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Art, allarme della Uil: “Con le linee guida freno agli scali liguri”

Non si ferma il dibattito sull’Autorità di regolazione dei Trasporti (Art), che recentemente ha pubblicato la revisione delle proprie linee guida sulla portualità nelle quali - in attesa dell’intervento del governo sul settore - l’Authority rivendica un ruolo di grande centralità

di Alberto Quarati
2 minuti di lettura

Il porto di Genova

 

Genova - Non si ferma il dibattito sull’Autorità di regolazione dei Trasporti (Art), che recentemente ha pubblicato la revisione delle proprie linee guida sulla portualità nelle quali - in attesa dell’intervento del governo sul settore - l’Authority rivendica un ruolo di grande centralità, sino alla determinazione della durata delle concessioni.

Un ruolo ribadito dalla stessa Autorità anche sul Secolo XIX, che tuttavia ha raccolto le perplessità delle Autorità portuali (Adsp), dei terminalisti, della Confindustria: il timore è quello di una sovrapposizione e confusione dei ruoli tra Art, ministero e le stesse Adsp. Un tema ripreso anche dalla Uiltrasporti Ligure, mentre gli esperti del settore avvisano che ad oggi l’indefinitezza della legge dà all’Art la possibilità di intervenire in ogni ambito del settore trasporti. Roberto Gulli, segretario regionale della Uiltrasporti Liguria, spiega come «il compito dell’Art di garantire trasparenza e concorrenza è riconosciuto, ma si sovrappone con quello dell’Autorità di sistema portuale. Con il risultato che queste modalità operative stanno generando incertezze, ritardi, sovrapposizioni istituzionali e un clima che scoraggia gli investimenti. Nei porti liguri - continua Gulli - le linee guida elaborate dall’Art, che hanno un’impostazione più vicina alla logica autostradale che alle reali esigenze del settore portuale, stanno creando gravi criticità. I procedimenti concessori si allungano, gli investitori restano in attesa e la competitività dei nostri porti si indebolisce rispetto ai principali scali europei, limitando di conseguenza anche possibili assunzioni o chiamate per le compagnie portuali».

Anche il sindacato denuncia l’assenza di un chiaro coordinamento tra Art, ministero e Adsp: «Questa sovrapposizione istituzionale sta alimentando una spirale burocratica, che finisce per penalizzare le imprese e i lavoratori portuali della Liguria andando anche ad incidere sullo sviluppo dell’indotto generato dalle attività portuali». In un momento in cui - come segnalato dal presidente della Federagenti, Paolo Pessina - i porti del Nord Europa sono in difficoltà per via di un forte congestionamento dei traffici e da problemi di logistica dovuti alla secca dei fiumi che limita il trasporto su chiatta - il rischio è che gli scali italiani non riescano a cogliere l’opportunità a causa di un «modello burocratico distante dalle esigenze del territorio. Chiediamo alle istituzioni di intervenire con urgenza per ridefinire i ruoli e le competenze, garantendo alle Autorità portuali la piena autonomia nelle concessioni, nel rispetto della normativa vigente, ma senza inutili appesantimenti che bloccano lo sviluppo». Del resto, l’Art non fa che esercitare le sue prerogative nel contesto di un vuoto normativo.

La questione è evidente anche sotto un profilo particolarmente sentito dalle aziende: quello del contributo obbligatorio in favore dell’Authority da parte dei soggetti monitorati. Come ha spiegato bene Carlo Solari, avvocato di Lca Studio Legale nel corso del convegno organizzato dalla sezione Trasporti di Asla la scorsa settimana a Milano, è proprio l’indeterminatezza che si è creata con il Decreto Genova del 2018, che sostanzialmente estende il diritto dell’Art a chiedere il contributo «a tutti gli operatori economici operanti nel settore del trasporto e per i quali l’Autorità abbia concretamente avviato l’esercizio delle competenze o il compimento delle attività previste dalla legge». Posizione rafforzata da due sentenze del Consiglio di Stato che nel 2021 hanno definito, dice Solari, «l’approccio pan-contributivo dell’Art. Tanto che oggi qualunque soggetto che si occupa di trasporti teoricamente potrebbe essere tassato». —

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