Sommariva: “La Spezia, la ferrovia sarà sempre più centrale nella logistica portuale”
“Il traffico su rotaia crescerà ancora. Ma l’autotrasporto continuerà ad avere un ruolo centrale”
Il porto della Spezia
Quale è lo stato di salute della logistica spezzina? «La logistica spezzina, intesa come complesso di servizi resi alla merce, al di fuori delle mere attività terminalistiche, gode tuttora di ottima salute. Si tratta – sottolinea Mario Sommariva, presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Orientale - di un sistema evoluto, fatto di digitalizzazione delle procedure, mediante un ottimo Pcs, controlli sulle merci centralizzati al Cus di Santo Stefano di Magra, aree retroportuali ricche di magazzini e raccordate dal punto di vista ferroviario, grandi professionalità negli operatori. Direi un sistema evoluto ed efficiente che può ancora migliorare ma che certamente rappresenta un’eccellenza a livello nazionale».
Grandi opere necessarie allo sviluppo del vostro sistema portuale. Quale di queste è la più importante e necessaria?
«Non posso indicarne una soltanto. Il porto di Spezia è un porto che insiste in un’area ristretta dove vengono movimentati grandi volumi di container. Occorre agire sull’insieme del territorio portuale e dei fattori che ne limitano la crescita. Occorre dunque ampliare i due terminal container secondo i progetti in corso di esecuzione, completare l’upgrading della rete ferroviaria, realizzare, come da appalto in corso, il nuovo molo crociere, realizzare, anche qui secondo gli appalti in corso, la nuova rete elettrica portuale e gli impianti di “cold ironing”; effettuare i dragaggi, in particolare nel terzo bacino, funzionali allo sviluppo delle nuove banchine ed infine restituire all’uso urbano la Calata Paita della quale abbiamo già restituito alla città i primi 5000 metri quadri. Insomma, un progetto articolato di infrastrutturazione ma anche di nuove relazioni fra porto e città».
Si parla da anni di trasferire le merci su ferro e diminuire il numero dei Tir in circolazione. Quale è il futuro del trasporto su gomma?
«Il porto di Spezia ha già il 32% di “share” ferroviario della movimentazione portuale dei container. Secondo i piani in vigore tale quota è prevista arrivare, al completamento delle infrastrutture, alla misura del 50%. La crescita ferroviaria non significa certo che il ruolo dell’autotrasporto sia compromesso. La maggior parte del trasporto merci si svolge su tratte inferiori ai 50 km sulle quali il camion è e sarà insostituibile. Sono tuttavia necessari dei cambiamenti che le società di autotrasporto hanno da qualche tempo intrapreso: l’utilizzo della digitalizzazione, il ricorso a carburanti meno inquinanti ed un maggior rispetto degli orari di lavoro degli autisti. Anche i porti debbono fare la loro parte per ridurre i tempi di attesa e gli extra costi a carico delle imprese. Sicuramente è anche necessario che le imprese di autotrasporto abbiano maggiori spazi nella governance delle Adsp».
Siete preoccupati dall’attuale situazione geopolitica di forte instabilità e incertezza?
«Certamente sì. Si tratta di una situazione inedita della quale nessuno è in grado di prevedere la durata. La deviazione delle rotte delle portacontainer lungo il Capo di Buona Speranza, indubbiamente, rende più marginale il Mediterraneo. Quello che si osserva, al momento, non è una riduzione di traffico quanto un mutamento delle rotte che, in particolare, riguarda il transhipment. Questa tipologia di traffico è in forte aumento, anche nel nostro porto. Abbiamo visto compagnie, come la Cosco e la Msc, almeno per alcuni servizi, “rompere” il carico in Nord Europa per poi raggiungere il Mediterraneo con servizi feeder. Quasi un capovolgimento delle rotte tradizionali. Osserviamo un andamento dei traffici molto oscillante, di settimana in settimana, con momenti di forte picco contrapposti a giorni di vuoto. Queste “montagne russe” nella gestione dei traffici costringono i porti ed il sistema logistico a sforzi organizzativi importanti. Tutto ciò avviene in un contesto nel quale l’eccesso di stiva e la contrazione mondiale dei traffici dovuto alle pratiche protezionistiche ed alle sanzioni economiche, già rendeva difficoltosa l’attuale fase storica per i traffici marittimi. Ciò che dobbiamo fare è farci trovare sempre pronti rispetto al mutamento degli scenari e delle condizioni».
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