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Banchine e carte bollate

Guerra legale fra terminal a Genova, Paroli alla ricerca della mediazione

Primo incontro ufficiale ieri mattina tra il commissario dei porti di Genova e Savona, Matteo Paroli, e i rappresentanti dei sindacati confederali Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti. Sul tavolo i vari dossier aperti nel sistema portuale, a partire da quello più scottante

di Alberto Quarati
3 minuti di lettura

Una nave del gruppo Hapag Lloyd, azionista di Spinelli, al terminal Sech controllato dal gruppo Psa

 

Genova - Primo incontro ufficiale ieri mattina tra il commissario dei porti di Genova e Savona, Matteo Paroli, e i rappresentanti dei sindacati confederali Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti. Sul tavolo i vari dossier aperti nel sistema portuale, a partire da quello più scottante, ossia la situazione del terminal Spinelli: la concessione dell’infrastruttura è stata annullata dal Consiglio di Stato, e attualmente l’azienda opera sotto la proroga al 30 settembre di una concessione-ponte rilasciata a marzo dall’Autorità di sistema portuale.

Il terminal Spinelli, partecipato al 49% dal gruppo Hapag Lloyd, attualmente è in attesa della riedizione della concessione (l’istanza è stata presentata lo scorso ottobre, pochi giorni dopo il pronunciamento dei giudici amministrativi) da parte dell’Autorità di sistema portuale, per conformarla ai contenuti della sentenza del Consiglio di Stato. In ballo, su ricorso della Spinelli, ci sono ancora due sentenze della Cassazione (per il mancato requisito minimo di motivazione) e del Consiglio di Stato (revocazione della sentenza che annulla la concessione). Se l’Authority procederà alla riedizione della concessione (l’istruttoria è in corso), la situazione per il terminal Spinelli, con i suoi 170 dipendenti in porto e 700 nell’intero gruppo - è destinata a stabilizzarsi.

E questo senza bisogno del decreto Infrastrutture, visto che alla fine quella di Spinelli risulta e risulterà la concessione più conforme al Piano regolatore, a differenza di altre presenti nel porto di Genova, che rispetto al 2001 hanno dovuto modificare l’uso delle proprie banchine per mantenersi competitive sul mercato (e che in effetti possono beneficiare del salvagente del decreto). Gli atti formali tuttavia difficilmente potranno stemperare il “clima frizzantino” nel porto di Genova, secondo la definizione del viceministro Edoardo Rixi: la sentenza del Consiglio di Stato su Spinelli nasce da un ricorso del vicino terminal Psa Sech del 2020, in una temperie in cui si stavano concretizzando i fatti che hanno portato all’inchiesta per corruzione in porto e al patteggiamento di Aldo Spinelli e dell’allora presidente dello scalo, Paolo Emilio Signorini. Il gruppo Psa ha già fatto ricorso al Tar contro la concessione-ponte di Spinelli pochi giorni dopo che questa era stata deliberata dall’Autorità portuale, e i segnali informali che arrivano dalle banchine indicano che la tensione fra terminalisti è molto alta.

Una situazione che Paroli adesso vorrebbe provare a stemperare, portando le parti al tavolo del dialogo, provando ad analizzarne gli interessi e cercare un punto di caduta per favorire un ritorno alla convivenza pacifica tra le banchine del porto.

Non è stato questo l’unico argomento trattato nella riunione: parlando al coordinatore regionale Porti e mare della Cgil, Enrico Poggi, al segretario regionale della Fit Cisl Mauro Scognamillo e al segretario responsabile per il porto di Genova della Uiltrasporti, Duilio Falvo, Paroli ha esordito parlando di Paolo Piacenza, segretario generale dell’Autorità di sistema portuale, che come emerso martedì risulta coinvolto proprio nel filone-bis dell’inchiesta sulle tangenti in porto, ricordando la difficoltà di questo ruolo, dove è facile finire sotto la lente della magistratura, che farà ovviamente le sue determinazioni.

Fra gli altri temi toccati, quello delle assunzioni bloccate in Autorità portuale: l’ente è in attesa di un rinforzo di 81 persone, ma il ministero dei Trasporti ha bloccato la pratica. Non si tratta di una scelta definitiva, ma, ha spiegato il commissario, il via libera da Roma arriverà solo nel momento in cui gli attuali neo-commissari delle Autorità portuali saranno nominati presidenti: questo dovrebbe avvenire a partire dalla prossima settimana, quando nelle commissioni parlamentarsi dovrebbero riprendere le votazioni sulle nomine dei presidenti.

Un aspetto, quello del passaggio dei commissari a presidenti, che come ricordato da Paroli diventa importante anche sotto il profilo del futuro Piano regolatore del porto: un altro atto per cui è necessario un vertice dello scalo nel pieno dei suoi poteri e con una prospettiva di governo pari ad almeno quattro anni, e che si ricollega nuovamente anche all’attività dei terminalisti e ai rapporti tra le varie imprese.

I sindacati hanno ripreso questioni rimaste da tempo sospese, non solo il caso Geam ma anche la realizzazione del punto di primo soccorso in porto e dunque la sicurezza in banchina, ribadendo l’importanza del modello organizzativo del lavoro con la Culmv al centro (diverso da quello livornese, da cui Paroli proviene, in cui come fornitori di manodopera operano più soggetti). Il commissario ha insistito sulla necessità di riportare lo scalo di Genova e Savona a un ruolo centrale in Italia, messo oggi in ombra dall’inchiesta e dalla stagione dei commissari.

Ragionamento esteso anche ad Assoporti, che con la maggior parte degli scali commissariati avrebbe faticato negli ultimi tempi a mantenere la sua funzione di collegamento tra lo Stato centrale e i cluster portuali sul territorio. —

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