolo di Eppo nel contrasto alle mafie?
«Per normativa europea Eppo è competente anche sul reato di associazione a delinquere, non esclusa quella con implicazioni mafiose, quando la stessa è focalizzata su reati legati al bilancio dell’Unione. E in effetti, ci siamo resi conto che soprattutto i fondi europei possono destare attenzione in questo senso: del resto sono reati che non creano grande allarme sociale e sono relativamente semplici da realizzare. Su questi abbiamo potuto constatare forte l’interesse della criminalità organizzata».
Nell’ultimo rapporto Eppo emerge come le frodi in Italia ammontino nel 2023 a oltre sette miliardi di euro. Nel prossimo rapporto saranno di più?
«Possibile. Ma vede, è vero che l’Italia è il Paese che presenta il maggiore numero di casi, ma non deve essere necessariamente considerato quello in cui si commettono più frodi. Mentre sicuramente l’alto numero di casi emersi è indice del fatto che qui si indaga molto e bene, essendoci anche corpi investigativi specializzati come le Guardia di Finanza e le stesse Dogane quando operano con funzione di polizia giudiziaria, così come i carabinieri sulle frodi comunitarie. Questo, unito all’esperienza investigativa dei procuratori europei delegati provenienti dalla magistratura italiana, e al loro status di indipendenza».
Un cittadino comune può rivolgersi a Eppo?
«Qualunque cittadino europeo lo può fare, contattando gli uffici di Eppo, che ha anche un apposito indirizzo sul proprio sito Internet per raccogliere questo tipo di comunicazioni, potendo usare la propria lingua madre, e quindi l’italiano per un cittadino del nostro Paese».
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