Concessione Terminal Rinfuse, il board del porto conferma le pressioni
Un importante assist alle accuse mosse dai pm – trapela da Palazzo di giustizia – è arrivata anche e soprattutto dalle deposizioni dei membri del board del porto che votarono la proroga del Rinfuse ad Aldo Spinelli
Tommaso Fregatti
Aldo Spinelli
Genova – «Aver dato una concessione trentennale del terminal Rinfuse è stata una vera follia», ammette Rino Canavese, membro del comitato portuale di Genova-Savona. I colleghi Andrea La Mattina e Giorgio Carozzi, invece, confermano le pressioni di Toti e Bucci per cambiare il loro voto sulla proroga a Spinelli, ma entrambi giurano di aver agito in coscienza «perché convinti dalla clausola del cambiamento di destinazione d’uso» inserita alla vigilia del voto. Non si ferma l’inchiesta sulle mazzette in Regione che ha portato il 7 maggio scorso agli arresti domiciliari del governatore Giovanni Toti, del suo braccio destro e capo di gabinetto Matteo Cozzani e dell’imprenditore portuale Aldo Spinelli. Ma ha anche fatto finire in carcere l’ex presidente dell’autorità portuale e ad (senza deleghe) di Iren Paolo Emilio Signorini. Accusati a vario titolo di corruzione, voto di scambio e falso.
Un importante assist alle accuse mosse dai pm – trapela da Palazzo di giustizia – è arrivata anche e soprattutto dalle deposizioni dei membri del board del porto che votarono la proroga del Rinfuse ad Aldo Spinelli e che sono stati sentiti nei giorni scorsi a palazzo di giustizia dai pubblici ministeri Luca Monteverde e Federico Manotti e dal generale della guardia di Finanza Andrea Fiducia. Rino Canavese (come rappresentante del porto di Savona), Andrea La Mattina (in quota Regione) e Giorgio Carozzi (per il Comune di Genova), tutti testimoni, hanno confermato il quadro accusatorio dei pubblici ministeri. E seppure il contenuto dei verbali sia stato secretato dai pm trapelano alcuni particolari delle loro deposizioni.
Canavese, da sempre “rivale” di Spinelli, ha confermato come l’affaire Rinfuse non lo convincesse sin dall’inizio soprattutto per i tempi della proroga. «Trent’anni per quella concessione è una cosa folle», ha ribadito interrogato in Procura. Più tecniche, invece, le deposizioni di La Mattina e Carozzi che hanno spiegato alla fine di aver detto sì (dopo una forte contrarietà) a causa delle pressioni del governatore Toti e (di conseguenza) anche del sindaco Marco Bucci - come si evince dalle intercettazioni telefoniche agli atti dell’inchiesta e confermate dagli stessi testimoni. Ma hanno anche aggiunto di aver deciso a dare l’ok alla luce della decisione di inserire nella delibera sul rinnovo della concessione una clausola del cambiamento di destinazione d’uso. Ricordiamo. In prossimità della seconda votazione del parere, siamo ad inizio dicembre, a fronte anche alla contrarietà di alcuni membri del board a votare la proroga della concessione a Spinelli, si decide di mettere un paletto nella delibera. E di concedere a palazzo San Giorgio la possibilità di revocare la concessione nel caso in cui l’Autorità Portuale evidenzi la necessità di modalità d’uso dell’area. E però nel documento viene anche fatto inserire una sorta di cavillo “salva concessione”. E cioè che il concessionario in carica prima della revoca ha una sorta di prelazione per cambiare destinazione dell’area. Questo documento viene discusso e visionato da più persone. Dallo stesso presidente Signorini, da Carozzi e perfino dal manager Alfonso Lavarello che lo invia anche all’armatore Gianluigi Aponte (circostanza che per gli inquirenti - è bene precisarlo - non presuppone la commissione di alcun illecito). E alla fine il modello elaborato incassa l’ok del board portuale. Carozzi ha anche confermato le intercettazioni in cui aveva pesantemente criticato il comportamento di istituzioni e Autorità portuale. «Tieni conto - dice Carozzi al telefono con Lavarello che è anche presidente dell’aeroporto di Genova oltre che un manager molto vicino al patron di Msc- che Spinelli ha in mano anche molti di... Palazzo San Giorgio perché li ha unti da destra a sinistra». Carozzi ha anche confermato di essersi vantato con Lavarello di aver fatto annullare la prima delibera. «Ma ti rendi conto - aveva detto intercettato - cosa sono riuscito a fare? Gli ho bloccato una delibera, gliel'ho restituita al mittente, gli ho detto “l'avete scritta con il c... la riscrivete secondo i crismi, secondo le regole, come va scritta...». E ancora Carozzi ha anche ammesso di essere stato intenzionato ad inviare la bozza di quella delibera allo stesso Lavarello: «Il contenuto, bisogna mettere dei paletti che in caso di cambi di propri... Quello che ti ha scritto anche bene e altre cose e altre cose la struttura le stava scrivendo sempre in questa logica adesso mi hanno detto che appena la delibera che appena l'hanno scritta me la mandano, come me la mandano te la giro e la vediamo se va bene...».
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