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il colloquio

Marina di Carrara, Andrea Ghirlanda: “Lo scalo cresce col sistema portuale, ma da 5 anni è senza dragaggi”

Il presidente di Assomarittima chiede di accelerare sulle opere e sul prp: “Vogliamo evitare che i pescaggi vengano ridotti da 10,50 a 9,30 metri”

Alberto Ghiara
3 minuti di lettura

Il porto di Marina di Carrara

 

Genova – Il volume dei traffici del porto di Marina di Carrara sta crescendo, ma lo slancio rischia di essere frenato dall’incubo dei mancati dragaggi. A lanciare l’allarme è Andrea Ghirlanda, storico presidente di Assomarittima, la locale associazione che riunisce agenzie marittime e case di spedizioni del territorio.

Andrea Ghirlanda

 

«Abbiamo problematiche sul discorso dragaggi», dice Ghirlanda. «In tempi non sospetti - racconta - avevo chiesto in Comitato portuale che si facessero i dragaggi ogni uno o due anni. Mi fu risposto che non era possibile. Adesso sono cinque anni che il fondale non viene dragato». Le conseguenze rischiano di ripercuotersi pesantemente sul piccolo scalo, che svolge un ruolo importante all’interno del sistema portuale del mar Ligure orientale.

«La Capitaneria ha intenzione di diminuire i pescaggi da 10,30 a 9,50 metri». Il limite ai pescaggi indica che non possono entrare in uno scalo navi la cui parte sommersa vada oltre quella profondità. Ridurre il pescaggio porta quindi a una riduzione della dimensione delle navi che possono essere ospitate, della loro capacità e quindi alla fine della quantità di merce che lo scalo può movimentare. Questa, se non si interviene, è anche la prospettiva per Marina di Carrara, come spiega il presidente di Assomarittima: «La riduzione del pescaggio prevista porterebbe a una diminuzione di 5-6.000 tonnellate della portata delle navi ammesse e così si creerebbero problemi con i contratti in essere. Noi non siamo d’accordo. Abbiamo chiesto di accelerare con l’iter dei lavori».

Il problema dei dragaggi non ha a che fare con l’incagliamento lo scorso 28 gennaio della rinfusiera Guang Rong, che dopo cinque mesi è ancora appoggiata a un pontile poco più a sud, a Marina di Massa, di fronte alle lunghe spiagge di sabbia. Per alcuni turisti stranieri è diventata addirittura un’attrazione e i chioschi di souvenir vendono i magneti con la foto della nave. Ma il relitto preoccupa comunque la comunità portuale, e non soltanto per gli inconvenienti che può creare all’economia balneare. Si tratta di un danno di immagine per l’attività mercantile che già sconta malumori nella cittadinanza: «Contrariamente a Genova dove il porto è cresciuto fin dai tempi antichi con la città, qui c’è una situazione di contrarietà verso lo scalo», ricorda Ghirlanda.

Assomarittima è una piccola associazione, proporzionata allo scalo. Ma il presidente è orgoglioso della sua indipendenza «sia dalla Spezia sia da Livorno, a differenza di quanto avvenuto altrove, dove ci sono stati accorpamenti a livello regionale, come in Puglia. Nel nostro piccolo vogliamo essere noi a decidere».

Su dieci realtà imprenditoriali del territorio, otto aderiscono all’associazione. Sei di queste svolgono attività sia di agenzia marittima sia di spedizionieri, come la Dante Ghirlanda, fondata nel 1949 dal padre di Andrea, che a sua volta vi è entrato a lavorare nel 1973, appena raggiunto il diploma all’Istituto nautico. Come Autorità marittima, il porto rientra nel territorio della Capitaneria di Livorno, mentre come Autorità di sistema portuale è accorpata alla Spezia. All’interno dell’Adsp, Assomarittima è rappresentata sia nella Commissione consultiva di Marina di Carrara sia nell’Organismo di partenariato, dove sono riuniti rappresentanti dei due scali del sistema. Ghirlanda ha vissuto il passaggio prima alle Autorità portuali con la legge del 1994 («il primo presidente, Franco Amidei, era uno dei nostri», cioè un operatore del porto, ricorda) poi alle Adsp con l’accorpamento alla Spezia.

«L’accorpamento lo abbiamo vissuto bene, perché con Livorno c’era antagonismo. Avremmo comunque scelto La Spezia, anche se poi la decisione è stata presa dal ministero sopra le nostre teste. Il connubio commerciale è valido. La Spezia movimenta soprattutto container e passeggeri, Marina di Carrara break bulk, impiantistica e acciaio. Sono possibili sinergie importanti perché le vocazioni sono diverse. La convivenza con La Spezia ha facilitato e rafforzato il traffico che avevamo, anche se non ne ha portato di nuovo». Su questo concetto Ghirlanda insiste. Il traffico dello scalo è cresciuto negli ultimi anni. Nel 2023 ha registrato un +38 per cento, passando da 3 a 5,4 milioni di tonnellate («quell’anno siamo stati il porto italiano con la maggiore percentuale di aumento») e nel 2024 ha tenuto un buon +8 per cento. Grazie anche al cocciame, le scaglie di marmo per la diga foranea di Genova, che ne richiederà due milioni di tonnellate, in parte movimentate al terminal Mdc e in parte da Fhp.

Negli ultimi anni il porto di Marina di Carrara si è arricchito di molti nuovi operatori. Sono arrivati Grendi, Tarros, la Dario Perioli all’Mdc Terminal e il fondo Fhp che ha rilevato la Porto di Carrara del gruppo Bogazzi. «Ci sono stati pochi spostamenti merceologici, ha portato qualcosa soltanto la Dario Perioli all’Mdc. Marina di Carrara ha dato al gruppo Grendi la possibilità di avere un terminal quando è andata via da Savona con l’arrivo di Maersk. L’attività è movimentazione di trailer che creano soltanto attività di sosta, è tutto transito. Il general cargo di Fhp esisteva già, però si è aggiunto un importante traffico di coils e lamiere». Ghirlanda rappresenta navi breakbulk e l’unica linea che raggiunge gli Stati Uniti ogni mese, con carichi Dalmine e Nuovo Pignone. «Tutte le altre sono tramp noleggiate da noi», specifica.

L’ipotesi di accorpamento con Livorno Ghirlanda la ritiene ormai tramontata. Giudica positivamente la nomina dello spezzino Bruno Pisano ai vertici dell’Adsp, anche per chiudere la partita del prp, ma avverte: «Il segretario generale dovrà essere toscano».

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