Le insidie hi-tech si combattono con le competenze
Si parla sempre di più di “innovazione tecnologica”, ma è bastata una chiavetta Usb infetta per hackerare una centrale nucleare
di Francesco Ferrari
David Gubiani
Cinquecento milioni di dollari in fumo per avere aperto una mail infetta. E’ successo nei mesi scorsi a un operatore portuale di fama internazionale: il virus ha contagiato prima un pc, poi l’intera rete informatica, alla fine ha letteralmente mandato al tappeto le operazioni di merci e passeggeri. È andata meno peggio, ma parliamo comunque di un danno di 50 milioni, al terminalista che si è visto cancellare in mezzo minuto il database nel quale erano conservati i nomi dei clienti e la destinazione dei container.
Molti di coloro che hanno seguito l’undicesima edizione del Forum “Shipping and Intermodal Transport”, ieri all’auditorium dell’Acquario di Genova, si saranno sentiti senza dubbio in buona compagnia ascoltando le parole dell’esperto di cybersecurity David Gubiani: se è vero che sono più di 12 milioni gli italiani che almeno una volta sono caduti nelle mani dei truffatori online, è oggettivamente consolatorio pensare che autentici colossi dell’economia si siano fatti fregare dai ricattatori dell’era digitale. Resta, però, un problema che occorre affrontare con una certa urgenza, e riguarda la capacità di tutti noi – cittadini, aziende, scuola, istituzioni – di dare forma e sostanza al concetto di “innovazione tecnologica”.
Gli interventi del rettore dell’Università di Genova Federico Delfino e dell’ammiraglio Piero Pellizzari, da questo punto di vista, così come la scelta del professor Paolo Fasce di fare partecipare al Forum una delegazione di studenti del Nautico, hanno avuto il merito di riportare la persona, le sue competenze, la sua capacità di aggiornarsi e non smettere di imparare, al centro del dibattito.
È vero: l’esperienza, la conoscenza dei nostri settori di riferimento, la dimestichezza con la quale ci rapportiamo con la routine del lavoro, sono fattori importanti, perché consolidano la nostra certezza di sapere fare bene una cosa. Ma spesso è proprio lì che si nasconde l’insidia. Altrimenti non si spiegherebbe, come ha raccontato Gubiani (seminando un po’ di sano panico in platea, va detto) come sia stato possibile hackerare una centrale nucleare in Medio Oriente disseminando gli uffici amministrativi di chiavette Usb infette.
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