Declassare le dogane liguri è un errore
Il sistema produttivo ligure si aspettava un rafforzamento, così la Liguria subisce anche l’isolamento immateriale
Giovanni Mari
La sede delle Dogane alla Spezia (foto d'archivio)
Genova – Alla fine, non è neanche il caso di scomodare le statistiche e i numeri per spiegare che declassare il sistema doganale ligure è un grossolano errore. Innanzitutto, perché la Liguria confina con uno stato estero, la Francia. Si dirà: con le regole comunitarie i controlli si sono notevolmente abbassati, ma allo stesso modo allora dovrebbe valere per le altre regioni confinanti con Stati esteri.
Soprattutto, però, il motivo sta nella valenza e nel ruolo dei porti liguri nel sistema economico italiano e persino europeo. Dai porti di Genova, Savona e La Spezia passa quasi la metà della merce destinata all’esportazione oppure all’importazione. Il 50%. Per questa ragione, per anni – anche se poi il discorso è stato rallentato – si è parlato di rafforzare quella pratica virtuosa dello sdoganamento a mare delle merci in arrivo via nave sulle banchine liguri. Era l’uovo di Colombo: se la merce viene “controllata” mentre è ancora sulla nave, mediante protocolli precisi, il processo è velocizzato e non si creano ingorghi a terra.
Tutto adesso sembra messo in discussione dalla semplice filosofia dell’operazione voluta dal ministero delle Finanze e dall’Agenzia delle Dogane. La parola declina esattamente l’impostazione: declassamento. Il sistema produttivo ligure si sarebbe aspettato un fenomeno esattamente opposto: un rafforzamento, un potenziamento. Il ministero dei Trasporti per ora è rimasto spettatore, promettendo attenzione. Ma la macchina è già in moto, forse alimentata da chi ogni giorno insuffla nella popolazione i concetti dei controlli odiosi, di uno Stato che non deve ficcare il naso nel business degli italiani.
La Liguria, così, rischia di finire ancor più isolata. Non basta la siccità infrastrutturale, non bastano le spallucce che Autostrade e Ferrovie fanno ogni giorno ai pendolari liguri e ai genovesi. Ora si affianca un isolamento anche immateriale, fatto di una Dogana più debole. Il tutto mentre chi dovrebbe decidere sembra non accorgersi del filotto che sta subendo la Liguria. Quello sì, isolazionista. Ma suo danno. Perché il tessuto regionale risulta indebolito e l’attrattività del territorio ne risente. Fatta questa premessa si potrebbero anche snocciolare i dati, ma è superfluo. Non eravamo sovranisti?
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