Genova e Savona, porti in recupero: container e rinfuse trainano i traffici
Non a quota 65 milioni, forse un po’ meno. Ma certamente almeno un paio di milioni di tonnellate in più rispetto ai dati previsionali (61,7 milioni di tonnellate) che Signorini, ha illustrato a metà gennaio facendo il punto con Bucci e Toti sul decreto Genova
Alberto Quarati
Genova - Non a quota 65 milioni, forse un po’ meno. Ma certamente almeno un paio di milionidi tonnellate in più rispetto ai dati previsionali (61,7 milioni di tonnellate) che il presidente dell’Autorità di sistema portuale di Genova e Savona, Paolo Emilio Signorini, ha illustrato a metà gennaio facendo il punto col sindaco del capoluogo ligure Marco Bucci e il governatore Giovanni Toti sull’avanzamento delle opere finanziate dal decreto Genova. A quei numeri, che si riferivano alla funzione commerciale dei due porti, mancava ancora la parte relativa alla funzione industriale, ossia i traffici di Acciaierie d’Italia e i carichi speciali imbarcati da Ansaldo Energia. Queste le ultime stime non ufficiali per il sistema portuale di Genova e Savona: i traffici risalirebbero se non ai livelli del 2019 (quando lo scalo registrò 68,1 milioni di tonnellate) certamente un 10% tondo sopra il risultato del 2020 (58,4).
Il gap mancante dovrebbe essere attribuibile alle rinfuse liquide, in particolare alla frenata dei prodotti energetici. Un dato di crescita - che potrebbe confermarsi anche per il singolo scalo di Genova - in armonia tra l’altro con le previsioni pubblicate martedì da Assoporti e Srm, che stimano la crescita per i porti italiani nei primi nove mesi dell’anno al 10%.
I TERMINAL PRINCIPALI
Guardando ai singoli terminal, tutti più o meno hanno registrato una buona crescita rispetto al 2020. Sul fronte dei container, Psa chiude l’anno (tra i terminal di Pra’ e il Sech) a oltre 1,7 milioni di teu. Numero due dello scalo è quindi il gruppo Spinelli con 287 mila teu e un balzo del 19,9%. Bene anche i due terminal delle rinfuse solide, sia quello di Genova controllato da Spinelli e Msc, sia quello di Savona del gruppo Italiana Coke. Il primo in particolare ha registrato circa 780 mila tonnellate di traffico, grazie un balzo record nell’ultimo mese di 100 mila tonnellate e - rivela lo stesso Aldo Spinelli - sono in corso di chiusura nuovi contratti. Per quanto riguarda Savona, la crescita è del 10% a 734 mila tonnellate, con una crescita, segnala il numero uno di Italcoke, Paolo Cervetti, trainata dai volumi in esportazione. traghetti e merci Bene, come atteso, il traffico ro-ro, cioè la merce trasportata via traghetto: le Stazioni Marittime hanno segnato 2,1 milioni di metri lineari di merce (+23,9%: questa tipologia di merce si calcola sulla base delle corsie dedicate ai semirimorchi nei garage dei traghetti), il Terminal San Giorgio, con i traffici di Grimaldi, è salito del 10% anch’esso a 2,1 milioni ml, e 97 mila metri ml (+8%) si sono registrati anche al terminal Imt dei Messina. Dai dati preconsuntivi questo tipo di traffico è ancora sotto i livelli del 2019, ma +8,7% rispetto al 2020.
L’ANALISI DI SRM
«A livello italiano - spiega Massimo Deandreis, direttore Generale di Srm, Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo - il traffico ro-ro è cresciuto del 19%: e questo certifica la nostra leadership nel Mediterraneo in questa tipologia di trasporto, a livello armatoriale e di portualità». Ci sono dei motivi che spiegano bene la crescita di questo settore: «Il primo - dice il numero uno di Srm - riguarda l’accorciamento della supply chain, con molte imprese europee - il caso di Ikea è il più noto - che hanno avvicinato le produzioni al Continente per evitare i problemi di approvvigionamento e le disruption nella logistica che si sono verificate nel corso della pandemia. Questo ha favorito certamente il traffico ro-ro, che serve con regolarità le distanze più ridotte. Inoltre, va ricordato che a differenza dei global carrier, i traghetti non hanno subìto né un eccessivo rialzo delle tariffe, né il ritardo quasi cronico con cui viaggiano le portacontainer, oggi attestato in media a 7,3 giorni, con i disagi che questo comporta nella catena logistica. Per cui è evidente che sulle rotte dove è possibile, il caricatore tende a scegliere l’utilizzo della modalità di trasporto ro-ro».
NON SOLO PORTI
Lo studio di Srm che ha accompagnato l’analisi di Assoporti si contraddistingue anche per un focus sulle filiere regionali legate allo shipping. Dai dati emerge che in numeri assoluti la regione con più imprese attive nel settore è il Veneto, con 1.731 aziende. La Liguria figura al quarto posto, con 1.488 imprese (+4% in 10 anni). «Ma - avverte Deandreis - se rapportiamo questo numero ai suoi 1,5 milioni di abitanti, allora la Liguria risulta di gran lunga la prima, con un forte incremento nelle attività di manutenzione e riparazione, che ha compensato la perdita generalizzata nel settore delle costruzioni». Le aziende di servizi allo shipping sono 247 (+10%). Meglio solo la Campania, con 360.
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