Il Libano al blackout, in funzione solo i generatori. Porto di Beirut, cresce la rabbia delle famiglie delle vittime

Il Paese è alle prese con la sua peggiore crisi economica e politica degli ultimi 30 anni. Il governo ha decretato ufficialmente il default finanziario nel marzo del 2020

Una donna mostra la foto di un parente morto nell'esplosione in porto a Beirut

Beirut - Le turbine delle due principali centrali elettriche del Libano sono state spente per mancanza di combustibile. E il paese, al collasso economico già da due anni, si avvia verso un blackout generale. L'elettricità nel paese è razionata solo per alcune ore al giorno: a funzionare sono ora soltanto le turbine di due navi turche attraccate a nord e a sud di Beirut, oltre ai costosissimi generatori privati, i cui proventi finiscono in larga parte nelle tasche degli esponenti del contestato sistema politico clientelare libanese. Sale intanto la tensione politica alla luce del rifiuto dei vertici istituzionali di concedere l'autorizzazione a procedere per otto alti funzionari statali e governativi, tra cui il capo dell'intelligence e il premier uscente, incriminati nelll'inchiesta interna sulle responsabilità della devastante esplosione del porto di Beirut del 4 agosto del 2020.

Nella deflagrazione di 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio, stipate per anni nel porto di Beirut, sono morte più di 200 persone e circa un terzo degli abitanti di Beirut sono stati costretti ad abbandonare le loro case. I familiari delle vittime sono tornate oggi a manifestare e a esprimere la loro rabbia nel centro di Beirut dopo che ieri si erano verificati scontri con l'esercito e la polizia. Intanto, nel Libano dove scarseggiano da settimane i medicinali, la benzina e dove l'acqua corrente è da decenni razionata, la società elettrica nazionale, la Electricité du Liban (Edl), ha annunciato nelle ultime ore la chiusura delle due centrali elettriche di Zahrani e Deir Ammar, rispettivamente nel sud e nel nord del paese. Navi cargo cariche di combustibile sono da giorni al largo delle coste del Libano ma non scaricano il loro prezioso carico fino a quando il governo di Beirut e la Banca centrale non firmano agli importatori locali le lettere di credito necessarie. Le autorità libanesi non hanno le risorse economiche per pagare, in dollari statunitensi, le importazioni di carburante.

Una protesta anti-governativa

Il Paese è alle prese con la sua peggiore crisi economica e politica degli ultimi 30 anni. Il governo ha decretato ufficialmente il default finanziario nel marzo del 2020. Il sistema bancario è fallito, imponendo di fatto un controllo dei capitali ai piccoli e medi risparmiatori, tagliati fuori dai loro conti correnti in valuta pesante. La lira locale ha perso il 92% del suo valore rispetto al dollaro in quasi due anni dal palesarsi della crisi. Il potere d'acquisto dei lavoratori pubblici, pagati in lire libanesi, è crollato: uno stipendio che nel 2019 valeva circa mille dollari in lire libanesi, oggi vale 80 dollari. I prezzi delle merci e dei beni al consumo è schizzato alle stelle, aumentando del 120% secondo i dati di maggio. L'Onu afferma che più della metà della popolazione vive sotto la soglia di povertà e che un terzo dei minori del paese va a letto senza cibo. A questo si aggiunge ora l'assenza di elettricità. In estate si raggiunge il picco del fabbisogno. Già nei giorni scorsi le direzioni degli ospedali pubblici privati avevano lanciato l'allarme affermando di esser stati costretti a fermare i condizionatori elettrici e le strumentazioni non strettamente necessarie. 

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