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L’INTERVISTA

Mastro: “La riforma dei porti? Ci aspettiamo soltanto meno burocrazia nelle procedure”

“Brindisi sta pagando la deindustrializzazione: dipendeva dalla centrale a carbone Federico II dell'Enel e dal petrolchimico, che ora ha quasi chiuso. Gli accosti per quelle attività garantivano traffici importanti che non ci sono più. Ma sappiamo già come ridisegnare le cose”

di ALBERTO GHIARA
3 minuti di lettura

Francesco Mastro

 (ansa)

Il sistema portuale dell’Adriatico meridionale è uno dei più articolati e complessi in Italia. Rappresenta bene una certa particolarità italiana, fatta di porti più grandi e scali minori al servizio delle produzioni del territorio. Sicuramente sarà un bel test di efficienza per la gestione centralizzata della futura Porti d’Italia Spa, prevista dalla riforma. Non è forse un caso se sulla legge arrivata in Parlamento il presidente dell’Adsp barese, Francesco Mastro, si affida ai legislatori, con un’unica puntualizzazione proprio relativa alle complessità che gli amministratori sul territorio si trovano a gestire

La riforma dei porti è in Parlamento: che cosa ne pensa?

«Facciano quello che ritengono - afferma Mastro - e noi presidenti eseguiamo. Noi ci aspettiamo soltanto una deburocratizzazione delle procedure, che ci lascino le mani più libere per andare a velocità ancora più alte per migliorare i porti».

L’Adsp adriatica meridionale ha in ballo opere per un miliardo di euro. Quest'anno scade il Pnrr, come è la situazione?

«Le opere Pnrr sono a buon punto e finiranno come previsto. Il più grosso investimento è il rifacimento e la messa in esercizio del Baf, il Bacino Alti Fondali a Manfredonia: una grande opera che ci darà la possibilità di avere traffici importanti e di offrire un buon servizio alla città, che potrà diventare un polo commerciale importante, grazie a una retroportualità altrettanto significativa e a una storia commerciale già consolidata, sebbene non sia mai potuta decollare».

Quali sono altre importanti?

«Marisabella a Bari è nei tempi e finirà entro il 2027, senza rallentamenti. Il cantiere è operativo 24 ore su 24, sempre con personale al lavoro, nessun blocco. È un'opera che darà ampio respiro al porto di Bari, oggi congestionato: i traffici superano già le capacità attuali. C'è poi la camionale, un’opera da 256 milioni, finanziata per 80 dall'Adsp, che permetterà ai camion di andare direttamente in autostrada dal porto, senza congestionare il traffico urbano. È già finanziata, approvata, in fase di cantierizzazione: contiamo di averla completata nei prossimi 2-3 anni. Poi c’è Barletta, dove è venuto il ministro Picchetto Fratin che col senatore Damiani ha trovato i 35 milioni per il prolungamento dei moli. Questo significa avere finalmente copertura da maestrale: oggi quegli spazi sono inutilizzabili perché il porto è storicamente aperto proprio a maestrale. Faccio vela da 45 anni e posso dire che un porto aperto a maestrale è una jattura. La cosa più importante però è che il prolungamento dei moli eliminerà l'insabbiamento dei fondali».

Sui Piani regolatori portuali, a che punto siete?

«A Brindisi è stato approvato il primo gennaio 2025, il primo Prp approvato in Italia ai sensi del decreto legislativo del 2016. Per Bari abbiamo già il Dpss pronto, e il nuovo Prp dovrebbe essere pronto in circa un anno: contiamo di andare in approvazione entro due o tre anni al massimo. Per Manfredonia andremo in adozione — che equivale all'approvazione — entro giugno o luglio».

Cosa significa il piano regolatore per Bari?

«Bari non si può ampliare, è quello che è. Ma ho una notizia in anteprima che la città aspettava da decenni: in questi giorni vado in Comitato di gestione e acquisisco alla nostra circoscrizione lo specchio acqueo del Porto Vecchio — il centro nevralgico della vita sociale e diportistica della città, dove ci sono i due maggiori circoli, il Circolo della Vela e il Barion. Oggi non hanno imbarcazioni perché i fondali sono bassissimi e il Comune non riesce a intervenire. Entro un anno e mezzo, massimo due, drago quell'area e do finalmente la possibilità a tutti i baresi e ai circoli più blasonati di avere le imbarcazioni lì».

Ci sono altri interventi rilevanti?

«A metà luglio viene il ministro Salvini a inaugurare il cantiere del molo su cui, nella parte esterna, avranno base tre grandi pattugliatori della Capitaneria di Porto da 100 metri, che pattuglieranno tutto il Mediterraneo. All'interno apriremo una marina con altri 200 posti barca e la capacità di ospitare fino a 8 mega yacht dai 50 ai 90 metri. Abbiamo già richieste dagli Emirati e da altre nazioni: Bari non aveva spazi né assistenza, ora glieli daremo. Tempo di realizzazione: due anni».

Avete da poco un nuovo segretario generale.

«Sì, è una nomina fiduciaria del presidente, ed è un brindisino — il che era atteso, perché Brindisi ha spesso lamentato l'assenza di dirigenti ai vertici. Si tratta dell'ingegner Di Leverano, che era già dirigente del Dipartimento tecnico. È una scelta molto pratica: gestirà quasi un miliardo di cantieri che lui stesso ha progettato e seguito nelle approvazioni».

Riguardo a Brindisi: è un porto in fase di transizione, alcune attività si sono dismesse. Come stanno le cose?

«Brindisi sta pagando la deindustrializzazione: dipendeva dalla centrale a carbone Federico II dell'Enel e dal petrolchimico, che ora ha quasi chiuso. Gli accosti per quelle attività garantivano traffici importanti che non ci sono più. Ma sappiamo già come ridisegnare le cose. Stiamo finendo le colmate di Capo Bianco, stiamo sistemando la grande banchina di Costa Morena, e presto l'Enel libererà la banchina ex-carboniera. Avremo nuovi traffici commerciali — container e automotive — e se il governo sbloccherà l'offshore, le colmate della zona franca doganale potranno ospitare la produzione di floaters, visto che le pale verranno costruite a Taranto. Le crociere stanno aumentando: fino al 2028 cresceremo del 40-50%. E abbiamo appena ottenuto il parere favorevole per concedere il lungomare Regina Margherita — quello che una volta l'anno si riempie per la regata Brindisi-Corfù — a un raggruppamento di tre concessionari esperti di diportismo. Finalmente Brindisi in centro avrà il diporto di qualità».

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