L’Italia esce dalla Via della Seta. Merlo: “Scelta giusta. Adesso Fincantieri abbandoni la Cina”
“L’Italia sta prendendo finalmente coscienza dell’importanza dei porti e delle infrastrutture logistiche, sia in chiave strategica che commerciale”
Luigi Merlo
Roma – Il ministero degli Affari esteri, attraverso una lettera inviata nei giorni scorsi all'ambasciata della Repubblica popolare cinese, ha comunicato che l'Italia non intende estendere la durata del memorandum sulla Via della Seta oltre la scadenza del periodo di validità, ovvero il 22 marzo 2024. Nella lettera, secondo quanto si apprende, è spiegato che i due paesi continueranno a sviluppare e rafforzare la cooperazione bilaterale. 'No comment' la risposta di Palazzo Chigi interpellato in proposito.
La cosiddetta Belt ad Road Initiative, lanciata da Xi Jinping nel 2013, è uno dei cardini del piano del Dragone per rafforzare la propria economia attraverso una rete di infrastrutture fra tre continenti che favorisca gli scambi. Il memorandum con l'Italia - unico Paese del G7 ad aderire - era stato firmato dal primo governo Conte nel 2019. L'esecutivo guidato da Giorgia Meloni doveva decidere se rinnovarlo o meno entro la fine del 2023.
Tajani: “Non c’è ostilità verso la Cina”
"La via della Seta non è la nostra priorità, abbiamo visto che la via della Seta non ha prodotto gli effetti sperati, anzi. Chi non è parte del percorso della via della Seta ha avuto risultati migliori". Ad affermarlo è il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani ospite del forum Adnkronos sul fatto che nei giorni scorsi la Farnesina ha inviato all'Ambasciata cinese una lettera nella quale si comunicava che il Memorandum - a quattro anni dalla sigla della Belt and Road Initiative - non verrà rinnovato a scadenza. Detto questo, aggiunge Tajani, "la non partecipazione alla via della Seta non significa che sia un'azione negativa nei confronti della Cina, significa poter continuare ad avere ottimi rapporti e lavorare intensamente sugli aspetti commerciali per rafforzare la nostra presenza sul mercato. Abbiamo già convocato a Verona la riunione intergovernativa Italia-Cina per affrontare tutti i temi di commercio internazionale. Continua ad esserci ottimi relazioni e rapporti, pur essendo un Paese che è anche un nostro competitori a livello globale".
Merlo: “Una buona notizia”
"L’uscita dell’Italia dalla Via della Seta segna una svolta tanto importante quanto più volte auspicata proprio da Federlogistica-Conftrasporto; sancisce infatti un principio determinante per il futuro dell’Europa: giusto promuovere in ogni modo possibile lo sviluppo dei traffici marittimi e delle relazioni commerciali, ma la cessione di grandi infrastrutture europee di trasporto e di mobilità delle merci, per di più a un Paese che ha un preciso disegno egemonico, rappresenta da ogni punto di vista un errore strategico fatale per il futuro dell’Europa”. Lo si legge in una nota.
Luigi Merlo, ex presidente del porto di Genova e attuale presidente di Federlogistica, autore di un recente libro sulla politica marittima italiana, che dedica un intero capitolo proprio ai pericoli di cessione di sovranità sulle grandi infrastrutture, è il primo (confermando una posizione assunta dal 2018) a commentare la decisione del governo che – afferma – “bene ha fatto a chiudere un accordo frettolosamente esaltato come una grande opportunità, sottacendone i rischi”.
“L’Italia – prosegue Merlo – sta prendendo finalmente coscienza dell’importanza dei porti e delle infrastrutture logistiche, sia in chiave strategica che commerciale; la scelta di uscire dal Patto per la Via della Seta non è destinato né a compromettere i rapporti con un grande partner commerciale quale è la Cina, né a incidere negativamente sull’interscambio e i traffici”.
“Credo che anche in un altro settore industriale strategicamente importantissimo, quello della cantieristica – conclude Merlo – il governo si stia muovendo nella stessa direzione favorendo una rapida uscita di Fincantieri, che ne aveva già manifestato l’intenzione, dall’accordo che consentirebbe ai cantieri asiatici di costruire navi da crociera e erodere, forti di costi infinitamente più bassi, una quota di mercato italiana, ed europea, che è stata conquistata non grazie a dumping, ma a professionalità, qualità e innovazione”.
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