La lente dell’Avvocatura sui moli: in ballo l’azzeramento dei board | Il retroscena
Dopo la nomina da parte del governo, da Nord a Sud i commissari straordinari dei porti si sono trovati in una situazione di difficoltà, ossia quella di essere coadiuvati da Comitati di gestione a brevissima scadenza
di Alberto Quarati
La sede dell'Avvocatura generale dello Stato
Genova - Dopo la nomina da parte del governo, da Nord a Sud i commissari straordinari dei porti si sono trovati in una situazione di difficoltà, ossia quella di essere coadiuvati da Comitati di gestione a brevissima scadenza.
Come noto infatti, gli attuali commissari dei porti di Genova-Savona, La Spezia-Carrara, Livorno-Piombino, Bari-Brindisi, Taranto, Ravenna e Trieste sono in realtà presidenti in pectore, che diventeranno tali solo una volta ottenuto il via libera sulle nomine dalle Camere. Ma le commissioni parlamentari non voteranno finché i partiti non troveranno l’accordo sulle nomine per i presidenti dei restanti porti ancora senza vertice, ossia Civitavecchia, Napoli-Salerno, Palermo-Trapani, Cagliari e Venezia. Il tempo (si spera) di un’estate: trovato l’accordo, gli attuali commissari diventerebbero presidenti, con l’obbligo di legge (come spiegato qualche giorno fa al Secolo XIX dal commissario del porto di Genova, Matteo Paroli) di nominare un nuovo board.
Già oggi l’Avvocatura di Stato potrebbe però sciogliere il nodo: sul tavolo le opzioni sarebbero due. Una, è sostanzialmente andare avanti con la configurazione attuale, cioè con i Comitati di gestione attualmente in carica (composti dalla Capitaneria e dai rappresentanti degli enti locali), per poi nominare quelli nuovi quando i commissari diventeranno presidenti.
Ma nel caso di Genova e Taranto, i Comitati attuali sono già oltre i termini massimi del loro mandato (quattro anni più 45 giorni di prorogatio): chi deve sedersi quindi nel board? Il Comitato attuale, o quello nuovo già individuato ma non ancora nominato dall’Autorità portuale?
Opzione due: i commissari assorbono tutti gli altri organi dell’ente, board compreso, che è poi il caso previsto dalla legge di settore quando in porto viene nominata una figura commissariale per sistemare problemi di bilancio. Il nuovo board entrerebbe in carica solo nel momento in cui il commissario diventa presidente. —
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