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Trieste, ecco il progetto di Sgarbi per riqualificare i magazzini Greensisam

Trieste - Il proprietario della società terminalista del Molo Settimo resta convinto che solo con la vendita delle aree e non con il sistema attuale delle concessioni le banche possono partecipare agli investimenti.

Elisabetta Batic
2 minuti di lettura

Trieste - Una lunga passeggiata coperta, compresa tra le due file di magazzini, con un tetto trasparente a tre navate che integrerebbe gli spazi con i viali coperti da 4.200 e 6400 metri quadrati ciascuno. È solo un dettaglio del progetto “disegnato” dal critico d’arte Vittorio Sgarbi, assieme all’architetto triestino Barbara Fornasir, commissionato in tempi non sospetti dal numero uno di Italia Marittima Pierluigi Maneschi. Ad illustrarlo è stato lo stesso Sgarbi, nel corso di un incontro ieri a Trieste. Il progetto, che riguarda il recupero di cinque magazzini portuali Greensisam (quelli più vicini alla città) prevede anche parcheggi interrati e sul tetto dei due edifici più bassi sul fronte mare una copertura erbosa come si usava un tempo per isolare le merci con una piscina pensile con acqua di mare, un giardino e un centro fisioterapico. E ancora pavimentazione in pietra locale ed un percorso per il jogging. Nei magazzini, grazie agli interventi già concordati con la Soprintendenza, troverebbero spazio negozi, centri servizi, bar, ristoranti, alberghi, centri direzionali ma anche abitazioni private. «Una Trieste 2» l’ha definita Vittorio Sgarbi e non «un luogo sacro» ma una nuova parte della città che deve essere vissuta in tutte le sue sfaccettature.

«Il modello, e questo è veramente dissacratorio, che io ho di Porto Vecchio – ha dichiarato il critico d’arte – è quello di un outlet che attira molte persone a comprare ma è un villaggio finto, a Trieste anzichè costruirlo c’è già, è praticamente pronto». A fianco della funzione commerciale di questo ipotetico grande “emporio” secondo Sgarbi devono trovare spazio case, residenze, alberghi e studi legali, «una città viva». In sostanza un outlet di lusso all’interno dell’antico scalo dove, secondo Maneschi, la politica ha commesso errori per decenni, «il Porto Vecchio – ha affermato – non è un caso mio ma nazionale, che dovrebbe essere studiato a livello universitario per capire quello che non bisogna fare e cosa può portare a fare la politica» perchè «se la politica è buona le cose vanno come devono ma se è come questa i risultati si vedono e il Porto Vecchio è un caso politico, di malapolitica». Il proprietario della società terminalista del Molo Settimo resta convinto che solo con la vendita delle aree e non con il sistema attuale delle concessioni le banche possono partecipare agli investimenti.

Sgarbi, dal canto suo, ha definito la sdemanializzazione del Porto Vecchio «una grande vittoria della Trieste laica» mentre l’architetto Fornasir ha sottolineato come Greensisam sarà la cerniera tra la città e il Porto Vecchio, a soli 500 metri da Piazza Unità. L’auspicio del sindaco di Trieste Roberto Cosolini, all’indomani del via libera da parte del Consiglio comunale alla mozione sul percorso di sdemanializzazione, è che l’antico scalo diventi «simbolo dell’affaccio sul mare di quella parte dell’Europa per la quale il Porto Vecchio era lo scalo naturale delle merci». Non una «semplice operazione immobiliare» nè «uno spezzatino di concessioni» ma «serve una strategia di crescita della città». È questione di ore, invece, per la nomina di Zeno D’Agostino dapprima come commissario dell’Autorità portuale e poi come presidente della stessa. Nome rispetto al quale Maneschi non nasconde qualche perplessità «rispetto chiunque venga e assieme dovremo lavorare per il Porto di Trieste, dispiace soltanto che queste siano decisioni solo politiche che non tengono mai conto delle esigenze di utenti ed operatori».

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