Vado Ligure, il terminal cresce ma è allarme infrastrutture
Casciano: “Un terminal nuovo e all’avanguardia, con la flessibilità e la gestione informatizzata delle movimentazioni, è penalizzato dalle difficoltà che gli operatori hanno nel portare i carichi a destinazione una volta sbarcati dalla nave”
Giovanni Vaccaro
Il porto di Vado Ligure
Savona – Il primo trimestre del 2025 segna traffici in crescita, ma sul lungo periodo pesano le incertezze a livello internazionale. Nel terminal portuale Vado Gateway, con un sistema che può abbinare le funzionalità della piattaforma container, inaugurata alla fine del 2019, e del Reefer Terminal, storico punto di approdo delle merci refrigerate e della frutta, l’alternanza delle navi indica un movimento costante, anche grazie all’avvio di tre nuovi collegamenti settimanali. Una spinta decisiva è arrivata con l’alleanza Gemini Cooperation, costituita dalla joint venture fra i due colossi dei container, Maersk e Hapag-Lloyd.
Santi Casciano, l’amministratore delegato di Vado Gateway, struttura gestita in partnership da Apm Terminals e Cosco, lavora senza sosta viaggiando in tutto il mondo per stringere accordi e rafforzare il ruolo del terminal vadese nel Mediterraneo. «Le prospettive per il medio termine sono di moderato ottimismo – è l’indicazione che filtra dai vertici della società -. Per il proseguimento del percorso di crescita del terminal, molto dipenderà dall’evoluzione dei mercati e dalla situazione geopolitica internazionale in continuo mutamento». L’altalena dei costi dei noli dei container, ma soprattutto le incertezze nel Mar Rosso, legate alla crisi tra Israele e Palestina con le conseguenti minacce dei guerriglieri yemeniti, per far arrivare le navi dall’Estremo Oriente al canale di Suez, con la costosa alternativa della circumnavigazione dell’Africa, stanno mettendo a dura prova i manager che devono programmare l’attività. Ciononostante, a marzo il terminal ha registrato un nuovo record di container movimentati: 31.824 teu gestiti nel solo terzo mese, hanno staccato i 28.450 dell’agosto 2024, che rappresentavano il primato precedente. A terra, all’esterno dello scalo, resta ancora il freno delle infrastrutture insufficienti. Casciano lo ha detto chiaro: «Un terminal nuovo e all’avanguardia, con la flessibilità e la gestione informatizzata delle movimentazioni, è penalizzato dalle difficoltà che gli operatori hanno nel portare i carichi a destinazione una volta sbarcati dalla nave». Il riferimento, citato fin dalla sua nomina, nel dicembre 2023, è alle criticità della rete autostradale ligure e della ferrovia che deve travalicare le Alpi e l’Appennino per collegare le aree industriali e della logistica di Piemonte e Lombardia. sulla banchina la parola d’ordine è “ottimismo prudente”: «Un ruolo importante lo avranno il completamento e la realizzazione delle infrastrutture ferroviarie, marittime e autostradali sul territorio. Come l’ultimazione dei lavori di ampliamento e potenziamento del terminal ferroviario, l’entrata in funzione della nuova diga foranea di Vado, il progetto per la realizzazione del casello autostradale di Bossarino».
Quest’ultimo, dopo anni di attesa, ha incassato il via libera Valutazione di impatto ambientale: «Dopo questo passaggio – ha commentato Casciano - confidiamo che l’iter per i lavori proceda in maniera spedita, in modo che l’operatività quotidiana nostra e dei nostri partner possa beneficiare della sua entrata in funzione». Nel frattempo da gennaio ad aprile il terminal Vado Gateway ha attivato tre nuovi collegamenti. Il primo “decollato” il 10 febbraio è quello settimanale “TA6” con i porti del Nord America, utilizzando sette navi portacontainer con capacità da 6.700 a 7.200 teu, con partenze dal porto di Tangeri, per toccare i porti di Vado, Genova, nuovamente Tangeri, Newark, Norfolk, Baltimora, Charleston North e Savannah. Il 21 marzo è stata attivata la linea settimanale “WAF6” con i porti dell’Africa occidentale, serviti con quattro unità di capacità di circa 4.500 teu, con rotazione tra Vado, Tangeri (Marocco), Algeciras (Spagna), Tema (Ghana) e Apapa (Nigeria). Il terzo collegamento, partito lo scorso 11 aprile, è il nuovo ponte “AE11” con i porti dell’Estremo Oriente, impiegando 12 navi con capacità tra 15 e 17mila teu, con partenze settimanali da La Spezia e scali a Genova, Vado, Singapore, Shanghai (Cina), Yantian (Cina), Tanjung Pelepas (Malesia) e Tangeri (Marocco). Oltre alle linee fisse, il porto di Vado è utilizzato anche per “spot call”, ossia attracchi singoli in sostituzione di scali prefissati in altri porti, per ovviare a criticità del momento. È il caso dell’arrivo a Vado della “Cosco Nebula”, la più grande approdata alla piattaforma, dirottata dal porto del Pireo lo scorso 14 marzo a causa dell’intasamento delle banchine greche in quei giorni. La nave, 400 metri di lunghezza, portava ben 21mila teu e ne ha scaricati in due tornate oltre settemila. Grazie alla flessibilità del terminal vadese, si è alternata in banchina con la “Porto Cheli”, della Hapag-Lloyd, che ha portato altri 3.500 container. Per velocizzare le operazioni, il personale di Vado Gateway ha organizzato una spola tra la piattaforma e il vicino Reefer Terminal in modo da gestire al meglio gli spazi sulle banchine.
La società guidata da Casciano ha poi gestito anche alcune “spot call”: «A marzo abbiamo avuto anche le quattro toccate di navi Hapag-Lloyd per operazioni di “phase in/out” e una di Msc per sbarco di container di Maersk. Si tratta di “spot call” dovute sia a esigenze operative sia per gli elevati standard di efficienza che il terminal vadese è in grado di assicurare, grazie alle capacità dei propri operatori e alle dotazioni tecnologiche di cui dispone. Il “crane moves per hour” (Cmph, l’indice che delle movimentazioni effettuate da una singola gru di banchina in un’ora, ndr) ha registrato a marzo in media 28 contenitori ogni 60 minuti».
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