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Il dazio ha davvero influenza sui paesi forti?

London school of economics: i dazi degli Stati Uniti sui prodotti cinesi avvantaggerebbero l’Italia. Per ottenere una risposta dall’esperta di risparmi e investimenti Sarah Strufaldi scrivere a: risparmio@ilsecoloxix.it

Sarah Strufaldi
Aggiornato alle 1 minuto di lettura

Un controllo doganale in una foto d'archivio

 

Mi chiedevo, come può uno strumento come il dazio avere un’influenza così marcata sul commercio e sui vari Paesi, compresi quelli europei?

Antonio R. e-mail

I dazi doganali sono uno strumento potente nelle mani dei governi per regolare il commercio internazionale, ma il loro impatto può variare molto a seconda di come e dove vengono applicati. Prima di scendere nei particolari, per dazio si intende un’imposta indiretta applicata sui consumi che influisce sullo scambio di cose o beni da uno Stato all'altro. Per comprenderne gli effetti, soffermiamoci pure sul recente caso degli Stati Uniti e le ripercussioni che potrebbero avere le scelte del nuovo Presidente su questo importante strumento. Nel 2023, gli Stati Uniti sono stati il maggiore importatore al mondo, con beni e servizi acquistati per un valore di 3.857 miliardi di dollari. Sono anche il Paese con il deficit commerciale più elevato, pari a 784,9 miliardi, il 2,8% del loro Pil. Deficit commerciale significa che il totale delle esportazioni è inferiore alle importazioni, ovvero che un Paese sta spendendo più di quanto incassa nell’arena globale. Per ridurre questo squilibrio, il Presidente Donald Trump, ha proposto un dazio base, tra un 10 e un 20% per tutti i prodotti provenienti dall’estero, fino al 60% su alcuni prodotti cinesi e persino fino al 100% sulle automobili.

Cosa accadrebbe se davvero queste tariffe fossero applicate? Secondo uno studio condotto dalla London school of economics, si potrebbero avere effetti significativi sull’economia globale: un calo dello 0,68% del Pil cinese e dello 0,11% per quello europeo, ma anche il Pil americano, nel medio periodo, subirebbe una contrazione dello 0,64%. Come nota positiva invece, lo stesso studio prevederebbe per l’Italia un lieve beneficio (+0,01% del Pil), poiché i dazi favorirebbero le nostre vendite verso gli Stati Uniti a discapito di quelle cinesi, essendo la Cina e l’Italia concorrenti in determinati settori come il manifatturiero e il tessile.

Un altro aspetto da considerare è che i dazi spesso innescano ritorsioni internazionali: se, ad esempio, Cina e Ue rispondessero con misure analoghe, l’impatto negativo sul PIL americano ed europeo sarebbe ancora più marcato. Inoltre, i dazi tendono a spingere al rialzo i prezzi interni nei Paesi che li applicano, alimentando quindi l’inflazione e riducendo il potere d’acquisto dei consumatori. Concludendo i dazi sono un’arma a doppio taglio: possono proteggere l’industria nazionale nel breve periodo, ma rischiano di indebolire la crescita economica e aumentare le tensioni internazionali. Non si sa ancora quale strategia effettiva intraprenderà il nuovo governo statunitense, ma sicuramente la sua decisione dipenderà da un equilibrio delicato tra vantaggi e costi, per la loro economia locale e per quella oltre i confini.

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