Venezia, via al piano per l’idrogeno: il porto diventa un hub nazionale
Il porto di Venezia produrrà idrogeno, nel quadro del progetto della Hydrogen Valley finanziato dal Pnrr e grazie alle procedure amministrative agevolate della Zona logistica semplificata - introdotte dalla legge Finanziaria del 2018
di Alberto Quarati
L'area del gruppo Sapio a Venezia dove sarà costruito l'elettrolizzatore
Genova – Il porto di Venezia produrrà idrogeno, nel quadro del progetto della Hydrogen Valley finanziato dal Pnrr e grazie alle procedure amministrative agevolate della Zona logistica semplificata - introdotte dalla legge Finanziaria del 2018, sette anni fa, e che secondo l’ultima indicazione del Comune di Genova dovrebbe essere operativa sotto la Lanterna il mese prossimo.
L’Autorità di sistema portuale di Venezia ha quindi firmato l’autorizzazione per realizzare un nuovo impianto per la produzione di idrogeno verde nello stabilimento del gruppo chimico Sapio, nell’area portuale di Marghera. La Sapio è un’azienda ultra centenaria (il suo nome origina dall’acronimo “Società anonima produzione idrogeno ossigeno”) con base a Monza, che con oltre 2.300 dipendenti in una decina di stabilimenti in tutta Italia produce gas per le lavorazioni industriali, mediche o alimentari (qualche esempio: ammoniaca, anidride solforosa, gas rari come neon, xenon o krypton, miscele per il confezionamento in area protettiva di carni o frutta). Nel sito di Marghera sarà quindi realizzato un elettrolizzatore, autonomo dai cicli produttivi dello stabilimento, alimentato da un impianto fotovoltaico e da altre fonti rinnovabili. La capacità nominale complessiva dell’elettrolizzatore sarà 4,6 megawatt.
L’obiettivo del progetto, che Sapio porta avanti con l’Autorità portuale, Eco+Eco (società della municipalizzata veneziana Veritas dedicata alla trasformazione dei rifiuti in energia) e Hydrogen Park (azienda veneziana nata su impulso della Confindustria per lo sviluppo dell’idrogeno) è fare di Marghera un hub dell’idrogeno: tramite una tubatura già disponibile, l’idrogeno prodotto potrà essere impiegato in usi industriali (riscaldamento ed energia elettrica per le tante industrie dell’area portuale lagunare); attraverso autobotti potrà essere distribuito per alimentare mezzi di piazzale, camion (nove stazioni di distribuzione in Veneto previste dal Pnrr), mezzi pubblici (in un raggio di 100 chilometri ci sono le principali rimesse dell’area) e magari un domani persino qualche nave con tecnologia apposita, oppure contribuendo ad alimentare l’elettricità di banchina che consente alle navi di spegnere i motori una volta in porto.
Il primo accordo tra i soggetti interessati è del 2021, l’autorizzazione arriva nel quadro delle procedure amministrative agevolate consentite sotto il regime della Zls. Da inizio anno, sono diverse le iniziative industriali promosse nel porto di Venezia per effetto della Zls (sostanzialmente, il vantaggio in questo caso sta nel l’accorpamento di diversi passaggi in ambito autorizzativo): il mese scorso Vezzani, società di riciclo di rottame metallico con base a Ovada, ha ottenuto una concessione di 25 anni per fare a Marghera un nuovo terminal auto, mentre la Cimolai di Pordenone (che per esempio ha realizzato la nuova Torre Piloti a Genova) ha richiesto un’area in concessione a Chioggia. E ancora la Siad di Bergamo, altro grande produttore di gas industriali, è vicina a chiudere l’accordo per produrre impianti, sempre nel porto veneziano.
Al contrario dei sovraffollati porti liguri, Marghera ha la necessità di ripopolare molte aree dismesse dall’industria pesante. Vuoti che però in Liguria sono presenti sul territorio, come evidenziato a Genova dagli spedizionieri con il caso della Valpocevera. «La Zls - ha spiegato Fulvio Lino di Blasio, presidente del porto di Venezia - è un acceleratore per i progetti di sviluppo».
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