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Rotterdam è al 10%

Trieste, su treno il 54% dei container. Ma molti scali europei sono in ritardo

Tra i grandi porti europei, Trieste è al primo posto in termini percentuali nell’utilizzo della modalità ferroviaria per movimentare i container, con il 54 per cento. Lo afferma il dodicesimo Rapporto annuale Italian maritime economy presentato da Srm

di Alberto Ghiara
2 minuti di lettura

Il porto di Trieste

 

Genova - Tra i grandi porti europei, Trieste è al primo posto in termini percentuali nell’utilizzo della modalità ferroviaria per movimentare i container, con il 54 per cento. Lo afferma il dodicesimo Rapporto annuale Italian maritime economy presentato da Srm, centro studi collegato a Banca Intesa, che ha puntato il faro sull’intermodalità mare-ferro. L’Unione europea ha fissato l’obiettivo del 30 per cento di shift modale su ferro entro il 2030 e del 50 per cento entro il 2050, ma sono ancora pochi in Europa gli scali attrezzati per superare questa soglia. «Trieste - afferma Antonio Gurrieri, commissario straordinario dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico orientale (che comprende Trieste e Monfalcone) - è già oggi oltre queste soglie. Sapevamo di avere numeri solidi sul trasporto merci via ferro, ma il confronto con altri porti europei dimostra quanto questo risultato sia rilevante anche in chiave internazionale. È un dato che rafforza il ruolo di Trieste e contribuisce a dare all'Italia una posizione più forte nel dibattito europeo sulla logistica sostenibile». Trieste, come spiega una nota di Srm, supera non soltanto la media italiana, ma anche molti grandi porti europei.

Fra gli scali del Northern Range il maggiore, Rotterdam, che movimenta 13,8 milioni di teu, ha una quota di ferroviario del 10 per cento (ma occorre tenere presente che c’è una parte consistente di intermodale su chiatta, anche se le ricorrenti siccità del Reno la stanno riducendo). Sempre in Europa settentrionale, superano già l’obiettivo 2030 dell’Unione europea Brema-Bremerhaven (46,4 per cento) e Amburgo (37,2 per cento). Nell’Europa mediterranea, riporta ancora lo studio di Srm, Valencia arriva appena al 7 per cento, scontando un forte ritardo della Spagna in questo settore dovuto anche al tradizionale scartamento dei binari con standard diversi da quelli del resto del Vecchio Continente, che finora ha costretto la merce a una rottura di carico al passaggio della frontiera con la Francia. Il governo di Madrid sta portando avanti un progetto per lo sviluppo di un Corredor mediterraneo con scartamento europeo, che colleghi tutti i grandi porti del Paese da Algeciras a Valencia e Barcellona con il centro dell’Europa, ma il programma è in ritardo e non ha ancora dato risultati significativi. Trieste primeggia in Europa e anche in Italia, dove soltanto uno scalo, quello della Spezia, ha superato l’obiettivo europeo: nel 2024 il porto del Levante ligure ha movimentato su ferrovia il 34 per cento della merce, dato salito al 37 per cento nel primo quadrimestre 2025. Più indietro il sistema portuale che riunisce Genova, Savona e Vado, dove nel 2024 ha viaggiato su rotaia il 15,4 per cento dei container, in calo rispetto al picco del 16,6 per cento del 2022. L’Authority spiega che «per raggiungere l’obiettivo di uno shift modale del 30 per cento entro il 2030 e migliorare le infrastrutture ferroviarie di ultimo miglio, tra gli interventi in cantiere particolare rilevanza rivestono l’attivazione del Terzo Valico e il nodo ferroviario di Genova». Intanto però il 2025 potrebbe segnare un ulteriore calo, visto che l’estate è cominciata con numerosi problemi sulla linea ferroviaria principale dal porto di Genova, quella con Milano. A causa dei lavori su un ponte sul fiume Po, a luglio la capacità della linea sarà ridotta a un solo binario, mentre per quasi tutto agosto sarà completamente inutilizzabile.

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