Mondini (Confindustria): “Nei porti liguri la ferrovia è ancora sottoutilizzata” | Intervista
“A Genova il traffico di container è aumentato in 10 anni da 1,5 a 2,5 milioni di teu, pur mantenendo la stessa dotazione infrastrutturale: chissà dove potrebbe arrivare con nuove infrastrutture”
Alberto Ghiara
Giovanni Mondini nella redazione del Secolo XIX
La logistica è sempre più un fattore chiave di successo per le aziende manifatturiere, in particolare per quelle liguri. Queste ultime operano infatti nella regione più problematica dal punto di vista delle infrastrutture, ma anche in quella in cui sono presenti i maggiori sistemi portuali italiani. Lo spiega Giovanni Mondini, oggi presidente di Confindustria Liguria dopo essere stato alla guida degli industriali genovesi. Mondini è vicepresidente di Erg e conosce quindi bene l’importanza dell’internazionalizzazione e il mercato delle materie prime. In un contesto di incertezza internazionale, mantiene comunque una visione positiva per quanto riguarda l’economia.
«Con quanto successo negli ultimi 3-4 anni, a partire dal Covid, poi l’inflazione, era stato previsto l’arrivo della recessione. Anche se la situazione attualmente non è rosea, questa prospettiva comunque non si è realizzata. Dobbiamo abituarci agli scenari geopolitici incerti e imparare a reagire».
Preoccupa l’andamento dei tassi d’interesse?
«I problemi più grossi non sono dovuti tanto al rialzo dei tassi. Abbiamo avuto tassi anche dell’8-10%, prima che per anni scendessero a zero, anche questa una condizione non normale. Preoccupa di più l’incertezza dello scenario geopolitico».
Che cosa si può fare?
«Ci mancano le regole, abbiamo bisogno di un quadro regolatorio con più certezza. Dai piccoli bar alle grandi imprese, tutti devono confrontarsi con cambiamenti continui: almeno diamoci la certezza del diritto, da estendere anche all’Europa. Sono stufo di sentire parlare di reshoring e globalizzazione, voglio le riforme che il Pnrr impone. L’export italiano è di 600 miliardi di euro (nel 2022, il doppio rispetto al 2009, ndr), una cifra spaventosa: sono stati bravi i nostri industriali, nonostante tutti i colli di bottiglia infrastrutturali e i vincoli burocratici».
Che cosa pensa del Decreto legge Energia?
«È stato un grosso passo, che fa paura ai consumatori, ma da fare. Mi auguro che si vigili perché non ci sia niente di selvaggio, Arera ha detto che non ci sono problemi. Lo stesso vale a esempio per i balneari, bisogna riformarci».
In che condizioni è l’industria ligure, in particolare per quanto riguarda la Blue economy?
«Tutto sommato l’industria ligure sta bene. La Blue economy ha tantissima importanza, a partire dai porti di Genova, Savona e La Spezia. A Genova il traffico di container è aumentato in 10 anni da 1,5 a 2,5 milioni di teu, pur mantenendo la stessa dotazione infrastrutturale: chissà dove potrebbe arrivare con nuove infrastrutture. Ma non ci sono soltanto container e merci, c’è la cantieristica nautica per cui La Spezia è un’eccellenza a cui fanno riferimento tutti, presente anche a Genova con il refitting. È un settore bistrattato, ma è una vera industria manifatturiera. E poi è importante la diversificazione, dalle crociere al turismo nautico alla pesca. Per la Liguria sono attività fondamentali».
Si è detto che con il Covid l’industria ha capito l’importanza della logistica, è d’accordo?
«Per un paese esportatore come il nostro, la logistica va oltre la funzione di servizio. Basta pensare che su 600 miliardi di export, la metà passa per i porti. Quando si è interrotto il traffico nel canale di Suez, le auto nuove dal Far East, che di solito arrivano in 2-3 mesi, ce ne hanno messi 9. Io stesso allora ho atteso una racchetta da tennis per tre mesi. Quindi sì, si è capito quanto è importante la catena distributiva e anche perché serve riavvicinare la produzione, se non proprio fare reshoring».
Lo stesso vale per le materie prime.
«Sì, con la crisi geopolitica in corso non si può più essere dipendenti da un solo Paese. Ci è mancata una politica industriale. Prima guardavamo al Nord Africa, fino alle primavere arabe. Poi alla Russia, fino alla guerra in Ucraina. Adesso all’Algeria: ma possiamo stare tranquilli? Il difficile è pianificare per diversificare».
L’industria ligure ha bisogno di infrastrutture: teme che ci siano ritardi sul Terzo valico?
«Siamo all’85% di realizzazione, c’è stata sfortuna, ma arriverà. Purtroppo la logistica in Liguria è problematica, adesso ci sono vincoli per i trasporti eccezionali che prima non c’erano. La nostra rete autostradale ha il 50 per cento di viadotti e gallerie di tutta la rete italiana. Adesso paghiamo le conseguenze della mancata manutenzione, ci vorrà tempo. Anche la ferrovia non va bene, c’è un basso utilizzo di intermodalità nei porti, soltanto 30 per cento alla Spezia e meno del 20 a Genova, bisogna migliorare, anche in chiave sostenibilità». —
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