Tasse portuali, Roma cerca la mediazione con l’Ue / IL RETROSCENA

La proposta di mediazione sembra non incontrare l’ostilità della Commissione. E in sostanza, spiegano i sostenitori di questa strada, si potrebbe accontentare Bruxelles con poco sforzo.

di Simone Gallotti

Genova  L’ennesimo ultimatum, ma questa volta assicurano fonti di Bruxelles, il tempo sta per scadere sul serio. L’Europa sulle tasse ai porti italiani va dritta per la strada maestra. Nei giorni scorsi è arrivato l’ultimo appello al ministero dei Trasporti: o troviamo un accordo - è il concetto al centro dei messaggi inviati a Roma - o saremo costretti a sanzionare l’Italia. Bruxelles lascia però una porta aperta e gli uffici di Paola De Micheli stanno valutando l’opzione. Senza snaturare le Authority portuali italiane, si potrebbe procedere con lo sdoppiamento del bilancio, lasciando separata la partita dei canoni delle concessioni. In fondo è da lì che arrivano i “guadagni” degli enti ed è su quelle cifre che si dovrebbero eventualmente pagare le tasse. Ed è questo quello che la Commissione chiede ai porti del nostro Paese anche per equipararli agli altri “concorrenti” europei.

Clima teso
La proposta di mediazione sembra non incontrare l’ostilità della Commissione. E in sostanza, spiegano i sostenitori di questa strada, si potrebbe accontentare Bruxelles con poco sforzo. Un recente studio, anche se incompleto perché le Authority rimangono gelose dei numeri degli introiti delle concessioni, suggerisce che l’impatto di questa manovra sarebbe minimo una volta “dedotte” le spese.

Tutto semplice? Nemmeno per sogno. Per due motivi: la ritrosia delle Authority a fornire quei dati è storia nota. Si tratta di numeri sensibili nel senso più ampio del termine, nonostante si riferiscano ad un bene pubblico. Anche perché sui canoni ci sono poi una serie di calcoli che vanno parametrati agli investimenti effettuati dagli operatori. E anche questo è un punto dolente: non tutti i terminalisti potrebbero essere favorevoli ad una pubblicazione di quei numeri. Non a tutti quindi piace questa soluzione e anche nelle recentissime riunioni romane degli ultimi giorni, la parola d’ordine è prudenza. Gli uffici di Paola De Micheli non hanno ancora scelto la strategia, ma non potranno rimandare di molto la sentenza. Quello che arriva dal gabinetto della commissaria europea alla concorrenza Margrethe Vestager è un ultimo tentativo di trattativa per evitare lo scontro alla Corte di Giustizia europea. Agli altri Paesi che sono finiti nella rete europea è andata male, anche se l’Italia potrebbe comunque provarci in virtù di quella natura “speciale” degli scali nazionali. Anche questa tesi è sul tavolo, ma sono passati mesi e al Mit ancora non è stata scelta la strada. Ora non c’è più tempo. Una volta aperta la procedura di infrazione, ci sarà spazio solo per una battaglia legale. Gli scali spagnoli all’inizio dell’anno avevano trovato un accordo con Bruxelles per adeguarsi alle richieste europee. Madrid ha in sostanza aperto al concetto di tassazione, proprio per evitare la scure europea, poi però ha lasciato che il porto di Bilbao presentasse ricorso contro la decisione.
Prima della Spagna era toccato a Francia e Belgio. Adesso è il turno di Roma: i contrari alla strategia del “doppio bilancio” credono anche che questa apertura a Bruxelles possa rappresentare il primo passo verso un cambiamento della natura delle Authority portuali italiane. Perché sullo sfondo c’è sempre la trasformazione in Società per azioni.

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