Porto nel caos, Hapag-Lloyd e Msc potenziano la ferrovia. "Genova non si abbandona"

"Negli ultimi tempi, nonostante la crisi, Genova è riuscita addirittura a guadagnare terreno – spiega Francesco Zuccarino, da 50 anni l’uomo di Msc a Genova - Lo dimostra il fatto che a giugno il traffico container della nostra compagnia è aumentato dell’1,8%"

di Simone Gallotti

Genova - Arrivare e uscire dal porto di Genova è diventato quasi impossibile. I continui cantieri sulle autostrade liguri stanno isolando da terra lo scalo più importante d’Italia. E ora i problemi arrivano anche dal mare: a giugno le navi arrivate nel principale terminal container della città, quello gestito dal colosso Psa di Singapore, sono state meno persino di quelle di maggio. Il caso Genova è arrivato così fino in Cina e Pechino pensa di abbandonare la città: «Non è stato ancora deciso, ma l’opzione è sul tavolo» spiega Augusto Cosulich, numero uno di Cosco, la grande compagnia cinese di trasporto marittimo. La lettera che i cinesi hanno inviato ai clienti è chiara: «In questo periodo è meglio scegliere un altro porto più efficiente rispetto a Genova». E la Via della Seta rischia così di fermarsi sotto la Lanterna.

In banchina però ieri non tutti hanno preso bene l’offensiva di Cosco: «Difficile che i cinesi lascino gratis ai concorrenti tutti gli interessi che hanno su Genova» era il ragionamento dei camalli più esperti. E infatti poco dopo gli altri grandi armatori, concorrenti di Pechino, ne hanno subito approfittato e attorno al porto sull’orlo dell’abbandono si sono schierati tutti i big. «Negli ultimi tempi, nonostante la crisi, Genova è riuscita addirittura a guadagnare terreno – spiega Francesco Zuccarino, da 50 anni l’uomo di Msc a Genova - Lo dimostra il fatto che a giugno il traffico container della nostra compagnia è aumentato dell’1,8% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Ecco perché siamo moderatamente fiduciosi per l’andamento dell’intero 2020». La compagnia di Gianluigi Aponte gestisce la seconda flotta al mondo e non ha intenzione di lasciare lo scalo ligure, nonostante i problemi autostradali: «Genova e il suo porto restano strategici per Msc, che è intenzionata a rafforzare la propria partnership con la città e a portare avanti gli investimenti annunciati». Zuccarino conferma anche la strategia sul nuovo terminal container che sta per nascere: «Calata Bettolo procede come da programma e contiamo di inaugurarlo il prima possibile». Anche Stefano Messina, presidente di Assarmatori e dello storico gruppo dello shipping genovese, va giù duro: «Abbandonare Genova? È una follia. Per noi è vero il contrario. In porto nei giorni scorsi c’era una presenza massiccia di navi delle compagnie che aderiscono alla nostra associazione, ed è la conferma tangibile di quanto stiamo affermando: il porto di Genova è il fulcro essenziale del più importante sistema logistico e produttivo del Sud Europa. È improponibile pensare ad alternative: la nostra intenzione è quella di rafforzare linee e servizi sullo scalo ligure». Il principale cliente di Genova è la compagnia tedesca Hapag-Lloyd e l’uomo che rappresenta il gruppo in Italia è Paolo Pessina, da pochi giorni presidente anche degli agenti marittimi genovesi: «È un momento molto difficile, ma l’alternativa non può essere la fuga, semmai è l’intermodale: dove non arrivano i camion perché c’è un serio problema sulle autostrade, può arrivare il treno. E infatti la strategia di molte compagnie (Hapag-Lloyd e Msc sono tra queste, ndr) è stato quello di aumentare la merce trasportata su ferrovia». I mezzi pesanti che ogni giorno lavorano nel porto di Genova sono 4.500. Un’enormità, che ora la rete stradale non è più in grado di gestire. Ieri gli esperti di logistica facevano notare, tuttavia, che i disagi saranno limitati nel tempo, al massimo per altre due settimane, e risulta al Secolo XIX che i clienti alla fine non abbiano subìto troppi ritardi. A pagare il prezzo più alto sono stati invece i camionisti. 

Paolo Signorini, il presidente dell’Autorità portuale, dice esplicitamente quello che tutto il porto pensa: quelle minacce di addio servono più a dare una scossa al ministero e ad Autostrade e non dovrebbero essere prese alla lettera: «Penso che la situazione non sia così estrema - dice Signorini - È un doppio allarme: uno sul fronte infrastrutturale e serve una rapida soluzione. L'altro è anche di politica commerciale: dati questi extra costi e lo stato di sofferenza, dicono, ci attendiamo sconti dai terminal. Sicuramente è necessario che nel giro di una decina di giorni si risolva». L’allerta rimane comunque massima: ieri i varchi del porto sono di nuovo andati in tilt con chilometri di code e gli spedizionieri che dichiarano guerra a ministero e Autostrade: «Così finiamo al collasso». Ecco: la sensazione è che anche Cosco abbia minacciato Genova perché Roma intenda.

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