Psa-Sech, tutti i numeri a un anno dal matrimonio

Genova - A un anno dalla fusione dei due maggiori terminalisti del porto di Genova, Psa e Sech, è stato presentato questa mattina il primo rapporto di sostenibilità congiunto. La data scelta non è casuale, poiché l’evento ha avuto luogo a un anno esatto dall’autorizzazione alla ristrutturazione degli assetti societari delle due organizzazioni da parte dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale

di A. Qua.

Genova - A un anno dalla fusione dei due maggiori terminalisti del porto di Genova, Psa e Sech, è stato presentato questa mattina il primo rapporto di sostenibilità congiunto. La data scelta non è casuale, poiché l’evento ha avuto luogo a un anno esatto dall’autorizzazione alla ristrutturazione degli assetti societari delle due organizzazioni da parte dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale.

Sotto la Lanterna, scelta come simbolo di unione fra i due terminal, sono stati presentati dall’amministratore delegato Roberto Ferrari, amministratore delegato di Psa Genoa Investments, i numeri con cui le due aziende impattano sul sistema economico di Genova. In un anno, il terminal di Pra’ e quello di Sampierdarena hanno pagato 88 milioni di euro di approvvigionamenti ai fornitori, di cui il 95% è italiano, a fronte di 55 milioni di euro di remunerazioni ai dipendenti, per il 70% localizzato in provincia di Genova.

Complessivamente, i due terminal impiegano 887 persone (658 a Pra’, 229 a Sampierdarena), il 95% proveniente dalla provincia di Genova. Nell’anno passato, sono stati versati 136 mila euro a favore di associazioni attive sul territorio. Come in tutta la galassia Psa, anche a Genova il gruppo di Singapore ha ambiziosi progetti di sostenibilità ambientale: l’obiettivo è ridurre le attuali emissioni di anidride carbonica del 50% entro il 2030.

Proprio per questo, come ha annunciato il presidente di Psa Italia, Gilberto Danesi, il gruppo sta portando avanti un piano di sostituzione del parco ralle, per arrivare alla completa elettrificazione dei mezzi di piazzale. Nel dettaglio si tratta della sostituzione di 60 mezzi, del valore di 300 mila euro ciascuna, per complessivi 18 milioni di euro.

Oltre a questo, si è proceduto alla sostituzione delle 21 gru di piazzale, oggi elettrificate, puntando poi su un sempre più incisivo shift modale verso la ferrovia. Il gruppo non conferma ma nemmeno smentisce una trattativa per l’acquisizione della FuoriMuro, l’azienda che nel porto di Genova si occupa della manovra ferroviaria, mentre Ferrari sottolinea come, a seguito del buon andamento del collegamento internazionale ferroviario con Basilea (dove Psa ha anche aperto un ufficio, per essere più vicina alla clientela dell’Europa centrale), si stiano valutando altre opzioni per nuovi collegamenti in altre aree che potenzialmente possono essere servite dal porto di Genova, come il Sud della Francia, la Baviera e l’Austria.

I due terminal controllati da Psa Genoa Investments, società di diritto belga partecipata al 62% da Psa Genova Pra’ e al 38% dalla società Gip, in termini di quote di mercato nel settore container, nel 2020 hanno pesato per il 70% sul traffico portuale di Genova (Psa Pra’ 59%, Psa Sech 11%), seguito dal 15% del Genoa Port Terminal (Spinelli, 15%), Imt (Messina, 10%) e Terminal San Giorgio (Gavio, 4%) – per un totale di 1,6 milioni di teu (1,3 milioni Pra’, 270 mila Sech): entrambi i terminal hanno risentito della crisi globale dei traffici, che nel porto di Genova ha sottratto circa 300 mila teu ai livelli del 2019.

Complessivamente, le navi approdate sono state 573 a Pra’ e 231 al Sech, dove rispettivamente sono stati serviti 452 mila e 131 mila camion, con un turnaround medio di 34 e 20 minuti, a fronte di un totale di teu scaricati e ricaricati su treno di 192 mila e 21 mila per Pra’ e Sampierdarena rispettivamente, su 4.674 e 484 treni. Il 2020 si è fatto sentire sui conti delle due aziende: lo scorso anno il terminal Psa di Genova Pra’ ha registrato un utile netto di 10,4 milioni di euro (-59,3% rispetto al 2019) e un margine operativo lordo negativo di 16,4 milioni (lo era per 15 milioni nel 2019); mentre il terminal Psa Sech di Sampierdarena ha chiuso in rosso per 1,4 milioni (a fronte di un utile di 192 mila euro lo scorso anno) e margine operativo lordo negativo di 3,9 milioni (-3,7 milioni nel 2019).

Nel quadro dei consumi, si segnala l’utilizzo nei terminal di impianti di lavaggio a circuito chiuso per evitare gli sprechi d’acqua: a Pra’ lo scorso anno sono stati consumati quasi 51 mila metri cubi d’acqua (contro i 46 mila del 2019), a Sampierdarena 4.900 contro 10 mila. Per quanto riguarda le attrezzature, quelle alimentate elettricamente a Pra’ consistono in 21 gru di piazzale, 12 gru di banchina, quattro gru da ferrovia, 17 muletti, due piattaforme elevabili, due autovetture. Il parco a gasolio consiste in 10 gru di piazzale, 34 reachstaker (a noleggio), 97 trattori portuali, 12 carrelloni da vuoti, 16 muletti, tre piattaforme elevabili, sette autovetture operative (più altre 26 a benzina).

Al Sech di elettrico ci sono cinque gru di banchina, sei gru di ferrovia, quattro carrelloni da vuoti, una piattaforma elevabile. A gasolio ci sono sei gru di piazzale, 23 trattori portuali, 15 semoventi, nove carrelloni, una piattaforma elevabile, tre veicoli aziendali e 17 autovetture in leasing. Entrambi i terminal hanno registrato complessivamente una riduzione dei gas ad effetto serra prodotti dalla somma delle emissioni per la produzione di energia elettrica, dalla combustione di gasolio, benzina, metano, dal consumo di fluidi refrigeranti: a Pra’ si è passati dalle 21,8 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalenti a 17,9 milioni (-17,8%); al Sech il passaggio è da quattro a 3,4 milioni (-16,1%) di tCO2eq.

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