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I ritardi

Più fondi al cold ironing ma solo il 55% dei porti ha già avviato i cantieri

Il viceministro Rixi: “Elettrificazione strategica, rispetteremo i tempi”

Gilda Ferrari
2 minuti di lettura

Il porto di Goteborg è stato tra i primi al mondo a essere dotato di un sistema di cold ironing 

 

Genova – La buona notizia è che i fondi a sostegno del cold ironing sono saliti da 700 a 920 milioni di euro, e questo permetterà di finanziare 56 progetti anziché 47 e di far migrare 19 progetti dal Piano nazionale complementare (Pnc) al Pnrr, così da trovare nel Pnc capienza sufficiente a coprire almeno parte degli extracosti di connessione delle banchine alla rete elettrica nazionale.

La cattiva notizia è che le infrastrutture che gli scali italiani stanno costruendo - il cold ironing è l’elettrificazione delle banchine - non basta a permettere alle navi che stazionano nei porti di spegnere i motori ed essere alimentate dall’energia elettrica di terra tramite banchine elettrificate. L’operatività del sistema si avrà solo dopo che il governo avrà definito il modello di gestione del servizio e la tariffa da applicare agli armatori.

Così come il Gnl e i carburanti green, il cold ironing è una delle soluzioni tecnologiche disponibili per l’abbattimento delle emissioni del trasporto marittimo. Gli armatori stanno investendo sull’adeguamento delle flotte, ma per ora i porti elettrificati in Europa sono solo 16, di cui 10 tra Germania e Norvegia, mentre altri 21 scali hanno in corso progetti.

I dati

 

Dal ministero dei Trasporti spiegano che per non perdere i fondi del Pnrr occorre che entro «il 31 marzo 2026» siano messi in esercizio «almeno 15 impianti in dieci distinti porti» italiani.

«È un obiettivo alla nostra portata: - assicura Edoardo Rixi, vice ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti - facciamo affidamento su 28 progetti in 19 porti diversi e abbiamo quindi un buon margine di sicurezza. Abbiamo Autorità portuali più virtuose e altre in ritardo sull’avanzamento lavori, anche per complesse vicende sopraggiunte come nel caso del porto di Genova. Ma in media l’Italia è in linea con i parametri europei, tanto che abbiamo ottenuto 220 milioni di euro di fondi aggiuntivi». Rixi rimarca che «l’ambientalizzazione del trasporto marittimo è una priorità» e annuncia che «dal 2025 il governo definirà il modello di gestione e la tariffa, a fronte dei 570 milioni di euro riconosciuti da Bruxelles che ci permetteranno di abbattere gli oneri di sistema».

Il budget concesso all’Italia dall’Ue dovrebbe permettere ai governi, da qui al 2033, di garantire agevolazioni tariffarie, appunto per 570 milioni di euro complessivi, senza incorrere nell’infrazione degli aiuti di Stato.

Secondo Assarmatori, i temi più attuali sono due: governance del servizio e responsabilità. «Occorre un modello gestorio flessibile che permetta al terminalista di scegliere se gestire in prima persona l’impianto di cold ironing costruito in banchina o se affidarsi a terzi», commenta il segretario generale Alberto Rossi. Rossi chiede inoltre di individuare «profili di responsabilità che interessano tutti i soggetti coinvolti nella gestione dell’operazione di fornitura alla nave dall’infrastruttura di terra».

Per non perdere i fondi del Pnrr sarebbe stato necessario avviare il 100% dei lavori entro giugno 2024. Un’indagine del Mit ha invece verificato che a settembre solo il 55% dei progetti poteva contare su lavori avviati, «percentuale destinata a salire al 100% entro il 31 gennaio 2025». Tra i porti più virtuosi vengono segnalati «Ancona, Trieste, Venezia, Gioia Tauro, Civitavecchia, Palermo, Taranto, Bari, Rovigo e San Giorgio di Nogaro». Tra chi non ha ancora avviato i lavori ci sono «i porti della Sardegna, Augusta e Catania e La Spezia» che però sta recuperando il tempo perduto a causa della gestione di un ricorso che aveva provocato un rallentamento. Genova ha affidato i lavori della cabina di alimentazione primaria e delle crociere a Nidec, mentre, spiegano dal ministero, «si è candidata per un nuovo progetto a valere sul Pnrr per un importo di 32 milioni» che riguarda l’estensione ai traghetti. La terza fase progettuale, per ora non finanziata, mira a copre l’area commerciale di Sampierdarena.

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